I Migliori – La squadra della mutua 4-0
Nulla da dire, la Spagna ci ha surclassato mentalmente, fisicamente e tecnicamente ed ha meritato di gran lunga la vittoria. Siamo i secondi dietro una squadra fortissima che resterà nel gioco del calcio. Unico piccolo rammarico il non essercela potuta giocare alla pari almeno a livello fisico. O quantomeno 11 contro 11 per la partita intera. Ricordiamo che nel girone li abbiamo fermati sull’1-1, e che solo poco tempo fa in amichevole li battevamo 2-1 grazie ad un Giuseppe Rossi (stroncato a casa da due infortuni gravissimi) ed un Cassano (arrivato all’Europeo dopo un ictus…) in forma decente. Di più, nelle condizioni odierne, non si poteva fare.
Ah, un’ultima cosa: c’era un rigore nettissimo contro di noi, potevano essere cinque, ed è forse uno dei pochissimi errori degli arbitri in questo Europeo. Un applauso a loro e a Collina che dimostra di saper anche gestire i suoi colleghi in maniera perfetta.

Pagelle:

Buffon, 6,5: nessuna colpa sui gol e una buona parata all’inizio della partita su Fabregas. Ci teneva, gli è andata male.

Abate, 6: affronta Iniesta e lo tiene benino, non facendolo arrivare al tiro. Sull’azione del gol di Jordi Alba sbaglia a tenere l’uomo più alto invece che inseguire il terzino spagnolo. Poi continua a fare il suo per quanto possibile, nonostante una condizione fisica precaria.

Barzagli, 6: tenere i piccoletti, come detto, per lui è dura. Non lo fa male, alla fine molla gli ormeggi, ma meno di altri.

Bonucci, 5,5: alterna buone chiusure in contrasto a brutte impostazioni. Quando ha la palla tra i piedi e lento e per nulla lucido. Impaurito dagli spagnoli, alla fine non se la cava malissimo e non ha grandi colpe.

Chiellini, 4: la colpa va condivisa con Prandelli. Se uno è rotto, è rotto; non può stare in campo e nel poco che gioca sbaglia tutto il possibile, rivelandosi anche il maggior colpevole nell’azione del primo gol.

Marchisio, 4: fa numero in difesa, ma nulla di più. Forse è spompato, sicuramente è assente. Nel secondo tempo scompare totalmente dal campo, ed è il primo ad abbandonare anche mentalmente la partita.

Pirlo, 6: fa quel che può, ma non può predicare nel deserto contro una squadra che se prende palla non la perde più. Va a contrastare perfino in difesa, segno che è uno dei pochi a volersela giocare anche quando è diventata palesemente ingiocabile.

De Rossi, 6,5: sbaglia qualche passaggio di troppo, ma è l’unico che mette una pezza ovunque serva. In fase difensiva è strepitoso, ed imposta pure qualche degna azione d’attacco. Nel secondo tempo gioca praticamente da solo.

Montolivo, 5,5: un gran tiro, qualche contrasto, pochissimo fraseggio. Imbambolato tra gli spagnoli, esce ingiustamente nel secondo tempo in un cambio che non aveva troppo senso.

Cassano, 6: nel primo di tre tiri nello specchio fatti dall’Italia, due li fa lui; uno pericoloso, l’altro meno. Si muove poco ed è controllato benissimo, ma alla fine se c’è uno spazio lo trova solo lui. Esce in precarie condizioni fisiche.

Balotelli, 4,5: al centro Piqué e Sergio Ramos lo sovrastano senza troppi problemi, costringendolo a girare al largo dove però paga una notevole differenza di velocità sia con Arbeloa che con Jordi Alba. In più è sempre macchinoso e lezioso ogni volta che ha la palla tra i piedi, benché bisogna dire che i compagni lo aiutino poco e nulla. Nel secondo tempo non molla come qualche suo compagno, torna indietro a contrastare e occupare spazio, ma è comunque imbarazzante per quel che combina in avanti.
Sostituzioni:

Balzaretti, 6: fra i più in forma dei nostri in quest’europeo, avrebbe meritato il posto da titolare anche con un Chiellini integro. Figuriamoci con un Chiellini rotto, e fuori ruolo sulla sinistra. Poi si rompe anche lui, e finisce definitivamente la festa.

Di Natale, 6,5: entra, ha due palle giocabili e le trasforma in due tiri pericolosi. Il primo di testa fra due difensori alti più di un metro e novanta, lui che è basso un metro e un tosolo. Il secondo in buona torsione vicino l’area piccola. Corre per tutto il tempo, nonostante il punteggio contro l’Italia si facesse sempre più pesante. Era la sua ultima occasione per un titolo con la Nazionale, è finita con un secondo posto.

Thiago Motta, s.v.: entra ed esce rotto.

Allenatore.

Prandelli 3 (per la partita), 9 (per tutto il resto): decide di giocarsela alla pari con gli spagnoli, e sbaglia clamorosamente. Sul palleggio gli iberici ci surclassano e sulla velocità ci doppiano. La prima partita doveva insegnargli qualcosa, contro una squadra così il 5-3-2 avrebbe dato qualche sicurezza in più. Pecca di troppo coraggio e un po’ di presuntuosità. Stavamo comunque giocando contro il campione europeo e mondiale in carica, e non per caso.
Pecca anche di troppa riconoscenza nei giocatori che l’hanno portato in finale: Abate era rotto, Chiellini era rotto, Pirlo spompato, Marchisio senza forze, De Rossi spremuto, Cassano con i suoi ovvi problemi. Sostituirli tutti sarebbe stata una pazzia, ma vedere subito in campo Balzaretti, Maggio ed un centrocampista più fresco al posto di Marchisio non sarebbe stata una cattivissima idea. E’ vero che è “senno del poi”, ma che i giocatori sono al limite della morte fisica se ne dovrebbe accorgere prima l’allenatore che gli spettatori…
Le tre sostituzioni in corso d’opera, finite già al decimo del secondo tempo, sono un’assurdità.
Comunque era una squadra su cui nessuno puntava un euro, ed è arrivata in finale per merito di una superlativa gestione del gruppo e delle buone convocazioni. Una partita, anche se la finale, si può sbagliare.

Germania – Italia 1-2

Ne potevamo fare di più, ne potevamo prendere di più. Non conta, a livello di gioco abbiamo ancora una volta SURCLASSATO i tedeschi. Tattica, tecnica, classe, esperienza: prego, ripassare tra due anni e ritentare di nuovo; magari sarete più fortunati (ma anche no).

La Germania faceva paurROTFL! LI BATTIAMO SEMPRE.

Nota: il rigore non c’era, in compenso il campo era cosparso di vaselina. Meglio per i tedeschi (igh igh igh).

 

Buffon, 8: para, eccome se para. Solo una volta si fa aiutare da Pirlo, ma comunque para.

Balzaretti, 6: fuori posizione, sul piede sbagliato, non può fare chissà che. In difesa è attento, anche se nei primi minuti rimane un po’ troppo avanti. Nel finale fa due diagonali da antologia, che Sacchi gli bacerebbe gli scarpini.

Barzagli, 8: Gomez è il giocatore perfetto per essere marcato da lui. Mettergli un centravanti fisico contro significa fargli un piacere. Nel secondo tempo gli capitano invece tutti i nanetti, che però gli girano bene al largo.

Bonucci, 7: sporca tutte le palle che gli capitano nei pressi, ed esce bene a chiudere sulle cappellate di Chiellini. Di testa si rivela insuperabile e su Klose, il cliente peggiore che possa capitare ad un difensore longilineo, non sbaglia nulla.

Chiellini, 6: sufficiente solo perché sul contrasto è sempre fra i migliori, ma anche come terzino rivela che il suo senso della posizione è pessimo, così come la scelta di tempo. Dalle sue parti Boateng avanza e fa quasi quel che vuole. Nel secondo tempo Reus parte umiliandolo, poi il nasone nazionale cresce parecchio, in concomitanza con la fine del fiato. Quando non si può muovere, tiene posizione e non sbaglia più.

Marchisio, 6: il peggiore in campo per l’Italia del primo tempo, troppa confusione e poco supporto ai reparti. Dopo le corse infinite con l’Inghilterra forse è un po’ in debito d’ossigeno e di lucidità. Nella ripresa sale su di giri e soprattutto in copertura non sbaglia molto. Sul suo voto pesa tantissimo l’egoismo dell’occasione sprecata col suo tiro, quando Di Natale per ben due volte, e per lunghi secondi, si era smarcato liberissimo davanti la porta.

Pirlo, 7,5: crea, scherza, irride e si permette anche di parare un pallone in porta. Che deve farvi di più, pulirvi casa? Alla fine non ce la fa più col fisico, probabilmente perché v’ha pulito anche casa.

De Rossi, 10: dove c’è un buco, c’è lui. Gioca come interno, come mediano, come ala sinistra e come terzino sinistro quando Chiellini va in bambola (una volta ogni 2 azioni, in pratica). E’ spiritato ed in trance agonistica.

Montolivo, 7,5: OMMIODDIO, Montolivo che corre, contrasta, fa fallo, prova il tiro da lontano e cerca un assist difficile senza paura di quel che potrebbe succedere in caso d’errore. La sua migliore partita di sempre in nazionale, e forse non solo in nazionale.

Cassano, 7,5: tocca mezza dozzina di palloni, ne tira fuori un assist riuscito, due assist buttati al vento dai compagni, un gran tiro in porta da lontano. Tecnicamente è fuori dalla portate di qualsiasi tedesco. Ozil sarà anche il trequartista titolare del Real Madrid, ma i piedi di Fantantonio sono di un altro livello.

Balotelli, 8: due gol in un tempo contro la Germania, favorita per la vittoria finale. Serve altro? Prende un’ammonizione stupida, ma recupera ampiamente quando per ben due volte va a contrastare dietro la linea di centrocampo. In avanti fa a sportellate con i lungagnoni tedeschi, che reggono nel fisico, ma non nella potenza e soprattutto nella tecnica. Ne impegna sempre almeno due.

Sostituzioni:

Diamanti, 6: non di più perché è poco incisivo, ma quando e dove serve c’è. L’agonismo ce lo mette, la corsa pure, prova anche a turlupinare Neuer con un pallonettone da centrocampo. Ruota di scorta di lusso.

Di Natale, 6: lui c’era, la posizione in avanti ha dato non poco fastidio ai lungagnoni della difesa teutonica. Di suo ci mette un equilibrio approssimativo (peraltro condiviso coi compagni), ma di certo l’occasione migliore la perde per colpa di un troppo egoista Marchisio.

Thiago Motta, 6: per ora, la sua migliore partita. Dietro c’è, ed è anche fra i meno disordinati. Fa anche sentire il fisico quando serve, ed essendo più fresco fa ripartire l’azione più lucidamente di altri. Dimostra di essere una riserva affidabile, ma una riserva.

