Resoconto Mitinghe 2009 #TerraDiMezzo

 

Venerdì 24 Aprile

 

Il raduno sarebbe dovuto iniziare in questa giornata, ma a quanto pare ognuno ha deciso arbitrariamente ed opportunamente di procrastinare l’arrivo al giorno seguente. Non per questo la giornata non è stata densa d’emozioni, grazie alla sempre simpatica presenza di SMS dagli strani contenuti, atti a dimostrare le scarse o difettose capacità mentali degli utenti di Ircnet.

Iniziamo con Stryx, all’anagrafe “Gegè”. Un bravo e baldo giovine, ma apprensivo come la mamma di Yamazaki. Nel giro di 2 giorni ha mandato messaggi in ogni forma: SMS, irc, Facebook, segnali di fumo, tammurriate, ultrasuoni e credo anche piccioni viaggiatori. E tutto per ricordare e sapere se avevo capito il fatto che sarei dovuto andarlo a prendere a Tiburtina il sabato alle 13:00. Caro Stryx, diciamo che pur essendo vecchio e rincoglionito ancora sono capace di tenere a mente UN luogo e UN orario. Ma grazie comunque per la tua presenza nella mia sfera sensoriale, è sempre gradita.

Attraverso SMS inizia anche l’epopea di TEGA. Il suddetto Marcellino aveva dichiarato il suo arrivo per il pomeriggio del Venerdì. Nel pomeriggio del Venerdì invece giunge solamente un suo avviso telegrafico riassumibile con “Arrivo”. Tanto Stryx è stato preciso ed insistente, tanto TEGA è labile e lapidario. Nel frattempo acquisto un cd dei Dream Theater alla “Ricordi” di Termini e lo dedico a Lest4t.

Da Feltrinelli in viale Marconi incontro invece chen- e Feadin. Dopo altri 30 euro di acquisti coperti da buono sconto e una sana quantità di cazzate pronunciate ci salutiamo e ci diamo appuntamento al giorno dopo, non senza avere prima consumato quantità di cibo unto e grasso (sfincione palermitano per quanto mi riguarda) nella nota pizzeria-rosticceria “Da Ringo”.

Vado a dormire dopo aver comunicato a Lile l’arrivo dello Stryx nella sua zona per il giorno seguente.

 

Sabato 25 Aprile

 

Il buon Eugenio, colpito ancora dalla sindrome della mamma di Yamazaki, mi avvisa via SMS di ogni suo spostamento e del ritardo del Pullman Salerno-Roma. Ohibò, una corriera che proviene dal sud che fa ritardo. Non l’avrei mai creduto possibile…

Ma spinto dal senso del dovere alle 12:30 sono già a Tiburtina, a godermi torme di extracomunitari, pazzoidi e calabrolesi di mala genia.

Di ulteriore compagnia sono i messaggi di Jako che da un “vengo Venerdì” era già passato ad un “arrivo Sabato all’ora di pranzo” che ora si è trasformato in un “non ho una lira per comprare il biglietto, sto facendo la questua fra gli amici e probabilmente vendendo l’ano al miglior offerente potrò essere da voi prima o poi”. Ma purtroppo caso vuole che non ci sia docEru ad approfittare dell’offerta. Jako quindi non arriverà più. Neanche il suo didietro è più quello di una volta.

Tre quarti d’ora dopo si ha la conferma che Carlo Levi si è sbagliato: Cristo non s’è fermato ad Eboli, ma è arrivato sano e salvo a Roma, in tutta la sua santità metallara. Nonostante fuori ci siano troppi gradi per vivere degnamente il buon Stryx come di consueto si presenta nel suo cappottone di pelle nera d’ordinanza.

Se non altro è un uomo troppo bello per fargli appunti di qualsiasi genere, anche perché la mia presenza al suo arrivo lo riempie chiaramente di tranquillità, facendogli passare la già pluricitata sindrome.

