Germania – Italia 1-2

Ne potevamo fare di più, ne potevamo prendere di più. Non conta, a livello di gioco abbiamo ancora una volta SURCLASSATO i tedeschi. Tattica, tecnica, classe, esperienza: prego, ripassare tra due anni e ritentare di nuovo; magari sarete più fortunati (ma anche no).

La Germania faceva paurROTFL! LI BATTIAMO SEMPRE.

Nota: il rigore non c’era, in compenso il campo era cosparso di vaselina. Meglio per i tedeschi (igh igh igh).

 

Buffon, 8: para, eccome se para. Solo una volta si fa aiutare da Pirlo, ma comunque para.

Balzaretti, 6: fuori posizione, sul piede sbagliato, non può fare chissà che. In difesa è attento, anche se nei primi minuti rimane un po’ troppo avanti. Nel finale fa due diagonali da antologia, che Sacchi gli bacerebbe gli scarpini.

Barzagli, 8: Gomez è il giocatore perfetto per essere marcato da lui. Mettergli un centravanti fisico contro significa fargli un piacere. Nel secondo tempo gli capitano invece tutti i nanetti, che però gli girano bene al largo.

Bonucci, 7: sporca tutte le palle che gli capitano nei pressi, ed esce bene a chiudere sulle cappellate di Chiellini. Di testa si rivela insuperabile e su Klose, il cliente peggiore che possa capitare ad un difensore longilineo, non sbaglia nulla.

Chiellini, 6: sufficiente solo perché sul contrasto è sempre fra i migliori, ma anche come terzino rivela che il suo senso della posizione è pessimo, così come la scelta di tempo. Dalle sue parti Boateng avanza e fa quasi quel che vuole. Nel secondo tempo Reus parte umiliandolo, poi il nasone nazionale cresce parecchio, in concomitanza con la fine del fiato. Quando non si può muovere, tiene posizione e non sbaglia più.

Marchisio, 6: il peggiore in campo per l’Italia del primo tempo, troppa confusione e poco supporto ai reparti. Dopo le corse infinite con l’Inghilterra forse è un po’ in debito d’ossigeno e di lucidità. Nella ripresa sale su di giri e soprattutto in copertura non sbaglia molto. Sul suo voto pesa tantissimo l’egoismo dell’occasione sprecata col suo tiro, quando Di Natale per ben due volte, e per lunghi secondi, si era smarcato liberissimo davanti la porta.

Pirlo, 7,5: crea, scherza, irride e si permette anche di parare un pallone in porta. Che deve farvi di più, pulirvi casa? Alla fine non ce la fa più col fisico, probabilmente perché v’ha pulito anche casa.

De Rossi, 10: dove c’è un buco, c’è lui. Gioca come interno, come mediano, come ala sinistra e come terzino sinistro quando Chiellini va in bambola (una volta ogni 2 azioni, in pratica). E’ spiritato ed in trance agonistica.

Montolivo, 7,5: OMMIODDIO, Montolivo che corre, contrasta, fa fallo, prova il tiro da lontano e cerca un assist difficile senza paura di quel che potrebbe succedere in caso d’errore. La sua migliore partita di sempre in nazionale, e forse non solo in nazionale.

Cassano, 7,5: tocca mezza dozzina di palloni, ne tira fuori un assist riuscito, due assist buttati al vento dai compagni, un gran tiro in porta da lontano. Tecnicamente è fuori dalla portate di qualsiasi tedesco. Ozil sarà anche il trequartista titolare del Real Madrid, ma i piedi di Fantantonio sono di un altro livello.

Balotelli, 8: due gol in un tempo contro la Germania, favorita per la vittoria finale. Serve altro? Prende un’ammonizione stupida, ma recupera ampiamente quando per ben due volte va a contrastare dietro la linea di centrocampo. In avanti fa a sportellate con i lungagnoni tedeschi, che reggono nel fisico, ma non nella potenza e soprattutto nella tecnica. Ne impegna sempre almeno due.