 

Italia – Inghilterra 0-0 (4-2 ai rigori)

 

Poche considerazioni:

1) dovevamo vincere 3-0, quantomeno;

2) l’Inghilterra, nonostante buoni giocatori (Rooney, Gerrard e Terry sono campioni, Cole, Walcott, Young, Lescott e Carroll sono sicuramente di buon livello, gli altri scesi in campo non sono certamente scarsi), si è rivelata praticamente nulla. Ci ha messo in difficoltà pochissime volte, e solo sfruttando la velocità dei suoi ventenni di colore. Per il resto il niente fatto squadra. Bene ha fatto Capello a lasciarli, benissimo Hodgson a farli giocare in UNDICI dietro la linea del pallone. Anzi, dietro la propria trequarti…

3) i giocatori italiani, ed il nostro campionato in generale, sono sovrastimati e sottovalutati. Una nazionale poco più che mediocre come quella di quest’anno ha comunque e decisamente enormi risorse in più alle squadre di medio livello. E, come dimostrato con la Spagna, risorse pari alle squadre di alto livello.

4) se questa sera ci fosse stato un attaccante “alla Inzaghi” in campo avremmo vinto 4-0. Lo affermo con sicurezza stentorea ed irrevocabile.

Le pagelle:

Buffon, 7,5: la parata all’inizio del primo tempo è oro puro. Riflessi così, alla sua età ce li hanno in pochi. Enorme. Para pure un rigore, cosa più unica che rara nella sua carriera.

Balzaretti, 7: costantemente libero ed ignorato dagli avversari, va a cercarsi una posizione molto defilata e “strana”, tanto da essere spesso ignorato anche dai compagni. Quando prende palla sa quel che farci, e si rivela ancora una volta più ala che difensore. Grandissimo anche nel secondo tempo e non smette di giocare bene, anche se esaurito. Immola anche la faccia pur di fermare un’azione inglese.

Bonucci, 7: per una volta, il migliore dei due centrali. Il livello basso degli avversari lo agevola, ma lui in effetti non sbaglia nulla, chiunque gli capiti da marcare.

Barzagli, 6,5: tanti errori ed estrema sofferenza per una decina di minuti nel primo tempo sugli affondi di Rooney. Soffre i brevilinei e la velocità in maniera forse eccessiva ma i suoi errori, stranamente, per una volta sembrano anche di posizione. Nel secondo tempo, allontanato Rooney e messo su Carroll, torna a giocare su ottimi livelli.

Abate, 7: in difesa si divide tra Young, il suo uomo, e Rooney, spesso fuori posizione nella seconda parte del primo tempo. Non sbaglia praticamente nulla, ma quando supera il centrocampo si conferma estremamente titubante e poco incisivo, nonostante gli avversari non siano certo arrembanti o pericolosi. Nel secondo tempo va anche avanti, e mette dentro qualche cross pericoloso. Esce per vistosi problemi muscolari.

De Rossi, 8: lotta con tutto e tutti, prende un palo svirgolando un pallone dalla trequarti, chiude tutti gli spazi. Sembra imprescindibile e quando esce si teme un po’ per la tenuta del centrocampo. Va tutto bene, ma speriamo comunque che torni bello pimpante per i tedeschi.

Pirlo, 7,5: meno cercato dai compagni del solito, sembra un po’ stanco. Non si propone e mai e spesso si limita a stare davanti alla difesa o addirittura quasi al livello di quest’ultima. Nonostante questo due dei suoi lanci nel primo tempo trovano liberissimo Balotelli e portano a due buone occasioni. Nel secondo tempo limita ancora il gioco d’attacco, ma torna a portare per mano la squadra. Un voto in più per il cucchiaio, ma ancora di più per il suo primo, mezzo accennato, sorriso.

Marchisio, 7,5: meno “visibile” rispetto alle prime tre partite, è in realtà estremamente più utile in questa. Non sbaglia mezza posizione in campo e vince anche tutti i contrasti con gli avversari diretti. Si permette di far scorrere buone palle in avanti. L’unica pecca è non essersi proposto al tiro: con l’Inghilterra così schiacciata la sua capacità balistica sarebbe stata abbastanza utile. Comunque l’ultimo a smettere di correre.

Montolivo, 6,5: tecnicamente una spanna sopra tutti,  tatticamente sa il fatto suo. Sta dove deve stare e va dove deve andare. Ma fa tutto questo senza convinzione e agonismo, risultando troppo molle contro gli undici difensori inglesi del primo tempo, benché in un paio di occasioni offra gran palle in avanti. Anche lui potrebbe provare più spesso il tiro da fuori.
Nel secondo tempo, con la nullità assoluta degli inglesi, lui continua a giocare di posizione, dando tantissimo fiato alla squadra e aprendo, per quanto possibile, qualche spazio. Ma ancora niente tiri.
Sbaglia anche il rigore, e per questo niente 7.

Cassano, 6,5: si muove meno che nelle prime partite ed è guardato a vista da almeno tre giocatori, tutti più veloci e reattivi di lui. Riesce comunque a trovare per ben tre volte il tiro da lontano, nonché un ottimo assist di testa sprecato dal suo compagno d’attacco. Ci riprova ancora nel secondo tempo, prima di uscire spompato come al solito. Forse poteva essere la partita di un fringuello come Di Natale.

Balotelli, 7: c’è, si muove bene e si fa trovare, ma sbaglia troppo. Di nuovo lento in un’occasione, troppo poco convinto in altri due tentativi d’attacco. Altre volte è impreciso. Nonostante tutto bisogna dire che è stato di gran lunga il più pericoloso in campo, ed i tentativi sono stati quasi sempre di pregevole fattura. In più mette anche il rigore in maniera perfetta. Va bene così.

Sostituzioni.

Nocerino, 7: Un gol annullato, un’occasione, un rigore messo con assoluta sicurezza (nonostante lui rimanga un’incontrista), De Rossi supplito alla perfezione. Per il poco che ha giocato non gli si può chiedere proprio nulla di più.

Diamanti, 7: un palo non voluto, il rigore decisivo buttato dentro in simpatia, gran movimento in campo e un sinistro spettacolare che disegna assurde traiettorie. Regala quella confusione che potrebbe scardinare gli undici avversari, e per poco non riesce nell’obiettivo. Poco male, la vittoria finale porta comunque il suo marchio.

Maggio, 6,5: parte molto titubante ed approssimativo, finisce arrembante ed incattivito. Squalificato, potrebbe essere un grosso problema per la prossima partita se Abate dovesse aver avuto più che un affaticamento.

Italia – Irlanda 2-0

E tutto va / come deve andare / o per lo meno così dicono… (cit.)

Passiamo il turno senza gloria e senza infamia. La Spagna fa il suo mestiere (e si prende il primo, meritato, posto), la Croazia esce come è giusto per quanto dimostrato in campo. L’Irlanda, nonostante tutto, riesce a prenderne due anche da noi, finendo peraltro in dieci.

Una partita totalmente giocata sul piano fisico, sul contrasto e sulle palle alte, sui lancioni lunghi e sulla velocità delle ali. Trapattoni docet, ma non basta: troppo poco contro una Nazionale italiana che, seppur modesta, ha almeno cinque-sei giocatori che da singoli hanno più qualità che tutta la nazione irlandese messa assieme, calciatori e non.

Probabilmente il nostro calcio non meritava, per i comportamenti ben noti ed altrove esposti, un risultato simile; benché sul piano del calcio giocato il risultato non fa una piega. Anzi, per quanto fatto contro Spagna e Croazia potremmo anche recriminare qualcosa.

Nel prossimo turno ci aspettano Francia, Inghilterra o Ucraina, in ordine di probabilità: in ogni caso avversari abbordabili e sfide interessanti. La Francia è per questo scorcio di esistenza il nostro nemico storico; l’Inghilterra di Hodgson e del fu Capello non ha mai deluso a livello di furore agonistico; l’Ucraina è la padrona di casa, trascinata per ora da un grande ex del nostro calcio, e ci ha lanciato sei anni fa alla conquista di un mondiale…

Chiunque capiterà rappresenterà una bella sfida e si spera una partita migliore da vedere delle ultime due…

Buffon, 6: mai chiamato in causa sul serio, se non dopo una manciata di secondi. Non sicurissimo come nelle altre partite, fa comunque il suo a livello mentale. Urla, strepita, richiama e si becca pure un’ammonizione.

Abate, 6,5: si muove molto e a differenza di Maggio lo fa con costrutto. E’ uno dei pochi giocatori che si fa trovare quasi sempre libero per il passaggio. In difesa non sbaglia nulla, nonostante i clienti più difficili, Duff e McGeady, capitino proprio a lui. Sul finire di primo tempo in tackle scivolato fa un omaggio a Maldini: non è cosa sua, ma ogni tanto fa piacere vedere che difensori si può diventare. Nel secondo tempo smette di salire, e quando lo fa non viene mai servito. Comunque positivo.

Barzagli, 6: impreciso, ma sicuro. Non sbaglia mai la posizione, evitando quindi pericoli per Buffon. Guida bene Chiellini, che poi è la cosa più importante. Coi piedi semplicemente non sa fare nulla, ma va bene così.

Chiellini, 6: è la sua partita, può finalmente fare a sportellate con giocatori tecnicamente inesistenti e fieri di andare a sbattere contro gli avversari. Non può chiedere di meglio. Esce per un infortunio, mettendo paura a tutt’Italia.

Balzaretti, 7: in difesa, come è ovvio, surclassa le prestazioni di Giaccherini; ma stranamente anche in avanti sembra rendere di più, posizionandosi di fatto come ala avanzata. Ci mette anche un gran fisico, che chiude la fascia agli irlandesi. Per un attimo, nel primo tempo, si scorda di giocare a calcio ed in onore allo sport nazionale degli avversari “placca” platealmente un giocatore. Non cala alla distanza, e probabilmente si guadagna un posto da titolare per la prossima partita.

De Rossi, 6,5: nel primo tempo è indolente, un po’ fermo, ma bravo ad essere nel posto giusto quando serve. Chiude le linee di passaggio e si propone in avanti, anche se defilato, un paio di volte. Arriva anche al tiro. Il peggior De Rossi è comunque un centrocampista utile. Certo che in difesa aveva fatto ben altre partite. Nel secondo tempo cresce incredibilmente, diventando di gran lunga il nostro miglior centrocampista, se non proprio il miglior giocatore in campo. Tanta grinta e carattere, in una partita così i nervi sono fondamentali.

Pirlo, 6,5: gioca la solita quantità infinita di palloni, ma produce meno di quel che ci si può aspettare, soprattutto per la mollezza dei compagni. Resta comunque il faro di tutte le squadre dove gli capita di giocare. Nel secondo tempo va un po’ in bambola, probabilmente in grosso debito d’ossigeno. Ha pur sempre 33 anni, ed ha giocato tre partite intere (e nervose) in una decina di giorni.

Marchisio, 6,5: ogni tanto si infiamma, ma per la maggior parte del primo tempo si ritrova un po’ fuori dal gioco, legato più all’iniziativa individuale che alla coralità (inesistente) del gioco azzurro. A differenza delle partite precedenti non va al tiro. Un po’ in sofferenza e più titubante rispetto alle prime uscite. Nel secondo tempo si prodiga a coprire gli spazi, e questo gli vale mezzo voto in più.