Pochi minuti dopo fa la sua apparizione Lile, con giusto tre quarti d’ora di ritardo rispetto alle sue affermazioni della sera precedente, ma comunque in orario per far sembrare Eugenio e me meno gay di quanto saremmo sembrati soli soletti.

A questo punto è ora di andare a Termini ad attendere l’arrivo di INTENSO73, un altro che non si è fatto mancare nulla in termini di SMS. Scomparso letteralmente dal mondo fino al Giovedì, il Sabato mattina ha recuperato illustrando tappa per tappa il suo viaggio mediante Frecciarossa, il fantomatico treno ad alta velocità che copioso lustro concede alla Nazione tutta attraverso i suoi mille servigi, non ultimo quello di trasportare il Berlusconi-ferroviere di qualche settimana fa…

Tornando ad Intenso sono splendide le sue continue richieste di accoglienza mediante spargimento di petali di fiori al suo arrivo. Cosa che non si è potuta verificare puntualmente, ma per cause non a me imputabili.

Verso le 13:45 la compagnia minima formata da me, Lile e Stryx raggiunge Termini e con precisione “Spizzico”, nota catena di pizze da asporto. Parlando del più e del meno e mangiando di gusto si fanno finalmente le fatidiche 14:30, orario di arrivo del Lumbàrd.

Trovare il binario d’arrivo è cosa veloce e semplicissima, ma nonostante lo scorrere del flusso di gente dal treno arrivato e fermo sia finito da un bel po’ non ci è dato di individuare INTENSO73 in nessun luogo. In seguito scopriremo perché.

Dopo 10 minuti a guardarci a destra e sinistra, in alto e in basso, verso il cielo stellato sopra di noi e verso la legge morale dentro di noi, notiamo un puntino nero che zampetta allegramente in lontananza. Si è palesata la presenza, finalmente.

Baci, abbracci, strette di mano, scambi di effusioni e palpatine veloci, e la compagnia decide di prendersi un caffè. Ora ditemi quello che volete, ma io sto rito del caffè non lo comprendo. A suo pari odio solamente il rito della “pisciatine”. Ma possibile che delle persone adulte non riescano a stare 8 ore senza prendere un caffè o senza andare a mingere in bagno? E che palle. E ci credo che l’Italia è allo sfascio. Altro che tempo perso sul pc, qui ogni cosa è interrotta da urina e caffè…

Tralasciando questo mio sfogo da non drogato da bevande cancerogene se ingerite bollenti e da possessore di una prostata ancora ben funzionante e delle dimensioni standard, finito di bere il caffè la compagnia dei quattro decide di optare per un “giro di Roma” in modo da occupare il pomeriggio prima dell’arrivo di ulteriori soggetti.

La decisione è accolta con entusiasmo da Daniel (o Daniele, o Danie’ come l’ho chiamato io per 3 giorni per evitare il dubbio) e con pianti disperati, urla di protesta ed infine sommesse lamentele da quel napoletano di Stryx, che non perde occasione di dimostrare al mondo quanto gli abitanti del Meridione siano pigri, lassisti ed improduttivi.

Ci impelaghiamo dunque in un giro comprendente Colosseo – Fori Imperiali – Altare della Patria – Campidoglio – Via del Corso – Fontana di Trevi – Piazza di Spagna, con sosta ristoratrice (e dispendiosa) da San Crispino, nota (e dispendiosa) gelateria della Capitale. Dopo questa irrinunciabile (e dispendiosa) fermata e una breve occhiata a Trinità dei Monti il gruppo si divide. Mentre Lile se ne torna a casa sua per poi ritornare in serata, io, Stryx e INTENSO73, nella nostra avvenenza, ci dirigiamo alla volta di Marconi, ove ci attendono chen- e picions.