Sostituzioni:

Diamanti, 6: non di più perché è poco incisivo, ma quando e dove serve c’è. L’agonismo ce lo mette, la corsa pure, prova anche a turlupinare Neuer con un pallonettone da centrocampo. Ruota di scorta di lusso.

Di Natale, 6: lui c’era, la posizione in avanti ha dato non poco fastidio ai lungagnoni della difesa teutonica. Di suo ci mette un equilibrio approssimativo (peraltro condiviso coi compagni), ma di certo l’occasione migliore la perde per colpa di un troppo egoista Marchisio.

Thiago Motta, 6: per ora, la sua migliore partita. Dietro c’è, ed è anche fra i meno disordinati. Fa anche sentire il fisico quando serve, ed essendo più fresco fa ripartire l’azione più lucidamente di altri. Dimostra di essere una riserva affidabile, ma una riserva.

 

Questo estratto è di una bellezza insostenibile. Adoro quando scopro che qualcuno ha già detto in maniera sublime quello che penso. Ecco perché citare non è segno di erudizione ma di modestia: va riconosciuto che c'è spesso probabilmente qualcuno che ha scritto in maniera egregia ciò che si sostiene. Le parole proprie non sono sempre il meglio.

INDIFFERENTI

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci, "La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

Il discorso che fa V in V for Vendetta (noto fumetto di Alan Moore) è un concentrato di ideologia anarcorivoluzionaria, ma con una bella dose di intelligenza. Insomma non l’anarchia degli adolescenti folgorati dalla voglia di ribellione, nè la stupidissima anarchia di qualche punk deficiente e alcolizzato. Questo è il discorso, messo in bocca ad un personaggio fittizio che gioca ad interpretare dio come se fosse un datore di lavoro, di uno che qualche libro l’ha letto. E capito. Onore ad Alan Moore.

In aggiunta alle immagini di Lloyd fa un effetto decisamente maggiore, chi può e vuole lo compri 😛

Immagino che vi stiate domandando perché vi ho convocati questa sera.
Bé, il fatto è che ultimamente non sono molto soddisfatto delle vostre prestazioni. Vi siete un po’ lasciati andare sul lavoro e, bé temo che ci sia il rischio che vi dobbiamo licenziare.
Oh, lo so, lo so, è da un pezzo che siete con la società. Da quasi… vediamo, da quasi ventimila anni. Come passa il tempo. Sembra solo ieri. Ricordo il giorno in cui foste assunti. Ingenui e nervosi, scendeste dagli alberi stringendo un osso nei pugni pelosi.
"Che cosa devo fare, signore?" domandavate, lamentosi. Ricordo le mie precise parole: "Laggiù c’è una pila di uova di dinosauro" dissi sorridendo paternamente, "Comincia a succhiare, giovanotto".
Ne è passato di tempo da allora, vero? Sì, sì, lo so che non avete mai perso un giorno di lavoro. Siete stati dei dipendenti bravi e fidati. E poi, non crediate che mi scordi delle vostre ottime note personali, né di tutte le ottime cose che avete fatto per la società.
Il fuoco, la ruota, l’agricoltura… un elenco davvero impressionante, vecchio mio, non c’è dubbio.
Però… anche noi abbiamo avuto i nostri problemi, da questo non si scappa. E ora vi dirò da cosa nascono, secondo me, questi problemi. Si tratta della vostra indisponibilità a farvi strada nella società, a farvi carico di responsabilità vere, di essere autonomi. Dio sa che le occasioni non vi sono mancate. Vi abbiamo offerto più di una volta una promozione ma voi avete sempre rifiutato. "Non ce la farei, capo" piagnucolavate, "conosco i miei limiti".
Siamo franchi; questa è cattiva volontà, no?
Riposate da troppo tempo sugli allori, e questo comincia a vedersi sul lavoro. E anche, lasciatemelo dire, in tutto il vostro comportamento.
Sono al corrente dei costanti litigi in fabbrica e anche dei recenti episodi di teppismo in mensa. […]
 Mi dicono che non riuscite ad andare d’accordo col vostro coniuge, che gridate, che litigate, si parla anche di violenza. […]
Insomma, così non va! E se la qualità del lavoro è calata non serve imputarlo alla direzione, anche se bisogna ammettere che la direzione è pessima. Anzi, senza peli sulla lingua, la direzione è inetta. Una serie di pazzi, truffatori e cialtroni ha preso una serie di decisioni catastrofiche, questo è indiscutibile, ma chi li ha eletti? Voi! Voi li avete eletti!
Voi avete permesso loro di decidere per voi!
Sarà anche vero che chiunque può sbagliare ma continuare per secoli a commettere gli stessi errori micidiali mi sembra perverso.
Voi avete incoraggiato questi incompetenti in malafede che hanno portato alla rovina la società.
Voi avete accettato supinamente i loro ordini insensati.
Voi avete permesso loro di riempire la fabbrica di macchinari pericolosi e mai collaudati.
Avreste potuto fermarli. Sarebbe bastato dire "No", siete degli smidollati, non avete orgoglio. Non siete più utili alla società. […]
Questo è tutto. Potete tornare al lavoro. I programmi normali riprenderanno al più presto.