Thiago Motta, 5,5: qualche pallone in più lo tocca, rispetto alle altre due partite. Non è certo abbastanza per la sufficienza, anche considerato il fatto che non riesce mai in un inserimento che porti quantomeno ad un tiro, e questo dovrebbe essere il suo obiettivo. Anche spostato a centrocampo, non sembra aggiungere nulla alla nazionale. Può fare molto meglio.

Cassano 6,5: è l’attaccante italiano con i migliori piedi, di gran lunga. Ogni suo passaggio arriva a destinazione o quasi. In più si prodiga parecchio, spostandosi continuamente di posizione, sia sulle fasce, sia al centro. Non arretra e rimane a fare da punto di riferimento in avanti. Segna un gol di testa contro una difesa di tipo anglosassone, ed è un nano. Non so come si possa criticare: finché gli reggono le gambe, è insostituibile.

Di Natale 5,5: qualcosa fa, ma finire 45 minuti senza un tiro, contro l’Irlanda, non è da attaccante della nazionale italiana, chiunque esso sia. Si propone poco e viene servito ancora meno. Nella parte di secondo tempo in cui è in campo fa qualcosa in più, arrivando due volte ad essere vagamente pericoloso. Esce quando proprio non ne ha più. Non può fare reparto da solo, non accompagnato da Thiago Motta e Cassano.

Sostituzioni:

Bonucci, 6: entra, e l’Italia batte i denti per la tensione. Non sbaglia nulla e si diverte come Chiellini a fare a sportellate con gli irlandesi. Qualche rilancio sbilenco, ma va benissimo così. Dopo il secondo gol va a bloccareBalotelli; fosse per me, potrebbe senza problemi essere il suo ruolo ufficiale nel mondo del calcio.

Diamanti, 6,5: non è un 7 pieno solamente perché gioca solo un tempo e scompare pure per una manciata di minuti, ma per il resto fa tutto quello che deve fare e lo fa benissimo. A centrocampo insegue ogni pallone ed ogni giocatore, arrivando anche senza problemi al contrasto. La sua gamba non va mai indietro, e per un trequartista è una cosa più unica che rara. Come Cassano mette estremamente in difficoltà gli avversari a livello tecnico con una facilità impressionante. Arriva anche al tiro con una bella azione personale, ed è sempre bene in posizione nelle volte in cui l’Italia avanza. Con il 4-3-1-2 il titolare dovrebbe essere lui, almeno con avversari abbordabili.

Balotelli, 6: entra e gioca come al solito contro tutto e tutti. Fischi, falli, provocazioni: si prende di tutto e risponde con lo stesso, scurrile, linguaggio. Segna un gol splendido e Bonucci, con la mossa più utile della sua carriera di calciatore, gli va a tappare la bocca di corsa durante l’esultanza.

Italia – Croazia  1-1

Bella prestazione nel primo tempo, orribile nel secondo. Tutti i luoghi comuni del calcio applicabili a questa sintesi sarebbero veritieri, fra cui non ultimo “queste partite bisogna chiuderle prima”, “se non ne fai due loro prima o poi uno ne fanno”, “gli avversari sono fisicamente meglio” (che siano Mozambicani, Lapponi, Croati, Spagnoli o Lussemburghesi non conta. Noi siamo sempre più scarsi a livello fisico…).
Prandelli questa volta non è esente da colpe: la formazione titolare poteva essere diversa (magari più coraggiosa, per chiudere prima i conti), i cambi potevano essere diversi e meno ritardati.
Comunque, come sempre, la Croazia non si batte, così come la Spagna non ci batte. Peccato che a mia memoria l’Irlanda non sia mai l’avversario più facile per noi. Rischiamo di andare a casa come ai mondiali.

Buffon 6,5: mai seriamente impegnato, ma preciso e sicurissimo negli interventi. Non può fare nulla sul gol.

Bonucci 5: peggio dell’esordio. Nel primo tempo non è mai messo in difficoltà dall’inesistente attacco croato, ma nonostante questo è impreciso negli appoggi e limitato nell’avanzare. Recupera un po’ con la fisicità che ben si oppone a quella degli slavi. Nel secondo tempo va in bambola come tutti i compagni

De Rossi 6,5: buona prova nel primo tempo, ma la nullità dell’avversario gli regala un po’ troppa sicurezza nei propri mezzi. Per tre volte tiene palla più di quanto dovrebbe, ma a questo aggiunge anche notevoli interventi per tempistica. Nel secondo tempo, sotto pressione, è quello che ne esce fuori meglio.

Chiellini 6: Nel primo tempo è poco impegnato in difesa, si sgancia volentieri più avanti e con i buoni mezzi tecnici del suo sinistro si permette anche di impostare qualche azione. Ogni tanto fa sentire tacchetti e gomiti agli avversari, tanto per ricordargli chi dovrebbe comandare. E’ lui però l’emblema del secondo tempo: dopo gli ottimi primi 45 minuti, crolla totalmente ed è anche il responsabile principale del gol subito. Ma oltre a quest’episodio, buca speso gli interventi e va troppo in confusione per un giocatore del suo livello.

Maggio 4,5: corre tanto, come con la Spagna, ma conclude poco. A livello di dinamismo e copertura degli spazi può pure andare bene (nel primo tempo), ma vista la scarsa vena croata potrebbe osare qualcosa in più. Un’ala come lui non può concludere 45 minuti facili senza neanche un cross degno di nome. Perde anche due palloni pericolosi sulla fascia. Nel secondo tempo è il peggiore. Dalla sua parte passano tutti, compreso quello che mette il cross che porta al pareggio. In difesa è totalmente negato, se in attacco non incide diventa un giocatore quasi inutile.

Marchisio 6,5: non sta fermo un attimo ed esonerato dai compiti difensivi si fa sempre trovare pronto a ricevere palla, libero da marcature. Se non deve far valere il fisico, può far valere tutto il resto. Corsa, tecnica e coraggio nel tiro non gli fanno difetto.  Un po’ di confusione in meno e sarebbe stato perfetto.
Nel secondo tempo naufraga miseramente come il resto della squadra. D’altronde se già quando si domina dimostra confusione, figuriamoci quando tutto è andato totalmente nel caos…

Thiago Motta 5,5: meglio dell’esordio, ma ancora non abbastanza. Gioca solo di sponda e senza coraggio, nonostante la Croazia vada costantemente in inferiorità numerica a centrocampo. Ogni tanto ha qualche buona idea, ma dà l’impressione di giocare un po’ frenato. Come Marchisio è riuscito a fare, anche lui avrebbe potuto sostenere di più l’attacco. Nel secondo tempo ci prova, ma viene tirato via da Prandelli dopo un brutto fallo subito.

Pirlo 7: goal meraviglioso a parte, è un giocatore che ormai ha acquisito una sicurezza incredibile. Valutati nei primi 5 minuti gli avversari, ha passato il resto del primo tempo a fare letteralmente quel che voleva. Con la palla tra i piedi riesce non solo a disinteressarsene, come i grandi, ma riesce anche a disinteressarsi dell’avversario, come se non esistesse. Fa quel che vuole, sia nelle discese palla al piede, sia nei passaggi.
Nel secondo tempo naufraga anche lui con i compagni, ma se non altro prova a dare un filo logico al gioco. I passaggi sono sempre ottimi, si ricordano almeno due gran tagli di gioco.

Giaccherini 5,5: il peggiore nella prima parte di partita. Fisicamente non può reggere con i croati sulla sua fascia, ed i risultati si vedono. Costantemente saltato in fase difensiva, in attacco “rimbalza” letteralmente contro gli avversari. Dopo qualche minuto i compagni smettono di servirlo, e lui si limita a fare posizione. Nel secondo tempo invece si dimostra uno dei migliori. Insegue ogni giocatore, si sdoppia a fare sia l’ala pura che il terzino puro, lasciando la mezzeria del fluidificante. Recupera tanti palloni ed è preciso nei rilanci.

Cassano 6: volitivo, si fa vedere un po’ da tutte le parti. Brevilineo e tozzo, ben si sposa con i lungagnoni croati che non riescono a tenerlo. Si permette di saltarli più volte, ma non arriva mai pericolosamente al tiro, tranne in un’azione in cui si defila troppo e sparacchia sul lato lontano senza troppa convinzione. Solo dal punto di vista delle conclusioni fa peggio che contro la Spagna.
Nel secondo tempo cala di rendimento prima che nella scorsa partita e probabilmente avrebbe meritato lui la sostituzione più che Balotelli. Da notare i grandissimi stop sui lancioni lunghi dalla difesa.

Balotelli 6: ogni volta che prende palla dalla trequarti in su, manda in tilt la difesa croata, portandosi dietro non meno di tre uomini in marcatura. Viene servito costantemente, segno che ai compagni non sta particolarmente antipatico. Va anche molto spesso al tiro, e qui arrivano le note dolenti. Sembra sempre troppo in anticipo o troppo in ritardo; a volte è lezioso e perde non un attimo solo, ma svariati secondi senza un motivo apparente; in altri casi invece è precipitoso e confidando nell’ottimo tiro da fermo tenta di sorprendere il portiere anche senza un deciso bisogno. Sempre esagerato, insomma. Di sicuro molto meglio che con la Spagna. Ancora un tentativo nel secondo tempo, poi viene fatto uscire da Prandelli. Stavolta non lo meritava, ed uscito lui l’Italia non sfonda più, lasciando la difesa croata libera di recuperare quasi tutti i palloni e di avanzare in tranquillità.

Montolivo 6: prova a dare un senso alla squadra assieme a Pirlo, ma non ci riesce più di tanto. Ordinato e senza grilli per la testa, si prende anche la responsabilità di un gran tiro da fuori area, che mette in discreta difficoltà il portiere. Senza lode e senza infamia, per quel che gioca.

Di Natale 5: gioca poco, non incide, non dà fastidio agli avversari. Su una grande possibilità per l’Italia esce dall’area croata all’indietro, come se fosse il libero avversario. Nessuna occasione per lui, e pochissimo movimento.

Giovinco 6,5: in un quarto d’ora riporta l’Italia avanti di 20 metri da solo, e crea scompiglio negli avversari invece che negli stralunati compagni. I croati non lo tengono. Doveva entrare prima anche lui, al posto di un centrocampista, per cercare subito il colpo del KO.

E ricominciamo con le pagelle, via.

Spagna – Italia 1-1

Buono l’esordio degli Azzurri ai campionati europei. La partita contro gli avversari più difficili fra quelli disponibili, e che quindi più facevano paura, finisce con un pareggio che potrebbe perfino lasciare qualche rimpianto. E’ vero che la Spagna, soprattutto negli ultimi 15 minuti, avrebbe meritato un gol per il numero di volte in cui è riuscita a trovarsi davanti la porta di Buffon, ma è anche vero che durante il primo tempo l’Italia ha tenuto molto meglio il campo, mettendo sempre in difficoltà la retroguardia delle Furie Rosse.