È da ricordare che nel pomeriggio di Sabato era prevista una partita di calcetto, ma le defezioni di TEGA (soprannominato ormai “Arrivo” a causa dei suoi messaggi), Yamazaki (passato dall’epiteto di “tanto se ne va” a quello di “mamma non vuole, papà nemmeno / come faremo / a fare all’amor”), scrim (che ha perso un piede tre giorni prima della partita…), P`Lai (che ha fuso il motore del Pandino, R.I.P.), Jako (che come già detto si stava prostituendo) e altri maledetti puzzoni l’hanno resa impossibile. Nonostante ciò la speranza che è l’ultima a morire materializza nelle mani di chen- una busta con completo da calcetto che rimarrà purtroppo inutilizzato.

Mentre ci scambiamo di nuovo saluti, baci, coccole, dita nel naso vicendevoli ed ogni altra sorta di lubriche schifezze fa la sua comparsa Feadin, la concubina di chen-. E fin qui nulla di strano. Di strano c’è invece il suo accompagnatore, un tedesco di Benevento palesemente effeminato e presumibilmente gaio come neanche la scienza di Nietzsche. Intimorito da tanto strabordare di ormoni ambigui Eugenio in un atavico moto di paura tenta di nascondersi dietro di me. E ciò fa comprendere che anche lui in quanto a tendenze omosessuali non scherza…

A questo punto i 5 uomini finora citati (io, Stryx, Intenso, chen- e picions) salgono nella mia stanza in affitto e si danno alla creazione di un clima di allegro momento cameratesco, che inganna il tempo fino alla cena. Fra una interpretazione del “Cristo Morto” del Mantegna, una foto di gruppo e quant’altro si decide anche di fare un simpatico giro di telefonate agli assenti. E nessuno risponde. Nessuno tranne uno… Per un errore di comunicazione fra Valerio e me risponde anzi prima la madre di quest’uno. Come tutti voi lettori avrete intuito questo fantomatico innominato è il sempre troppo poco vituperato e biasimato Lest4t, aka Robertino il sociopatico.

Con questo viscido essere senza alcuna dignità ci intratteniamo telefonicamente per circa un quarto d’ora, saggiando il suo precario stato psicofisico e accorgendoci ancora una volta che è tutta una cazzata e che semplicemente è uno stronzo. Ovviamente tutto questo detto in simpatia (Robe’ t’ammazzo, lo sai no? Ogni movimento di ciccia gelatinosa vicino la tua figura potrei essere io, ricordalo sempre…). Dopo aver lungamente mandato a quel paese quella sboldra di Butterfly^^ che non rispondeva ci siamo infine decisi sul luogo della cena, che vedrete illustrato più in basso da una foto in cui Stryx si compiace per la scelta.

 

Eugenio Omo

 

La trattoria offre un buon pasto in allegria e a prezzo ragionevole. L’allegria prosegue nel tragitto fino al pub. E mentre siamo davanti all’ingresso del Lord Lichfield, tappa fissa di ogni meeting, arriva un SMS agognato ma in cui ormai nessuno sperava più molto: TEGA ci fa sapere che è arrivato. Grida di gioia, giubilo ed esultanze maori si spengono alla notizia che l’owner è sì arrivato a Roma… ma non in un luogo raggiungibile, bensì a Campo dei Fiori. Il Sabato sera.

Prima parentesi: andare a Campo dei Fiori il Sabato notte a Roma è come tentare di arrivare a Gaza durante un’offensiva israeliana, per numero di check point e rischio per l’incolumità personale.

Seconda parentesi: TEGA si è dimostrato l’essere che più al mondo interpreta personalmente la parola “organizzazione”. In pratica vive non alla giornata, ma al momento. “Carpe diem” per lui è un invito alla calma, alla morigeratezza. Lui non coglie l’attimo, lo precede. Male. Gira che ti rigira, fra il nostro sommo scorno, il povero modenese è costretto a mangiare da solo nell’amena località romana in cui si è recato.