Grasse risate

Commento estemporaneo ad una frase di un articolo che mi è capitato di leggere sull’ "Espresso" di questa settimana. Nell’articolo dedicato alla situazione politica nello stretto compare in grassetto, vicino ad una foto, la presunta dichiarazione di Enrico Letta, una delle menti principali del Partito democratico, che direbbe "Se Casini va con Berlusconi il PD è finito".
Ora… a me ‘sta cosa fa tanto ridere.
Mi chiedo dove sia stato Letta in questi ultimi anni, giusto tre lustri per non esagerare. Casini con Berlusconi! E chi mai poteva immaginarselo?!?! No, dico… CHE SORPRESA. Come si può mai pensare che Pierferdinardo "Io C’entro" Casini possa mai associarsi con Berlusconi. E’ una cosa chiaramente fuori dal mondo. Sono stati nella stessa coalizione solo dal 1993 al 2007. Chi mai avrebbe potuto immaginare che i due potessero avere qualcosa da spartire in ambito politico? Non so se si è capita l’ironia.
Che l’idea di Casini di presentarsi solitario alle ultime elezioni fosse un esperimento credo l’abbiamo scritto tutti i giornali della penisola, probabilmente forse anche Letta se n’è accorto, ma a giudicare dalle dichiarazioni sopra riportate non si sa mai…
Casini cercava "il botto", pensando "se mi va bene prendo il 10% e divento l’ago della bilancia, se mi va male torno a casuccia mia, da papà Silvio che m’ha trattato sempre bene". Il botto non l’ha fatto (o meglio la debacle della sinistra ha impedito che lui contasse qualcosa) e quindi ora da brava pecorella torna all’ovile.
E fin qui nulla di strano. Tranne che per Letta, che poverino proprio non se l’aspettava. Lo immagino la mattina tutto estasiato di fronte all’alba a meravigliarsi perchè "dopo il buio è tornata la luce… UAU".
La parte eccezionale arriva dopo. Innanzitutto quando dichiara che il PD sarebbe finito senza Casini. A me sembrava che negli ultimi anni circa la metà degli italiani avesse votato Berlusca e il suo carrozzone (comprensivo di Pierferdi) e l’altra metà i vari Ulivi, Unioni, Progressisti e altre sigle varie. Addirittura in due casi un certo Romano Prodi (sempre sia lodato) aveva anche battuto l’allegra combriccola di idioti centro-destrorsi. E ora invece? Ora, col potentissimo Partito Democratico, nuova realtà, acclamato dalle folle, che finalmente ha rotto con la tradizione, che guarda al futuro etc etc… senza UDC si perde. Cioè non solo questo partito non riesce a fare gli stessi risultati delle coalizioni precedenti, ma va anche decisamente peggio. Bello, molto bello. E qual è la soluzione secondo Letta? A giudicare dallo stesso articolo dell’ "Espresso" la panacea sarebbe "trovare immediatamente convergenze con l’UDC". EVVAI!
Allora non era un’impressione. Letta non vuole proprio crederci che Casini sia di centrodestra. O forse lo sto sottovalutando. Letta sa benissimo che Casini non è di sinistra, ma semplicemente neanche il PD lo è. O ancora meglio: non aspira ad esserlo. Dialogo di qui, dialogo di là, slogan, fasi fatte, idee poco più che zero e che arrivano sempre dai soliti "tecnici" di partito (che purtroppo non si fila nessuno) servivano a farci capire questo. Il Partito Democratico non è di sinistra. Ma non "comunista" o "bolscevico", men che meno socialista, socialdemocratico o social-liberale… non è proprio di sinistra. A livello dei democratici americani, meno dei laburisti inglesi. Sono proprio felice di averlo capito, grazie Enrico!