A livello tattico Prandelli con la difesa a tre sembra aver trovato abbastanza la quadratura del cerchio, con una rosa sicuramente non eccezionale (eufemismo per: peggio di così è difficile). L’Italia soffre per la mancanza di centravanti, di centrocampisti fisici e di difensori all’altezza, sia centrali che laterali; ha però una grande abbondanza di seconde punte e una buona quantità di centrocampisti d’inserimento e di ali. Il 3-5-2 è probabilmente il modo migliore per valorizzare il materiale umano a disposizione.

Si può guardare alle prossime partite con un po’ di ottimismo un più, benché Trapattoni potrebbe riservare amare sorprese contro una squadra così organizzata.

Buffon 7.5: Buon primo tempo, estremamente sicuro in tutto quello che fa, bravissimo nel coprire lo specchio della porta. Buone anche due rischiosissime uscite al limite dell’area. Nel secondo tempo sale ancora di livello con interventi strepitosi, fra cui una chiusura da difensore puro su Torres.

Bonucci 6: fa muro davanti alla porta, non partecipa alla costruzione del gioco, ma è sempre presente nella distruzione di quello altrui. Bene così, la difesa a tre gli giova parecchio e gli permette di non rendere troppo visibili le pecche di cui tutti sanno. Nel secondo tempo il suo lato viene meno battuto dagli spagnoli, sempre per la sua felicità.

De Rossi 8,5: intendiamoci, non è un grande difensore e non è proprio un difensore. Ma l’abnegazione dimostrata nel primo tempo per fare quello che gli è stato chiesto, vale sicuramente un voto altissimo. Non marca benissimo, ma chiude gli spazi in maniera egregia, “leggendo” bene le azioni e non sbagliando praticamente mai i tempi di intervento. Rimane bloccato dietro e più di una volta salva e sbroglia situazioni estremamente pericolose. Nel secondo tempo cresce ancora: si perde Fabregas sul gol (ma c’è da dire che l’azione è quasi allo stato dell’arte, merito degli attaccanti più che demerito dei difensori), ma per il resto non sbaglia nulla e sembra anche capace di “comandare” i compagni a non ammucchiarsi come nel primo tempo. Sinceramente una grande scelta di Prandelli.

Chiellini 6,5: con De Rossi a coprire gli spazi ed organizzare, lui è finalmente libero di fare quel che gli piace di più. Contrastare, contrastare, contrastare e sporcare tutti i palloni che passano dalle sue parti. Mostra una sicurezza che da centrale puro non riesce mai ad avere, così come per Bonucci lo schema lo aiuta tantissimo. Nel secondo tempo non riesce più a tenere il ritmo degli avversari, soprattutto a causa dell’ingresso del velocissimo e ficcante Jesus Navas. Nonostante questo dimostra di essere un grande stopper, che può dire il suo in qualsiasi difesa che abbia qualche giocatore “di cervello”. È un peccato non averlo mai visto giocare con Nesta.

Maggio 5,5: corre tantissimo, sicuramente più di tutti i compagni, ma è l’unico lato positivo della sua prestazione. Per il resto sbaglia tutto ciò che si può sbagliare, dimostrando una tecnica quantomeno approssimativa. In difesa se la cava quando c’è da far numero, ma gli spagnoli in generale sembrano metterlo KO su tutto il profili tecnici. Anche tatticamente non sembra del tutto a suo agio, nonostante giochi nel ruolo a lui più congeniale. Gli avversari sembrano poterlo mandare dove vogliono, ed il fatto che lui ci metta mezz’ora a stoppare ogni pallone, peraltro allungandoselo malamente, non lo aiuta ad essere incisivo.

Marchisio 6: non particolarmente brillante, azzecca un gran tiro nel primo tempo che meritava miglior sorte. In attacco si vede raramente, benché i suoi inserimenti a volte diano parecchio fastidio all’inefficace tattica iberica. In interdizione a centrocampo fa il suo, coprendo bene lo spazio a lui assegnato. Quando la palla arriva più indietro, invece, dimostra di non sapere marcar stretto l’avversario. Considerando però che ha anche gli avversari peggiori sotto questo punto di vista.
Nel secondo tempo fa di nuovo un’azione offensiva grandiosa, ma non riesce a segnare in parte per un tiro fiacco, in parte per la bravura di Casillas.
Probabilmente contro un’altra squadra la sua prestazione sarebbe diventata molto più che sufficiente.

Pirlo 6: la sufficienza non la raggiunge, nel primo tempo. Lento, impacciato e fuori dal gioco, si salva da una bocciatura completa solo per l’incredibile piede di cui è dotato, che mette spesso in movimento le ali. Poco sicuro davanti alla difesa, rischia più volte di agevolare la manovra offensiva avversaria. Col passare dei minuti per fortuna la sua prestazione cresce abbastanza in qualità. Nella prima parte del secondo tempo dimostra chi è, tornando il regista più forte della storia del calcio per una ventina di minuti, con l’aggiunta di una strepitosa azione in slalom che porta Di Natale al gol.
Questo è il peggior Pirlo, ed è decisivo.

Thiago Motta 5: lacunoso in difesa e in attacco, fa più confusione che altro. Come molti, troppi compagni, è più utile a far numero che a costruire gioco razionale. Sfiora un gol di testa, dimostrando che comunque ha sempre buoni tempi di inserimento. Nel secondo tempo scompare totalmente e Prandelli lo tiene in campo fin troppo. Il peggiore.

Giaccherini 5,5: come Maggio corre molto, e tecnicamente si comporta molto meglio. Ma è confusionario e disorganizzato, non sembra seguire uno schema ma andare semplicemente avanti con la palla. Punta sempre l’uomo, anche quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno, con l’aggravante di non riuscirlo a saltare quasi mai. Nel secondo tempo va totalmente in bambola, ma fare il terzino ed il marcatore non può essere il suo compito. Su quella fascia manca Criscito, c’è poco da fare. Giaccherini fa quel che può.

Cassano 6,5: a sorpresa Fantantonio si dedica bene al pressing offensivo e, nonostante una notevole differenza di velocità con i giocatori avversari, fa il suo a livello tecnico, dove sembra svariate spanne superiore alla difesa spagnola. Mette più volte in difficoltà i propri marcatori, ed arriva ben tre volte al tiro. In più sembra aver imparato da Inzaghi a rimanere sulla linea del fuorigioco, impedendo spesso alla difesa iberica di stare tranquillamente sulle sue. Nel secondo tempo riprova qualche azione, dimostrandosi per altro benissimo piazzato sia nell’occasione buttata al vento da Balotelli, sia in quella finita nel gol di Di Natale. In attacco sicuramente il migliore, peccato che non regga una partita intera.

Balotelli 5: qualche buono spunto c’è, ma niente di più. Per il resto combina poco e perde tutti i contrasti aerei, costringendo la squadra a giocare esclusivamente palla a terra. Non sembra intendersi troppo bene coi compagni e benché non sia servito malissimo, non riesce praticamente mai a concludere. Rimedia una stupida ammonizione. Nel secondo tempo dimostra tutti i suoi limiti mentali, mandando a puttane un’azione peraltro creata da solo. Al di là di questo, la prestazione è negativa soprattutto a livello fisico: un giocatore con un fisico così e con la sua età deve correre il doppio e contrastare il triplo; e, possibilmente, prendere qualche pallone alto.

Sostituzioni

Di Natale 7: sta in campo neanche un tempo, segna un gol e ne sfiora un altro. Che altro dire?

Giovinco 6,5: la Formica Atomica c’è, piedi, corsa e agilità. Con gli avversari spagnoli, poco ruvidi, riesce anche a reggere fisicamente. Un grande assist purtroppo non finalizzato da Di Natale vale mezzo punto in più.

Nocerino S.V.: troppo poco, troppo tardi. Se Thiago Motta gioca così, lui merita una chance da titolare.

Allenatore, Prandelli 6,5: come detto, la scelta della difesa a tre risulta azzeccata. Conosce gli uomini a sua disposizione, ha convocato i migliori nonostante carenze in qualche tipologia di giocatore e ora deve per forza farli giocare al meglio delle loro possibilità. Non è una squadra da 4-3-1-2, non è una squadra da 4-3-3. Giusto dunque imitare Trapattoni, giusto sperare nei piedi buoni dei cinque convocati in avanti.
In questa partita forse ha peccato un po’ nelle sostituzioni: troppo veloce quella di Balotelli (magari era meglio tener fuori Cassano già spompato), troppo lenta (ma giustificata dalle due sostituzioni già effettuate) quella di Thiago Motta. Errori da poco, alla fine.
La cosa più importante è che il gruppo è sembrato esserci, e tutti hanno lavorato per tutti. Vedere Cassano andare a prendere palla sulla fascia venti metri dietro la linea di centrocampo è sintomo di un ottimo lavoro psicologico di Prandelli.

 

ITALIA – SLOVACCHIA 2-3


Sicuramente la peggiore prestazione dell'Italia in questo mondiale. Un primo tempo orribile, partito già all'inizio in attesa delle azioni avversarie, quasi a difendere lo 0-0 e sperare nel contropiede. Il 4-3-3 di Lippi non funziona: siamo sotto tatticamente, la difesa non ingrana, De Rossi è costretto a indietreggiare per proteggere i centrali e il centrocampo si ritrova con un uomo in meno. Alle punte come al solito non arrivano rifornimenti e quando arrivano mostrano dei grossi limiti. Grossi perché oltre che tatticamente la Slovacchia ha sovrastato gli azzurri anche fisicamente (ma possibile che stiamo sempre dietro tutti? Le africane perché sono africani, gli scandinavi perché sono scandinavi, i sudamericani perché sono sudamericani… ogni volta c'è una scusa "etnica" per giustificare la nostra scarsezza atletica. Ma sono giocatori o impiegati del catasto?). E se non bastasse anche a livello tecnico gli sloveni hanno mostrato una certa superiorità. Vittek e Hamsik in primis.
Il secondo tempo è l'emblema di questa squadra: centrocampo accettabile (con Pirlo all'ottimo rientro), brutta difesa e attacco a corrente alternata legato al colpo del momento. Tutte cose che non possono bastare e non bastano ad andare avanti in un mondiale.
Si ricomincia fra 4 anni, senza troppi drammi, senza troppe condanne, senza troppe assoluzioni (bestemmia libera, però). Ciao ciao o