Intanto al pub siamo raggiunti da Lile. Fra una presa in giro di Rutger Hauer (una povera neo-laureata che festeggiava al tavolo accanto a noi e che assomigliava in tutto e per tutto all’attore olandese-americano) e un fuoco continuo di pezzetti di carta sparata mediante cerbottana ricava da una cannuccia piena di frappè alla fragola, ci scappa anche una telefonata all’eminenza grigia conosciuta dai più come Perian, che non perde occasione per dimostrarsi uomo di tatto rifiutando di parlare con Valentina e alla fine parlandoci lo stesso in un imbarazzante momento di giovialità. Ma come d’incanto arriva nuovamente il momento di Marcello. Il buon modenese dichiara d’aver preso il Taxi ed essere in dirittura d’arrivo per viale Marconi.

Ci rechiamo ad accoglierlo come si deve, ma per sua fortuna non abbiamo armi. Onde evitare che il poverello non si goda proprio nulla del meeting decidiamo di recarci in un altro pub, dove giustamente la musica ha un volume talmente alto da impedirci ogni forma di comunicazione. Ottimo per gente che si vede una volta l’anno (o nella vita…).

Come è, come non è, la nottata scorre tranquilla e considerata l’esigenza di Stryx di arrivare a prendere l’autobus a Tiburtina alle 7 di mattina ci rechiamo a dormire ad un’ora più consona del solito. Alle 3.15 siamo già a letto. Alle 6.00 siamo già in piedi.

 

Domenica 26 Aprile

 

Per non perderci neanche un minuto della superba presenza di Eugenio si decide con somma gentilezza di accompagnarlo a prendere il pullman per il ritorno ad ore antelucane, fra l’altro scelte senza motivo alcuno visto che dopopranzo è pieno di autobus per Salerno. Ma tant’è che Stryx ha la sindrome della mamma di Yamazaki e quindi con apprensione non si fida delle autolinee e vuole essere a casa il prima possibile. Alle 7.00 arriviamo alla stazione Tiburtina (2 volte in due giorni… e non finirà qui) e salutiamo il metallaro dei poveri che parte su un torpedone carico di calabrolesi, che io non manco di insultare in modo che possano poi prendersela a bordo con Eugenio.

Rimasti soli io ed INTENSO73 optiamo per un secondo giro turistico di Roma, che toccherà San Pietro – Castel Sant’Angelo – Lungotevere – Piazza Navona – San Luigi dei Francesi – Pantheon – Montecitorio – Palazzo Chigi – Quirinale – Fontana di Trevi (per vicinanza alla metro, non perché volessimo fare a tutti i costi il bis) – Piazza Barberini.

Ovviamente nella programmazione del giro avevo completamente dimenticato di mettere in conto che fosse Domenica, e che quindi ogni santissima chiesa fosse occupata dalla Santa Messa che, e non ci avevo mai pensato, impedisce il turismo. Un’altra pecca della maledettissima Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Ci godiamo dunque il colonnato del Bernini da oltre le transenne mentre in piazza si incomincia a radunare la folla per l’Angelus domenicale. Io e Daniel (o Daniele) cogliamo l’occasione per una lunga chiacchierata sui mali della fede, della chiesa, del cristianesimo, dell’informazione italiana e di altro ancora, in un dialogo pregno di contenuti di elevato interesse socioculturale di cui nessuno di voi avrà mai intera trascrizione. Sono quei momenti irripetibili che solo 3 ore di sonno e ore di cammino nelle gambe possono creare.

È ora di colazione e si provvede in un bar su via della Conciliazione ad espletare questo bisogno primario, mediante l’ingestione di orzo e cornetto da parte di Daniele (o Daniel) e di cannolo siciliano da parte mia. Cannolo che sarà poi la base di una ulteriore disquisizione di notevole interesse sul cibo locale, prodromo ad una lunga chiacchierata sullo stesso argomento che si svolgerà il giorno seguente.