P.s.=spero proprio che le convergenze con Casini non si trovino. Già il PD così è tutto tranne che laico, immagino "convergendo" cosa potrebbe succedere. Brrr, che paura. Meglio non pensarci. Di buono c’è che a sinistra del partito veltroniano stanno ancora peggio, oltre la soglia del ridicolo. E a differenza degli ex ulivisti loro sono felici nella loro deficiente beatitudine.

Puntata di Studio Aperto

Ok, la notte farei meglio a dormire, invece che chattare. Sono d’accordo.

[00:38:39] <Abulafia> ma non lo sa il clima che uno sbalzo sopra i 5° fa male?
[00:38:44] <Abulafia> non lo sente studio aperto?
[00:38:45] <Abulafia> eh?
[00:38:46] <Abulafia> EH?
[00:38:49] <Abulafia> e che cazzo.
[00:39:05] <Fab`> ahahahah
[00:39:06] <Abulafia> e poi i vecchietti muoiono.
[00:39:11] <Abulafia> e le veline vanno in giro nude.
[00:39:19] <Abulafia> e gli extracomunitari ci ammazzano tutti.
[00:39:23] <Abulafia> tette.
[00:39:24] <Abulafia> culo.
[00:39:27] <Abulafia> berlusconi è dio.
[00:39:28] <Abulafia> culo.
[00:39:30] <Abulafia> fregna.
[00:39:36] <Abulafia> prodi fa i sorchini ai comunisti.
[00:39:42] <Abulafia> velina. fregna. tettona.
[00:39:47] <Abulafia> pubblicità.
[00:39:53] <Abulafia> non ci sono novità, vi lasciamo a studio sport.

L’età dello schifo.