Marchetti 5,5: sempre un po' incerto nelle uscite, non ha colpe sui gol. Di certo non demerita ma neanche aiuta. Sarebbe utile rivederlo difeso da un reparto degno.
Zambrotta 5,5: spinge molto meno delle precedenti partite anche per il cambio di modulo. In difesa sta molto attento ad Hamsik che spesso si allarga sulla sua fascia. Sostanzioso ma non prezioso. Nel secondo tempo non fa nulla che si possa notare.
Chiellini 4,5: come al solito nei contrasti è un leone, ma in campo non sa proprio starci. Sbaglia tutti i movimenti, la zona non è pane suo. Fuori posizione molto pericolosamente almeno 4 volte nel primo tempo. Nel secondo tempo va in bambola totale.
Cannavaro 4: peggio di Chiellini. Nel primo tempo il suo apporto è men che nullo. Si fa segnalare anche per una espulsione evitata dovuta alla pietà dell'arbitro. Il terzo gol è soprattutto colpa sua, 3 errori in 3 partite. Non va e se ne va. Ciao ciao o
Criscito 5,5: continua il suo mondiale anonimo ed incerto. Non spinge e difende male: non regge il confronto a livello fisico (viene spostato come un fuscello), né tecnico (viene spesso passato in dribbling o su contrasto). Tatticamente però è fra i meno peggio, la posizione per una volta sembra saperla tenere. Esce nel secondo tempo per garantire più spinta sulle fasce.
Gattuso 4,5: i primi 10 minuti sono a buoni livelli, poi finisce la benzina. Assolutamente inutile in fase di gestione della palla, tenta per lo meno di fare un po' di pressing e finisce per scavare un ginocchio avversario… Nel secondo tempo non sarebbe servito a molto. Poteva stare a casa, su.
De Rossi 4: pessimo nel primo tempo, soprattutto a causa dell'erroraccio in disimpegno che porta al gol. Ma non è solo questo il punto. Non trova mai la posizione, gioca troppo arretrato e la condizione fisica non gli permette di giocare a tutto campo come gli era successo all'esordio. Molto impreciso in tutto quello che fa, sembra spento anche a livello agonistico. Secondo tempo da dimenticare più del primo, scompare dal campo e non torna più.
Montolivo 5: la peggiore partita del girone per lui, costretto a giocare da interno sinistro e a far valere più il fisico che i piedi. Prova nel primo tempo la solita ciabattata da fuori, ma anche questa volta non va. E' l'unico che sembra dimostrare una superiorità tecnica in campo, ma in quella posizione non riesce a rendere. Esce anche lui. Con qualche rimpianto.
Di Natale 5,5: parte attaccante ma già nel primo tempo arretra pian piano fino a centrocampo, sperando di trovare una palla degna di questo nome. Di sicuro se dietro si gioca così male lui può fare poco, ma almeno qualche guizzo in più lo si attendeva. Ed arriva nel secondo tempo. Un gol e qualche errore non bastano però per la sufficienza. Lui è fra quelli che meritava di più da questo mondiale.
Iaquinta 4,5: marmoreo nella sua insipienza. Vince qualche contrasto, regge il confronto fisico, è utile sui calci piazzati difensivi di testa. Sembra la descrizione di un libero, più che di una punta, no? Fa UNA bella cosa nel secondo tempo. Troppo poco. Basta nazionale per lui, vi prego.
Pepe 4: assolutamente fuori partita. Dalla sua ha la costanza fisica, ma non serve a nulla. E' più che imbarazzante quando deve gestire la palla, dimostra di non poter inventare nulla. Andrebbe servito in profondità incrociando le dita. Magari per una volta la prende bene. E invece no. Non da nazionale. Non doveva essere qui, ma purtroppo essendo stato acquistato dalla Juventus continuerà a stare in squadra. Immeritatamente.

Maggio 5,5: solo 45' per lui, non se la cava né male né bene. E' entrato per attaccare e non ha attaccato, quindi va sotto la sufficienza anche senza commettere errori di rilievo.
Quagliarella 6: gioca centrocampista sinistro, ennesima posizione nella sua duttile carriera. Cresce tantissimo coi minuti e si dimostra la pedina che mancava all'attacco italiano.  Gran gol, aumenta tantissimo il rimpianto di aver visto 3 volte Iaquinta in campo, 2 volte Gilardino  1 volta Pazzini e solo 45 minuti lui… Mezzo punto in meno per l'assurda sceneggiata nella porta slovacca. Un po' di dignità, per favore.
Pirlo 7: mezzo punto in più perché è l'unico giocatore italiano che in 3 partite dà motivo di credere che il nostro sia un paese calcisticamente avanzato. Non sbaglia nulla, prende per mano la squadra e c'è da ricordare che è pure mezzo rotto. In mezzo ai campioni può anche sembrare indolente, in mezzo al nulla tecnico risalta come un riflettore nella notte.


Resoconto Mitinghe 2009 #TerraDiMezzo

 

Venerdì 24 Aprile

 

Il raduno sarebbe dovuto iniziare in questa giornata, ma a quanto pare ognuno ha deciso arbitrariamente ed opportunamente di procrastinare l’arrivo al giorno seguente. Non per questo la giornata non è stata densa d’emozioni, grazie alla sempre simpatica presenza di SMS dagli strani contenuti, atti a dimostrare le scarse o difettose capacità mentali degli utenti di Ircnet.

Iniziamo con Stryx, all’anagrafe “Gegè”. Un bravo e baldo giovine, ma apprensivo come la mamma di Yamazaki. Nel giro di 2 giorni ha mandato messaggi in ogni forma: SMS, irc, Facebook, segnali di fumo, tammurriate, ultrasuoni e credo anche piccioni viaggiatori. E tutto per ricordare e sapere se avevo capito il fatto che sarei dovuto andarlo a prendere a Tiburtina il sabato alle 13:00. Caro Stryx, diciamo che pur essendo vecchio e rincoglionito ancora sono capace di tenere a mente UN luogo e UN orario. Ma grazie comunque per la tua presenza nella mia sfera sensoriale, è sempre gradita.

Attraverso SMS inizia anche l’epopea di TEGA. Il suddetto Marcellino aveva dichiarato il suo arrivo per il pomeriggio del Venerdì. Nel pomeriggio del Venerdì invece giunge solamente un suo avviso telegrafico riassumibile con “Arrivo”. Tanto Stryx è stato preciso ed insistente, tanto TEGA è labile e lapidario. Nel frattempo acquisto un cd dei Dream Theater alla “Ricordi” di Termini e lo dedico a Lest4t.

Da Feltrinelli in viale Marconi incontro invece chen- e Feadin. Dopo altri 30 euro di acquisti coperti da buono sconto e una sana quantità di cazzate pronunciate ci salutiamo e ci diamo appuntamento al giorno dopo, non senza avere prima consumato quantità di cibo unto e grasso (sfincione palermitano per quanto mi riguarda) nella nota pizzeria-rosticceria “Da Ringo”.

Vado a dormire dopo aver comunicato a Lile l’arrivo dello Stryx nella sua zona per il giorno seguente.

 

Sabato 25 Aprile

 

Il buon Eugenio, colpito ancora dalla sindrome della mamma di Yamazaki, mi avvisa via SMS di ogni suo spostamento e del ritardo del Pullman Salerno-Roma. Ohibò, una corriera che proviene dal sud che fa ritardo. Non l’avrei mai creduto possibile…

Ma spinto dal senso del dovere alle 12:30 sono già a Tiburtina, a godermi torme di extracomunitari, pazzoidi e calabrolesi di mala genia.

Di ulteriore compagnia sono i messaggi di Jako che da un “vengo Venerdì” era già passato ad un “arrivo Sabato all’ora di pranzo” che ora si è trasformato in un “non ho una lira per comprare il biglietto, sto facendo la questua fra gli amici e probabilmente vendendo l’ano al miglior offerente potrò essere da voi prima o poi”. Ma purtroppo caso vuole che non ci sia docEru ad approfittare dell’offerta. Jako quindi non arriverà più. Neanche il suo didietro è più quello di una volta.

Tre quarti d’ora dopo si ha la conferma che Carlo Levi si è sbagliato: Cristo non s’è fermato ad Eboli, ma è arrivato sano e salvo a Roma, in tutta la sua santità metallara. Nonostante fuori ci siano troppi gradi per vivere degnamente il buon Stryx come di consueto si presenta nel suo cappottone di pelle nera d’ordinanza.

Se non altro è un uomo troppo bello per fargli appunti di qualsiasi genere, anche perché la mia presenza al suo arrivo lo riempie chiaramente di tranquillità, facendogli passare la già pluricitata sindrome.

Pochi minuti dopo fa la sua apparizione Lile, con giusto tre quarti d’ora di ritardo rispetto alle sue affermazioni della sera precedente, ma comunque in orario per far sembrare Eugenio e me meno gay di quanto saremmo sembrati soli soletti.

A questo punto è ora di andare a Termini ad attendere l’arrivo di INTENSO73, un altro che non si è fatto mancare nulla in termini di SMS. Scomparso letteralmente dal mondo fino al Giovedì, il Sabato mattina ha recuperato illustrando tappa per tappa il suo viaggio mediante Frecciarossa, il fantomatico treno ad alta velocità che copioso lustro concede alla Nazione tutta attraverso i suoi mille servigi, non ultimo quello di trasportare il Berlusconi-ferroviere di qualche settimana fa…

Tornando ad Intenso sono splendide le sue continue richieste di accoglienza mediante spargimento di petali di fiori al suo arrivo. Cosa che non si è potuta verificare puntualmente, ma per cause non a me imputabili.

Verso le 13:45 la compagnia minima formata da me, Lile e Stryx raggiunge Termini e con precisione “Spizzico”, nota catena di pizze da asporto. Parlando del più e del meno e mangiando di gusto si fanno finalmente le fatidiche 14:30, orario di arrivo del Lumbàrd.

Trovare il binario d’arrivo è cosa veloce e semplicissima, ma nonostante lo scorrere del flusso di gente dal treno arrivato e fermo sia finito da un bel po’ non ci è dato di individuare INTENSO73 in nessun luogo. In seguito scopriremo perché.

Dopo 10 minuti a guardarci a destra e sinistra, in alto e in basso, verso il cielo stellato sopra di noi e verso la legge morale dentro di noi, notiamo un puntino nero che zampetta allegramente in lontananza. Si è palesata la presenza, finalmente.

Baci, abbracci, strette di mano, scambi di effusioni e palpatine veloci, e la compagnia decide di prendersi un caffè. Ora ditemi quello che volete, ma io sto rito del caffè non lo comprendo. A suo pari odio solamente il rito della “pisciatine”. Ma possibile che delle persone adulte non riescano a stare 8 ore senza prendere un caffè o senza andare a mingere in bagno? E che palle. E ci credo che l’Italia è allo sfascio. Altro che tempo perso sul pc, qui ogni cosa è interrotta da urina e caffè…

Tralasciando questo mio sfogo da non drogato da bevande cancerogene se ingerite bollenti e da possessore di una prostata ancora ben funzionante e delle dimensioni standard, finito di bere il caffè la compagnia dei quattro decide di optare per un “giro di Roma” in modo da occupare il pomeriggio prima dell’arrivo di ulteriori soggetti.

La decisione è accolta con entusiasmo da Daniel (o Daniele, o Danie’ come l’ho chiamato io per 3 giorni per evitare il dubbio) e con pianti disperati, urla di protesta ed infine sommesse lamentele da quel napoletano di Stryx, che non perde occasione di dimostrare al mondo quanto gli abitanti del Meridione siano pigri, lassisti ed improduttivi.