Chi per sua sfortuna mi incontra sui server IRC sa che non sono tenero nei giudizi nè nelle parole. E sa anche che uno dei miei argomenti preferiti è quello di denigrare pesantemente ogni qual volta sia possibile quella che io ritengo "la cafonaggine". Intendiamoci, sono tutto tranne che un esteta o un benpensante, nè (vade retro!) un bigotto. Non mi dà fastidio il turpiloquio, non mi dà fastidio una sana bestemmia (ma neanche quelle insane mi disturbano più di tanto).
Non credo che sia particolarmente volgare la pornografia e non ritengo i fratelli Vanzina due cineasti da condurre al rogo.
Come sanno quelli citati in precedenza, per me la libertà di parola è una delle poche cose veramente sacre. Anche perchè le parole sono solo parole, i significati ce li buttiamo dentro noi.
C’è una cosa che invece proprio non sopporto e spesso mi provoca incredibili sommovimenti del fegato e poco sommesse esplosioni di bile: l’ostentazione del brutto. Spacciato per bello solo perchè costa.
In poche parole la moda.
La moda in senso di vestiario, nel senso di costume, di riti sociali, di auto, di musica, di film, di quello che secondo i telegiornali fa grande l’Italia, secondo i moralisti ci rende uguali ai neoarricchiti delle mafie russe e secondo gli analisti finanziari nel giro di 30 anni ci renderà un bocconcino (economico) per i cinesi, che sono abbastanza arretrati per riuscire a combatterci sui nostri stessi settori (gli altri paesi industrializzati no, hanno dimenticato quel che facciamo per lo meno mezzo secolo fa…).
Odio i S.U.V. (macchinoni insulsi, brutti, assolutamente inadatti al loro scopo originario e quindi inutili, dannosi in senso ecologico, spaziale e troppo spesso fisico).
Odio il lusso fine a se stesso, brutto e senza qualità tecniche o artistiche. Un bell’orologio è bello, un orologio preciso al nanosecondo è bello, un orologio artistico è bello, un orologio fatto d’oro e diamanti è cafone.
Odio Montezemolo, Briatore, Studio Aperto, Lucignolo, i Reality, i personaggi dei reality, le trasmissioni sui reality, le trasmissioni non sui reality, ma con i personaggi sui reality. Non perchè siano trasmissioni o personaggi particolarmente peggiori della media o particolarmente indegni di vivere, ma perchè sono cafoni. E neanche solo perchè sono cafoni, ma perchè la loro cafonaggine giustifica l’inutilità della loro vita, le loro malefatte, la loro inadeguatezza alla civiltà. Sembrano tutti degli Joe Zasa di Puziana (nel senso di Mario Puzo) memoria. E non solo per la cafonaggine.

A questo proposito voglio ricordare qualche passo dei "fatti nostri", rubrica settimanale tenuta da Giorgio Bocca su "il venerdì" de "La Repubblica", in particolare quelli dell’ultimo numero del 27 Giugno 2008.

[…] Quando leggo o vedo in televisione le cronache della ricchezza e dello spreco contemporanei provo, […] più che un rifiuto morale, o, assieme ad un rifiuto morale, un rifiuto estetico. Per questo si ruba e uccide? Per passare una sera nel privée di un club da miliardari, mandando giù droga e Dom Perignon? Per andare alle nozze lussuose del padrone del Billionaire […] ?
Ma sì, non facciamo dell’austerità una questione morale, accontentiamoci di farne una questione di buon gusto. Rubare, uccidere, fare strage d’operai o d’immigrati, per una notte cafona sulla Costa Smeralda? […]
Un incanagliamento generale.
Forse è il caso di rivolgersi più che agli uomini di buona volontà , a quelli di buon gusto, forse è il caso di tornare a scrivere sulle buone maniere, sulla buona educazione, sui buoni costumi, invece che seguire il tanto peggio tanto meglio, la bassa pornografia, l’indigestione sessuale.
Forse si dovrebbe pensare anche a una Chiesa riformata, e non succube, come tutti, della ricchezza e dei suoi miti.
Molte sono le amarazze e pochi i vantaggi della vecchiaia, ma uno che val la pena di provare è quel minimo di distacco e magari disgusto per la volgarità. L’Augusto più ammirevole è quello che nel Palatino si ciba di fave e di cicoria, da vero padrone del mondo.

P.s.= il mio "odio questo e quello" è un’iperbole. Se qualcuno non ci arriva non è colpa mia. Presto un post (brevissimo, penso) anche sull’argomento "odio".

Elezioni Politiche 2008 – Ma che bel macello

E anche questa è passata. Ci toccano cinque anni di Berlusconi, se ci va bene e non diventano 12 con la sua eventuale e a tratti probabile elezione a Presidente della Repubblica.
Durante questi (pochi) mesi di campagna elettorale qualcuno ha creduto, sperato, pensato che la destra avesse potuto perdere. I più smaliziati nei loro più rosei sogni e nelle loro più ardite congetture si sono limitati a sperare che almeno al senato la sinistra riuscisse a perdere con onore, finendo così col poter dare un minimo di battaglia parlamentare. Nulla di tutto questo è accaduto. Berlusconi e la sua armata di post-fascisti, clericali da copertina, qualunquisti, ignorantoni e soprattutto settentrionali scontenti (giustamente?) ha stravinto su tutta la linea, annientando "i comunisti", annichilendo il socialismo e liquidando il Partito Democratico senza alcuno sforzo. L’unico colpo a vuoto per l’ex Casa delle Libertà è la crescita dell’Italia dei Valori di Di Pietro, che non faccio fatica a pensare diventerà il nuovo bersaglio della destra.
Il panorama politico dopo queste nuove elezioni è sensibilmente mutato e ha dimostrato come una coalizione coesa almeno all’apparenza non abbia da recriminare nulla nei confronti di una legge elettorale incredibilmente vituperata dal governo precedente, come se fosse la causa di tutti i mali. Ovviamente si poteva intuire che i problemi vengono quando non si hanno i voti e non dal sistema elettorale…
E da questo si può partire con una infinita serie di critiche alle sinistre che, essendo arrivate ad una così vistosa debacle, non hanno scuse nè appigli. Ma non tutte le formazioni allo stesso modo.
Infatti nonostante tutto si può dire che mentre la sinistra cosiddetta "radicale" ha subito un crollo inimmaginabile e perentorio, il PD ha retto. Non ha guadagnato, non ha stupito, non ha illuso, non ha fatto nulla di nuovo, ma almeno ha convinto quelli che già l’avevano votato sotto altre forme nelle passate elezioni. Questo però non rende esente da qualche colpa il Partito Democratico.
Innanzitutto l’obiettivo dichiarato di Veltroni e seguito era quello di accaparrarsi quanti più voti "centristi" (o moderati che dir si voglia) possibile, anche a scapito di perdere parte dell’appoggio dei più sinistrorsi.
L’obiettivo in questo caso si può dire completamente fallito.
Se qualche voto centrista è stato preso dalla coalizione è andato sicuramente all’Italia dei Valori di Di Pietro e non agli eredi dell’Ulivo. Invece, nonostante tutto, è stata la parte più a sinistra del Paese a votare il Partito Democratico, abbandonando la Sinistra Arcobaleno e le altre formichine della sinistra radicale. Tale risultato non può che non essere visto come un errore da parte di Veltroni: puntare tutto sul centro, rendersi "cattolici", far scappare gente come P.Odifreddi pur di tenersi buona la Binetti, sono state operazioni che non hanno avuto alcun riscontro pratico. Dal centro non è arrivato nulla di nulla. Forse puntando poco di più a sinistra (e intendo veramente poco, anche solo di facciata, anche solo un accenno) avrebbe portato ancora più voti. Dico questo perchè è palese che gli elettori di sinistra in questa tornata elettorale non avevano alcuna voglia di votare SA e partitucoli vari. Un PD poco meno clericale (insisto col dire che quel poco va inteso "ai minimi termini) probabilmente avrebbe ancor di più ammazzato i partiti alla propria sinistra, recuperando ancora qualche punto percentuale. Sarebbe stato poco ed inutile ai fini del risultato finale ma, fatemelo dire, almeno avrei saputo chi votare. E come me tanti che cercavano disperatamente una sinistra.
Ebbene sì, la ricerca era disperata.