Ci impelaghiamo dunque in un giro comprendente Colosseo – Fori Imperiali – Altare della Patria – Campidoglio – Via del Corso – Fontana di Trevi – Piazza di Spagna, con sosta ristoratrice (e dispendiosa) da San Crispino, nota (e dispendiosa) gelateria della Capitale. Dopo questa irrinunciabile (e dispendiosa) fermata e una breve occhiata a Trinità dei Monti il gruppo si divide. Mentre Lile se ne torna a casa sua per poi ritornare in serata, io, Stryx e INTENSO73, nella nostra avvenenza, ci dirigiamo alla volta di Marconi, ove ci attendono chen- e picions.

È da ricordare che nel pomeriggio di Sabato era prevista una partita di calcetto, ma le defezioni di TEGA (soprannominato ormai “Arrivo” a causa dei suoi messaggi), Yamazaki (passato dall’epiteto di “tanto se ne va” a quello di “mamma non vuole, papà nemmeno / come faremo / a fare all’amor”), scrim (che ha perso un piede tre giorni prima della partita…), P`Lai (che ha fuso il motore del Pandino, R.I.P.), Jako (che come già detto si stava prostituendo) e altri maledetti puzzoni l’hanno resa impossibile. Nonostante ciò la speranza che è l’ultima a morire materializza nelle mani di chen- una busta con completo da calcetto che rimarrà purtroppo inutilizzato.

Mentre ci scambiamo di nuovo saluti, baci, coccole, dita nel naso vicendevoli ed ogni altra sorta di lubriche schifezze fa la sua comparsa Feadin, la concubina di chen-. E fin qui nulla di strano. Di strano c’è invece il suo accompagnatore, un tedesco di Benevento palesemente effeminato e presumibilmente gaio come neanche la scienza di Nietzsche. Intimorito da tanto strabordare di ormoni ambigui Eugenio in un atavico moto di paura tenta di nascondersi dietro di me. E ciò fa comprendere che anche lui in quanto a tendenze omosessuali non scherza…

A questo punto i 5 uomini finora citati (io, Stryx, Intenso, chen- e picions) salgono nella mia stanza in affitto e si danno alla creazione di un clima di allegro momento cameratesco, che inganna il tempo fino alla cena. Fra una interpretazione del “Cristo Morto” del Mantegna, una foto di gruppo e quant’altro si decide anche di fare un simpatico giro di telefonate agli assenti. E nessuno risponde. Nessuno tranne uno… Per un errore di comunicazione fra Valerio e me risponde anzi prima la madre di quest’uno. Come tutti voi lettori avrete intuito questo fantomatico innominato è il sempre troppo poco vituperato e biasimato Lest4t, aka Robertino il sociopatico.

Con questo viscido essere senza alcuna dignità ci intratteniamo telefonicamente per circa un quarto d’ora, saggiando il suo precario stato psicofisico e accorgendoci ancora una volta che è tutta una cazzata e che semplicemente è uno stronzo. Ovviamente tutto questo detto in simpatia (Robe’ t’ammazzo, lo sai no? Ogni movimento di ciccia gelatinosa vicino la tua figura potrei essere io, ricordalo sempre…). Dopo aver lungamente mandato a quel paese quella sboldra di Butterfly^^ che non rispondeva ci siamo infine decisi sul luogo della cena, che vedrete illustrato più in basso da una foto in cui Stryx si compiace per la scelta.

 

Eugenio Omo

 

La trattoria offre un buon pasto in allegria e a prezzo ragionevole. L’allegria prosegue nel tragitto fino al pub. E mentre siamo davanti all’ingresso del Lord Lichfield, tappa fissa di ogni meeting, arriva un SMS agognato ma in cui ormai nessuno sperava più molto: TEGA ci fa sapere che è arrivato. Grida di gioia, giubilo ed esultanze maori si spengono alla notizia che l’owner è sì arrivato a Roma… ma non in un luogo raggiungibile, bensì a Campo dei Fiori. Il Sabato sera.

Prima parentesi: andare a Campo dei Fiori il Sabato notte a Roma è come tentare di arrivare a Gaza durante un’offensiva israeliana, per numero di check point e rischio per l’incolumità personale.

Seconda parentesi: TEGA si è dimostrato l’essere che più al mondo interpreta personalmente la parola “organizzazione”. In pratica vive non alla giornata, ma al momento. “Carpe diem” per lui è un invito alla calma, alla morigeratezza. Lui non coglie l’attimo, lo precede. Male. Gira che ti rigira, fra il nostro sommo scorno, il povero modenese è costretto a mangiare da solo nell’amena località romana in cui si è recato.

Intanto al pub siamo raggiunti da Lile. Fra una presa in giro di Rutger Hauer (una povera neo-laureata che festeggiava al tavolo accanto a noi e che assomigliava in tutto e per tutto all’attore olandese-americano) e un fuoco continuo di pezzetti di carta sparata mediante cerbottana ricava da una cannuccia piena di frappè alla fragola, ci scappa anche una telefonata all’eminenza grigia conosciuta dai più come Perian, che non perde occasione per dimostrarsi uomo di tatto rifiutando di parlare con Valentina e alla fine parlandoci lo stesso in un imbarazzante momento di giovialità. Ma come d’incanto arriva nuovamente il momento di Marcello. Il buon modenese dichiara d’aver preso il Taxi ed essere in dirittura d’arrivo per viale Marconi.

Ci rechiamo ad accoglierlo come si deve, ma per sua fortuna non abbiamo armi. Onde evitare che il poverello non si goda proprio nulla del meeting decidiamo di recarci in un altro pub, dove giustamente la musica ha un volume talmente alto da impedirci ogni forma di comunicazione. Ottimo per gente che si vede una volta l’anno (o nella vita…).

Come è, come non è, la nottata scorre tranquilla e considerata l’esigenza di Stryx di arrivare a prendere l’autobus a Tiburtina alle 7 di mattina ci rechiamo a dormire ad un’ora più consona del solito. Alle 3.15 siamo già a letto. Alle 6.00 siamo già in piedi.

 

Domenica 26 Aprile

 

Per non perderci neanche un minuto della superba presenza di Eugenio si decide con somma gentilezza di accompagnarlo a prendere il pullman per il ritorno ad ore antelucane, fra l’altro scelte senza motivo alcuno visto che dopopranzo è pieno di autobus per Salerno. Ma tant’è che Stryx ha la sindrome della mamma di Yamazaki e quindi con apprensione non si fida delle autolinee e vuole essere a casa il prima possibile. Alle 7.00 arriviamo alla stazione Tiburtina (2 volte in due giorni… e non finirà qui) e salutiamo il metallaro dei poveri che parte su un torpedone carico di calabrolesi, che io non manco di insultare in modo che possano poi prendersela a bordo con Eugenio.

Rimasti soli io ed INTENSO73 optiamo per un secondo giro turistico di Roma, che toccherà San Pietro – Castel Sant’Angelo – Lungotevere – Piazza Navona – San Luigi dei Francesi – Pantheon – Montecitorio – Palazzo Chigi – Quirinale – Fontana di Trevi (per vicinanza alla metro, non perché volessimo fare a tutti i costi il bis) – Piazza Barberini.

Ovviamente nella programmazione del giro avevo completamente dimenticato di mettere in conto che fosse Domenica, e che quindi ogni santissima chiesa fosse occupata dalla Santa Messa che, e non ci avevo mai pensato, impedisce il turismo. Un’altra pecca della maledettissima Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Ci godiamo dunque il colonnato del Bernini da oltre le transenne mentre in piazza si incomincia a radunare la folla per l’Angelus domenicale. Io e Daniel (o Daniele) cogliamo l’occasione per una lunga chiacchierata sui mali della fede, della chiesa, del cristianesimo, dell’informazione italiana e di altro ancora, in un dialogo pregno di contenuti di elevato interesse socioculturale di cui nessuno di voi avrà mai intera trascrizione. Sono quei momenti irripetibili che solo 3 ore di sonno e ore di cammino nelle gambe possono creare.

È ora di colazione e si provvede in un bar su via della Conciliazione ad espletare questo bisogno primario, mediante l’ingestione di orzo e cornetto da parte di Daniele (o Daniel) e di cannolo siciliano da parte mia. Cannolo che sarà poi la base di una ulteriore disquisizione di notevole interesse sul cibo locale, prodromo ad una lunga chiacchierata sullo stesso argomento che si svolgerà il giorno seguente.

La maledizione della Messa ci coglie anche al Pantheon, chiuso al pubblico per la funzione, ma non a San Luigi dei Francesi. La Rivoluzione del 1789 qualcosa di buono ha fatto. La chiesa è aperta e visitabile, se Messa ci deve essere non è detto che per forza bisogna cacciare quei poveri Laici che vogliono ammirare la bellezza dell’arte (in questo caso Caravaggesca). Ricordo polemicamente che il Pantheon è precedente di molto al Cattolicesimo, eppure non s’è potuto visitare perché quattro stronzi credenti volevano seguire la messa. Come se contassero di più delle centinaia di turisti costretti ad osservare il monumento romano dietro le transenne.

Alla fine del lungo giro turistico si fa nuovamente il momento del pranzo, organizzato con solerzia da Feadin da “Bucatino”, famoso locale di cucina romana della Capitale. Avvisiamo TEGA prima di mezzogiorno di farsi trovare alla metro per l’una. La risposta è, neanche a dirlo, “Arrivo”.

All’una non solo non arriva, ma neanche risponde al cellulare…

Ci rechiamo dunque in quattro al ristorante (io, Daniel o Daniele, Valerio e Carlotta) e mangiamo come dei giustiziandi prima di essere appesi al palo più alto. Verso le 14:00 l’owner Marcello ci avvisa del fatto che è sveglio e che mangerà da solo. Di nuovo.

Finito il lautissimo (e alla fine neanche troppo costoso, sebbene dispendioso) pranzo, la gentilissima Feadin, nonostante un mostruoso ritardo per impegni propri, acconsente di accompagnarci al parco Ildefonso Schuster, altro luogo “cult” dei meeting.

Sulle panchine dei prati di San Paolo ci diamo finalmente a quello che ci riesce meglio: l’imitazione dei pensionati con seri problemi fisici. Ed il risultato è perfetto. Nessuno potrebbe dire che siamo tre baldi giovani. Sembriamo in tutto e per tutto tre asfittici vecchiacci immondi. Postura, gas corporei, odore e discorsi sono proprio quelli di un simpatico gruppo di ottantenni. Ma le cose belle non durano per sempre. Come per magia riappare TEGA, naturalmente sottoforma di SMS.

“Arrivo”.

Questa parola incomincia ad essermi familiare…

Dopo una telefonata chiarificatrice si comprende che questa volta “arrivo” significa “Mi hanno detto di andare alla stazione Trastevere e aspettare il 170, attendetemi lì”.

E siccome io sono una persona onesta, gentile, generosa e stupenda sotto ogni punto di vista morale convinco chen- ed INTENSO73 a raggiungere a piedi la fermata del 170.