Il PD infatti come già ribadito ha puntato solo al centro, trascurandoCI in lungo e in largo, ma la sinistra ormai extraparlamentare non ha sicuramente attirato nessuno di quelli che si sentivano "persi" dalla mancanza di un partito dichiaratamente di sinistra come lo erano i DS.
Queste sinistre fuori dall’Ulivo hanno mostrato tutte le loro pecche e anche di più: sono partiti che vivono quando va bene negli anni ’50 del secolo scorso, quando va male sono rimaste alla seconda metà del 1800; sono partiti che non hanno la più pallida idea di cosa interessi alla gente, a qualsiasi fascia della gente, non solo a quella "folla manzoniana" che tanto a sinistra piace vituperare (il più delle volte giustificatamente); sono partiti che hanno perso ogni pragmaticitià, ogni capacità di proporre praticamente qualcosa. Sono buoni solo a protestare, a dire di no, a chiedere (o sarebbe meglio dire "esigere", visto l’atteggiamento) provvedimenti irrealizzabili, utopici, strampalati o semplicemente stupidi. L’adeguamento dei salari all’inflazione (che una volta si chiamava "scala mobile") è uno degli esempi di questa politica suicida: è un provvedimento che è stato già in vigore in Italia (e non solo) per lunghi anni e che non ha mai portato a nulla di buono, ma anzi ha creato il famoso "circolo vizioso" che ha portato l’Italia degli anni ’80 ad avere inflazioni degne dei paesi del Sud America, nonchè un debito pubblico che sarà la nostra croce ancora per decenni. E tale disastro veniva proposto questi mesi come la panacea alla famosa sindrome "dell’ultima settimana del mese"…Qui non si sfiora il ridicolo, lo si sorpassa tutto. Infatti la gente di sinistra ha preferito votare Veltroni che quest’accozzaglia di immonde proposte e insopportabili veti a qualsiasi voce di nuova legge.
La Sinistra radicale ha perso due delle sue componenti: la gente convintamente di sinistra, borghese, laureata, acculturata, informata e onesta, che non ha potuto riconoscersi in queste bislacche formazioni di nostalgici; e la base, la famosa base, composta storicamente dai ceti meno abbienti, contadini e operai, che più dell’ultima settimana del mese hanno avuto a cuore altre questioni, prima fra tutte la sicurezza.
La Sinistra radicale è risultata insomma formata e votata da studenti accannati perennemente fuoricorso, pacifisti e internazionalisti vari che vivrebbero in pace nel mondo mangiando prodotti equosolidali e godendo del sole e delle nuvole, convinti che a tutti bastino queste poche cose (e convinti che solo a destra siano consumisti), nostalgici dei regimi comunisti (che non mancano mai) e inguaribili utopisti, forse gli unici da salvare in mezzo a tanta idiozia e deficienza.
Un quadro assolutamente desolante. Un quadro che ha portato alla scomparsa dal nostro Parlamento di ogni forma di socialismo e comunismo.
A me, e a molti altri, dispiace tanto, tantissimo però… sì ci sono ancora dei però.
A sentire ieri i programmi elettorali c’è stato veramente da INCAZZARSI a morte, come vipere disturbate durante la digestione.
Subito dopo gli Exit Poll e le prime proiezioni i rappresentanti della Sinistra Arcobaleno hanno solo saputo dire "non possono essere questi i risultati reali, aspettiamo a parlare, sicuramente recupereremo" con una supponenza tale da aver fatto sperare un pò a chiunque che gli andasse peggio di come sembrava (e così è stato…). Subito dopo le proiezioni più sensate e i primi dati certi c’è stata la gara degli stessi rappresentanti a gettare più fango e cattiverie possibile sul Partito Democratico. Una litania inguardabile ed insopportabile, una serie di piagnistei degni di una classe d’asilo formata esclusivamente da bambini viziati.
"Noi siamo scomparsi, ma il partito democratico non è andato bene. Ah-Ah!"
"Il Partito Democratico non ha fatto la campagna per noi di sinistra, ma per loro stessi"