Ne passa uno.

E di TEGA nessuna traccia.

Ne passano due.

E di TEGA nessuna traccia.

Ne passano tre.

E di TEGA nessuna traccia.

Impegnati nella consumazione al bar in modo da poter stare seduto al tavolino come i pensionati di cui sopra decidiamo dunque di telefonare, per scoprire che TEGA è ancora là, aspettando che passi qualcosa. Gli si consiglia di prendere anche il 766, volendo.

Un quarto d’ora e TEGA arriva.

Dopo una Coca-Cola e un po’ di chiacchiere si riparte per San Paolo.

Qui lo scorno si insinua nelle coscienze di noi poveri quattro bambini pensionati. Tutti, e dico tutti, hanno un pallone. E noi nulla. Centinaia di persone che giocano ad i giochi più disparati, tutti con la palla. E noi nulla. Centinaia di persone che utilizzano palloni. E noi nulla. Persone che usano palloni in modo non convenzionale. E noi nulla. Bambini troppo piccoli anche solo per capire che forma ha un pallone, ma comunque con un pallone in mano.

E noi nulla.

Lo sconforto diventa tristezza e tentiamo il gesto estremo. Il furto del pallone abbandonato.

Il pallone non risulta però abbandonato, ma di proprietà di un padre che lo sta usando come “palo” nella partitella con il figlio.

E a questo punto scopriamo che al mondo esiste ancora la pietà, la carità umana, la bontà. Il padre di famiglia, guardando i nostri occhioni profondi è preso dall’empatia del calciofilo e rinuncia orgogliosamente al “palo” per offrirci con somma solidarietà il modo di ingannare le seguenti due ore.

Due ore che passano nella magnificenza del gioco del pallone, cioè del passarsi la palla in un ideale quadrilatero senza alcun obiettivo reale tranne quello di rendersi ridicoli di fronte al mondo, in questo caso rappresentato da Feadin e Lile sopravvenute nel frattempo.

Una menzione particolare per INTENSO73, che sul prato e con un pallone fra i piedi si scopre sir, baronetto, nobile e altolocato.

[ironia] Come Legolas sulla neve, come un elfo sul terreno impervio, lui libra due centimetri sopra la base terrestre di noi comuni mortali. Movimenti leggiadri, da ballerino esperto, incantano i presenti. E le sue scarpette Prada fanno quello che neanche Maradona poteva fare. Una gioia per gli occhi.

Nonostante tutti abbiano detto “Ma quello vestito da prete chi è?”, “Perché sei venuto vestito da prete?” o “Ma è un prete quello?”. Bifolchi. Non apprezzano la purezza dell’arte. [/ironia]

Finito di giocare a pallone inizia l’Odissea.

Il viaggio.

TEGA, dopo essere finalmente arrivato, vuole ripartire.

La sublime e sempre più gentile Carlotta ci porta tutti quanti (tranne Lile che ci saluta) a Termini, per far prendere a TEGA il treno di ritorno per Modena.

Ma nel tragitto si scopre l’arcano: Marcello non ha la benché minima idea di quale treno prendere, semplicemente spera che ce ne sia uno.

La scoperta non è solo dei presenti, ma anche della povera genitrice di TEGA, che viene presa a male parole dal figlio perché ha osato preoccuparsi del suo stato, visto che è partito da solo per Roma e non sa quando torna. Che madre degenere.

Il figlio esasperato da una telefonata in due giorni decide dunque di rispondere pressappoco così: “Porco zio mamma non devi rompermi i coglioni, quando torno torno, te lo faccio sapere, puttana Eva, lasciami in pace, che cazzo ti devo dire, non so nulla”. Segue spegnimento del telefono.

Momento d’estasi. Yamazaki, impara.

Arriviamo a Termini. Il treno non c’è, se non a notte inoltrata.

Si parte dunque per Tiburtina, terza volta in due giorni.

La notte attorno alla stazione Tiburtina è una meraviglia. Farebbe paura ad Alien e Predator messi assieme nello stesso essere. Quintalate di gente strana. E noi c’eravamo.

Arrivati a Tiburtina si scopre che il treno c’è. Ma è un Intercity, parte due ore dopo e arriva a Bologna alle 3 del mattino seguente. TEGA decide di prenderlo lo stesso.

Inganniamo le due ore mangiando della pizza in una pizzeria al taglio lì vicino. Appena finito torniamo a Tiburtina.

Cerchiamo il binario 19 da dove dovrebbe partire il treno.

Il binario 19 non c’è. Il cartello “Binario 19” indica una porta chiusa e sbarrata, tutti gli altri binari invece sono ottimamente indicati…

Dopo un attimo di ilarità mista ad isteria nervosa, risolviamo l’arcano e troviamo il binario 19.

Dopo mezz’ora (il treno è ovviamente in ritardo) il nostro beneamato owner, capo e bellissimo uomo parte fra una folla di battone ucraine.

Ad oggi, 30 Aprile 2009, non si hanno ancora notizie di TEGA.

Carlotta opta per un ultimo servizio navetta e ci riaccompagna tutti a casa.

 

Lunedì 27 Aprile

 

Ultimo giorno di mitinghe, un EP (Extended Play) che coinvolge solo me ed INTENSO73. O meglio, comprende noi due nel primo pomeriggio.

In mattinata il sottoscritto ha dormito, dormito tanto e profondamente.

Mentre il baronetto-prete girava al Verano ad osservare i monumentali sepolcri romani.

All’ora di pranzo siamo poi andati a mangiare da Ringo, la suddetta pizzeria, ed è partita una lunga e fondamentale per i destini dell’uomo d’oggi discussione sulla cucina, proseguita anche durante il gelato post-prandiale da Ping-Pong e durante il tragitto verso casa.

Anche INTENSO73 è caduto vittima della focaccia coi ciccioli.

Tra una chiacchiera e l’altra semplicemente s’è fatto tardi.

Di corsa verso la metro, di corsa verso Termini. Cinque minuti di commiato straziante di commozione e il Frecciarossa riparte per la Lombardia, trascinandosi con sé i ricordi del probabile ultimo meeting di una serie storica.

Io sbaglio a prendere metro e arrivo all’Anagnina con l’autobus per Sora già partito, ma mi faccio notare mollando una spallata alla porta del mezzo in corsa, impietosendo l’autista che mi apre e mi raccatta, stanco ma felice.

 

Post-scripta

 

Valentina-Lile: c’è sempre quando ci deve essere. Fondamentale ed irrinunciabile. Ma non è una novità.

Valerio-chen-: nonostante tutto (e cioè che è uno stronzo) c’è sempre anche lui. E fa la sua grandissima parte. Un ringraziamento sentito.

Carlotta-Feadin: un amore di donna. Si presta ad ogni nostra scemenza, e ci mette anche del suo offrendoci la sua macchina. E quando la guida lei non devi neanche temere che ti investa…

Eugenio-Stryx: torna da solo, affrontando il viaggio scomodo e gli orari improbi solo per vederci. Ormai rientra a pieno diritto nella lista degli amici e non dei semplici conoscenti. E dispiace molto che ci separino centinaia di chilometri.

Daniel (o Daniele)- INTENSO73: cosa dire. È venuto una volta dopo anni di titubanze ed ha lasciato un segno indelebile. Prometto solennemente che anche se lui non volesse più vederci io farò di tutto per rincontrarlo, a costo di metterci una vita. Vale il discorso di Stryx, anche lui sarebbe un ottimo vicino di casa, auspicabile perfino.

Marcello-TEGA: che dire… commovente. Viaggi scomodissimi, centinaia di chilometri macinati, ore di ritardo, soldi spesi. E tutto per vederci qualche ora. Noi che neanche lo conosciamo bene. Noi che siamo “solo” conoscenti di chat. Encomiabile. Un mito. La dimostrazione di quello che si dovrebbe fare in un canale di chat. Una persona seria. Un amico. Se è ancora vivo. Sperèm.

Grasse risate

Commento estemporaneo ad una frase di un articolo che mi è capitato di leggere sull’ "Espresso" di questa settimana. Nell’articolo dedicato alla situazione politica nello stretto compare in grassetto, vicino ad una foto, la presunta dichiarazione di Enrico Letta, una delle menti principali del Partito democratico, che direbbe "Se Casini va con Berlusconi il PD è finito".
Ora… a me ‘sta cosa fa tanto ridere.
Mi chiedo dove sia stato Letta in questi ultimi anni, giusto tre lustri per non esagerare. Casini con Berlusconi! E chi mai poteva immaginarselo?!?! No, dico… CHE SORPRESA. Come si può mai pensare che Pierferdinardo "Io C’entro" Casini possa mai associarsi con Berlusconi. E’ una cosa chiaramente fuori dal mondo. Sono stati nella stessa coalizione solo dal 1993 al 2007. Chi mai avrebbe potuto immaginare che i due potessero avere qualcosa da spartire in ambito politico? Non so se si è capita l’ironia.
Che l’idea di Casini di presentarsi solitario alle ultime elezioni fosse un esperimento credo l’abbiamo scritto tutti i giornali della penisola, probabilmente forse anche Letta se n’è accorto, ma a giudicare dalle dichiarazioni sopra riportate non si sa mai…
Casini cercava "il botto", pensando "se mi va bene prendo il 10% e divento l’ago della bilancia, se mi va male torno a casuccia mia, da papà Silvio che m’ha trattato sempre bene". Il botto non l’ha fatto (o meglio la debacle della sinistra ha impedito che lui contasse qualcosa) e quindi ora da brava pecorella torna all’ovile.
E fin qui nulla di strano. Tranne che per Letta, che poverino proprio non se l’aspettava. Lo immagino la mattina tutto estasiato di fronte all’alba a meravigliarsi perchè "dopo il buio è tornata la luce… UAU".
La parte eccezionale arriva dopo. Innanzitutto quando dichiara che il PD sarebbe finito senza Casini. A me sembrava che negli ultimi anni circa la metà degli italiani avesse votato Berlusca e il suo carrozzone (comprensivo di Pierferdi) e l’altra metà i vari Ulivi, Unioni, Progressisti e altre sigle varie. Addirittura in due casi un certo Romano Prodi (sempre sia lodato) aveva anche battuto l’allegra combriccola di idioti centro-destrorsi. E ora invece? Ora, col potentissimo Partito Democratico, nuova realtà, acclamato dalle folle, che finalmente ha rotto con la tradizione, che guarda al futuro etc etc… senza UDC si perde. Cioè non solo questo partito non riesce a fare gli stessi risultati delle coalizioni precedenti, ma va anche decisamente peggio. Bello, molto bello. E qual è la soluzione secondo Letta? A giudicare dallo stesso articolo dell’ "Espresso" la panacea sarebbe "trovare immediatamente convergenze con l’UDC". EVVAI!
Allora non era un’impressione. Letta non vuole proprio crederci che Casini sia di centrodestra. O forse lo sto sottovalutando. Letta sa benissimo che Casini non è di sinistra, ma semplicemente neanche il PD lo è. O ancora meglio: non aspira ad esserlo. Dialogo di qui, dialogo di là, slogan, fasi fatte, idee poco più che zero e che arrivano sempre dai soliti "tecnici" di partito (che purtroppo non si fila nessuno) servivano a farci capire questo. Il Partito Democratico non è di sinistra. Ma non "comunista" o "bolscevico", men che meno socialista, socialdemocratico o social-liberale… non è proprio di sinistra. A livello dei democratici americani, meno dei laburisti inglesi. Sono proprio felice di averlo capito, grazie Enrico!