"Il Partito Democratico ci ha fregato i voti"
"Walter Veltroni pagherà per quello che ha fatto"
"La gente non ci ha capito"
"La gente non capisce quello che diciamo perchè è stupida"
Idiozie.
Ovviamente il PD, come qualsiasi altro partito, fa campagna per se stesso. E non ruba voti, li prende. Veltroni si trova attualmenta a capo dell’unica sinistra parlamentare d’Italia e se Berlusconi durerà 5 anni è probabile che stabilizzi ancora di più la sua leadership, togliendo anche quel poco che rimane ai piagnoni della SA.
Quanto ai commenti sulla gente sono peggio dei peggiori piagnistei berlusconiani del "non ci hanno dato modo di dire quel che abbiamo fatto" di due anni fa.
Ma non finisce qui.
Se c’era da incavolarsi per i commenti a caldo, quelli a freddo dei militanti, della base sono addirittura peggio. In varie mailing list ho letto dei deliri incredibili, dei commenti da far accapponare la pelle. Mi chiedo come sia possibile che io li abbia votati nelle precedenti elezioni ed abbia avuto voglia di farlo alle ultime: mi sono trovato davanti, infatti, una mandria di asini, incapaci di capire quel che è successo, pieni di astio contro la sinistra (non sia mai che se la prendano con la destra… cascasse il cielo ma a sinistra il problema è sempre l’ "altra" sinistra…), convinti che il loro errore sia stato quello di "unirsi" (5 partiti di sinistra radicale, chiamala unità…) e di voler governare, mentre sarebbe stato meglio estremizzarsi ancora di più e rinunciare al governo…
A parte l’evidente paradosso del "dovevamo essere meno governativi"… Per fare che? Per entrare nel Parlamento. Insomma "dovevamo essere meno parlamentari per essere più presenti in parlamento". Un vero e proprio delirio. Sei felice di poter essere estremista quanto ti pare e non dover arrivare a compromessi? Ottimo, sii felice anche di stare fuori dal parlamento, allora.
Soprattutto non ti far venire in mente, neanche per sbaglio, che sarebbe stato incredibilmente meglio formare un più grande partito di sinistra, abbandonando non solo falce e martello, ma anche stupidaggini di 50 anni fa, seguendo VERAMENTE la strada di Zapatero e non solo per sentito dire. Magari coinvolgendo anche i socialisti (nemici storici anche loro, ovviamente), per formare quel partito che manca all’Italia dall’avvento di Craxi in poi…
Sono sconcertato. Io convintamente di sinistra sono finito a votare Di Pietro, quello che i miei amici e conoscenti chiamano "lo Sbirro" quando va bene, se non con epiteti ben più pesanti. E per quale motivo è tanto odiato (sia da destra che sinistra, stranamente…)? Perchè il simpatico ex magistrato porta avanti una campagna sulla sicurezza (tema di destra, anatema!), una campagna sulle grandi opere ("Perchè usare tutto quel cemento? Ho letto su un blog venezuelano che si possono fare delle ottime tende in canapa, si vive bene lo stesso…" commento immaginario), una campagna sulla riforma dell’amministrazione pubblica (oh santo cielo, ma perchè interessarsi di questi temi quando c’è la guerra in Iraq da fermare, il mondo da salvare, l’universo da esplorare…), insomma delle campagne "umane". Invece la campagna tipica della sinistra radicale è "porteremo il socialismo reale in questo Paese entro venerdì all’ora di cena, e se non ci riuscissimo sarebbe comunque colpa vostra…".
Idioti.
In tutto questo, per non essere troppo simile a loro, aggiungo anche che Berlusconi è IL male, che questi 5 anni se tutto va bene distruggeranno l’Italia come già è successo durante il precedente lustro libertario, che la Lega all’8% (e al 20% al nord) è qualcosa di assurdamente reale e disastroso, che in Sicilia comanda la mafia e neanche candidando Garibaldi la sinistra potrà mai ottenere qualcosa, che insomma siamo nel guano. Buona nuotata!