P.s.=spero proprio che le convergenze con Casini non si trovino. Già il PD così è tutto tranne che laico, immagino "convergendo" cosa potrebbe succedere. Brrr, che paura. Meglio non pensarci. Di buono c’è che a sinistra del partito veltroniano stanno ancora peggio, oltre la soglia del ridicolo. E a differenza degli ex ulivisti loro sono felici nella loro deficiente beatitudine.

‘mazza che roba potente.

Altra piccola (mwahahahahah) recensione, sempre fatta per http://t-class.niceboard.net/

Sono di ritorno dalla seconda nottata musicale di quest’estate. Questa volta è toccato al Colfelice Blues Festiva, nel minuscolo comune di Colfelice (FR) ( http://it.wikipedia.org/wiki/Colfelice ). Questo mini-festival (due serate, quest’anno) ha il pregio di essere ben collegato con alcuni circuiti maggiori, ad esempio il Pistoia Blues Festival, e di riuscire di conseguenza, anche al patrocinio degli enti locali compresa la regione, ad attirare artisti di grosso calibro. A prezzo stracciato, se non gratuitamente come nel caso delle due serate di quest’anno.
Un ulteriore pregio è la scarsa attinenza della denominazione con il reale contenuto della manifestazione: il "blues" infatti trae molto in inganno, in quanto in realtà nelle sue 8 edizioni è stato il rock (inteso sui generis) a farla da padrone. E non è affatto un male, soprattutto quest’anno in cui l’organizzazione, almeno nella giornata di oggi, si è dedicata al progressive, il mio genere preferito Razz.

Doppio concerto con i Moonlight Comedy www.moonlightcomedy.com/ a fare da spalla ai più blasonati componenti della David Cross Band http://it.wikipedia.org/wiki/David_Cross_(musicista) , due gruppi diversissimi per età, attitudine e target, ma che ben si sono sposati durante la serata.

La serata si è aperta con un lunghissimo sound check dei Moonlight Comedy, band progressive-metal locale, formata da giovani, ma già relativamente affermati, musicisti. La loro fama varca i confini locali, e i loro album sono distribuiti anche all’estero, terreno migliore per un genere che in Italia non trova grandissimo seguito.
Finito finalmente di accordare gli strumenti e trovare le giuste impostazioni questi ragazzi hanno incominciato a suonare davanti ad un pubblico più che eterogeneo, comprendente tutte le fasce d’età, sociali e "musicali". Bisogna dire che questo è il bello e il brutto degli show nei piccoli paesi, la folla che si forma di solito comprende pochi appassionati e tanti curiosi, attirati dal passaparola o dalla semplice riunione di "tanta" gente in un unico posto. Comunque dopo pochi minuti gran parte dei discotecari, degli anziani e delle famiglie è magicamente scomparso dal luogo, fuggendo disperata davanti ad una performance che probabilmente è troppo fuori dagli schemi "normali" di accettabilità.
Intendiamoci, i Moonlight Comedy si sono presentati con un garbo, una simpatia e un’umiltà rari nel mondo del metal, ma il genere è quello che è e non tutte le orecchie possono reggere.
La loro esibizione è stata comunque degna di nota: pur essendo alle prime armi i M.C. hanno dimostrato tecnica e capacità compositive da vendere, proponendo brani di un certo rilievo, decisamente fuori dal clichè del genere, risultando abbastanza originali, cosa più unica che rara già nell’ambito progressive moderno, figuriamoci nella nicchia del progressive metal. Ottimi gli effetti sonori della tastiera (quasi nel campo della sperimentazione), grande sezione ritmica sia dal punto di vista tecnico che da quello del "punch", di buon livello il cantato. L’impatto con i rimasti è stato dei migliori, anche con chi non apprezzava il genere più di tanto, data una certa sobrietà nel trattare una musica che di solito non è famosa per lasciare fiato o spazi liberi nel cerebro di chi la ascolta. Una sorpresa positiva, anche se con qualche limite (sono pur sempre alla prime armi…). Il chitarrista, nonostante le lodi sperticate nelle recensioni sui siti, non mi è sembrato particolarmente ispirato. Molto effetto "doom", tanta chitarra ritmica, accordi e plettrate, ma il tutto sembrava molto "inquadrato". Non c’è stato un assolo degno di questo nome e anche la velocità di esecuzione, per il genere, mi è parsa un pò bassa. In più la ritmica è stata data per tutta la serata con un registro a mio parere troppo basso, che incupiva il risultato finale e soprattutto privava la band di uno strumento solista oltre le tastiere, che già di loro erano tutt’altro che melodiche. Insomma una chitarra un pò deludente, anche se senza errori di sorta. Magari l’effetto voluto era proprio quello realizzato confused .
Alla fine dei (pochi) brani suonati i Moonlight Comedy hanno lasciato comunque una positivissima impressione, soprattutto per aver evitato di collassare le orecchie dei presenti con un volume troppo alto.
Cosa che invece, a sorpresa, hanno fatto i componenti della David Cross Band.

David Cross, ex componente dei King Crimson, 60enne allampanato a capo di un gruppo con un’età media abbastanza spostata in avanti (solo il tastierista ha meno di 40 anni), era il piatto forte della serata, ma nessuno si aspettava COSI’ forte Twisted Evil.
Già da subito, appena saliti sul palco, si è capito che al gruppo non mancava assolutamente l’energia, e che anzi i vecchiardi Laughing ci davano dentro come pistoni di un motore di F1. Il progressive metal di qualche minuto prima, pur poderoso, è stato sonoramente (è il caso di direlo) spodestato nelle orecchie della gente dalla massa di suono proveniente dagli strumenti di Cross e compagni. Incredibile veramente quanto volume sono riusciti a toccare nel corso del concerto, e con quale pienezza di suono poi. Nonostante, c’è da dirlo, un service scadente non tanto nella strumentazione quanto nell’addetto al mixer, che ha lasciato spesso e volentieri spazio alla distorsione pura, che con la voce ha creato qualche cacofonia non voluta e molto fastidiosa, risolta solo a metà concerto.
Cross ha proposto un repertorio diviso fra vecchi e nuovi brani della sua produzione da solista e vecchi successi dei King Crimson. Nonostante Wikipedia dica che il violinista si sentisse schiacciato nella pressa degli strumentisti del Re Cremisi questa sera sicuramente i vecchi brani degli "inventori del prog" sono risultati quelli più "delicati" e melodici, in cui il violino elettrico (suonato più che magistralmente) poteva risultare predominante. Nei brani del repertorio personale di David Cross invece la forza dirompente del gruppo, pur non mettendo in secondo piano nessuno strumento, di sicuro non ne esaltava nessuno in particolare, tranne la chitarra che è venuta fuori come in un concerto Hard Rock. Ed è questa la principale impressione che ha destato in me questo gruppo. Un gruppo totalmente progressive, con tutti i crismi e le caratteristiche del genere portate all’ennesimo livello, con però un’attitudine hard rock, quasi heavy metal, del chitarrista Paul Clark, veramente strabordante.
Singolarmente ogni musicista ha dimostrato capacità stratosferiche col proprio strumento, nell’alternarsi dei vari brani: il giovane tastierista, l’unico a volte un pò in disparte, ha creato un ottimo "mood" tramite una costante riproposizione di toni rubati a mellotron e hammond d’annata, e a una buona quantità di effetti, mai invasivi; batterista e bassista hanno pistato come bestie feroci per tutta la durata dello show. Incredibile la loro capacità di non fermarsi un attimo, a ritmi forsennati e mai una volta semplici. Tempi dispari e pari si sono alternati senza soluzione di continuità ad una velocità folle, anche maggiore di quello che il genere prescrive. Non mi sembra esagerato parlare di momenti di puro "metal". Il bassista poi ha fatto vedere un eclettismo non da tutti, districandosi in maniera eccezionale sia nell’accompagnamento ritmico, sia nella melodia, sia negli assoli, sia nell’eterogeneità dei suoni proposti, che sono arrivati anche a proporre momenti "funky" con il basso a 6 corde suonato in "slap" per lunghi lassi di tempo e momenti "heavy" realizzati tramite "tapping"; ottimo il cantante, capace di passare da toni bassi e caldi ad acuti prolungati sui ritornelli, questa sì una eccezione rispetto alla norma che vuole purtroppo cantanti non sempre all’altezza nell’ambito progressive; Eccelso anche il violinista la cui band porta il nome, soprattutto nella capacità di dirigere il resto della band, con attacchi e rilasci sempre perfertti, e con momenti oltre il limite del virtuosismo, soprattutto durante le cover dei King Crimson. Spettacolare il violino è risultato durante Exiles (una melodia talmente bella che in Italia è stata saccheggiata da Pino Daniele Embarassed nella sua "Donna Cuncetta"), Starless e una 21th Century Schizoid Man allungata anche rispetto al già corposo brano originale; ma come già detto a stupire tutti è stato il chitarrista, un vero portento, praticamente inesauribile e dall’appeal del tutto heavy metal. Gambe divaricate, posizione "aggressiva", capelli lunghissimi, headbanging su ogni assolo hanno solo rincarato la dose, aggiungendo oltre alla sostanza anche l’apparenza. Ma è la sostanza quella che rimane degna di maggior nota: una velocità di esecuzione indescrivibile, milioni di note sputate ogni secondo da una chitarra che sembrava sull’orlo di fumare per l’attrito da un momento all’altro. E non solo velocità, ma anche tecnica compositiva, con assoli eseguiti in maniera mai troppo prolungata e mai fuori "tema", con un continuo suonare che non è apparso mai fine a se stesso, anzi perfettamente in linea con quanto suonato dai compagni, un incastro perfetto che non faceva sentire la mancanza di nulla nel muro del suono che si creava. A dirla tutta questi "vecchietti" hanno dimostrato di avere tanto da insegnare alla loro "spalla" che li aveva preceduti, soprattutto su come legare bene l’insieme e su come cambiare una miriade di tempi nello stesso brano senza mai perdere il medesimo "mood".
Veramente una gran cosa. Shocked
Lacrimoni nel bis Crying or Very sad con una inaspettata 21th Century Schizoid Man cheers , brano di un disco precendente all’ingresso di David Cross nei King Crimson, ma magistralmente eseguita dal violinista, che ha sostituito un personale assolo e un duetto con la chitarra alla jam free-jazz /rumoristica presente invece nella versione generale.

Sono passate più di due ore dalla fine del concerto, e ancora mi fischiano le orecchie. Che botta. geek