La maledizione della Messa ci coglie anche al Pantheon, chiuso al pubblico per la funzione, ma non a San Luigi dei Francesi. La Rivoluzione del 1789 qualcosa di buono ha fatto. La chiesa è aperta e visitabile, se Messa ci deve essere non è detto che per forza bisogna cacciare quei poveri Laici che vogliono ammirare la bellezza dell’arte (in questo caso Caravaggesca). Ricordo polemicamente che il Pantheon è precedente di molto al Cattolicesimo, eppure non s’è potuto visitare perché quattro stronzi credenti volevano seguire la messa. Come se contassero di più delle centinaia di turisti costretti ad osservare il monumento romano dietro le transenne.

Alla fine del lungo giro turistico si fa nuovamente il momento del pranzo, organizzato con solerzia da Feadin da “Bucatino”, famoso locale di cucina romana della Capitale. Avvisiamo TEGA prima di mezzogiorno di farsi trovare alla metro per l’una. La risposta è, neanche a dirlo, “Arrivo”.

All’una non solo non arriva, ma neanche risponde al cellulare…

Ci rechiamo dunque in quattro al ristorante (io, Daniel o Daniele, Valerio e Carlotta) e mangiamo come dei giustiziandi prima di essere appesi al palo più alto. Verso le 14:00 l’owner Marcello ci avvisa del fatto che è sveglio e che mangerà da solo. Di nuovo.

Finito il lautissimo (e alla fine neanche troppo costoso, sebbene dispendioso) pranzo, la gentilissima Feadin, nonostante un mostruoso ritardo per impegni propri, acconsente di accompagnarci al parco Ildefonso Schuster, altro luogo “cult” dei meeting.

Sulle panchine dei prati di San Paolo ci diamo finalmente a quello che ci riesce meglio: l’imitazione dei pensionati con seri problemi fisici. Ed il risultato è perfetto. Nessuno potrebbe dire che siamo tre baldi giovani. Sembriamo in tutto e per tutto tre asfittici vecchiacci immondi. Postura, gas corporei, odore e discorsi sono proprio quelli di un simpatico gruppo di ottantenni. Ma le cose belle non durano per sempre. Come per magia riappare TEGA, naturalmente sottoforma di SMS.

“Arrivo”.

Questa parola incomincia ad essermi familiare…

Dopo una telefonata chiarificatrice si comprende che questa volta “arrivo” significa “Mi hanno detto di andare alla stazione Trastevere e aspettare il 170, attendetemi lì”.

E siccome io sono una persona onesta, gentile, generosa e stupenda sotto ogni punto di vista morale convinco chen- ed INTENSO73 a raggiungere a piedi la fermata del 170.

Ne passa uno.

E di TEGA nessuna traccia.

Ne passano due.

E di TEGA nessuna traccia.

Ne passano tre.

E di TEGA nessuna traccia.

Impegnati nella consumazione al bar in modo da poter stare seduto al tavolino come i pensionati di cui sopra decidiamo dunque di telefonare, per scoprire che TEGA è ancora là, aspettando che passi qualcosa. Gli si consiglia di prendere anche il 766, volendo.

Un quarto d’ora e TEGA arriva.

Dopo una Coca-Cola e un po’ di chiacchiere si riparte per San Paolo.

Qui lo scorno si insinua nelle coscienze di noi poveri quattro bambini pensionati. Tutti, e dico tutti, hanno un pallone. E noi nulla. Centinaia di persone che giocano ad i giochi più disparati, tutti con la palla. E noi nulla. Centinaia di persone che utilizzano palloni. E noi nulla. Persone che usano palloni in modo non convenzionale. E noi nulla. Bambini troppo piccoli anche solo per capire che forma ha un pallone, ma comunque con un pallone in mano.

E noi nulla.

Lo sconforto diventa tristezza e tentiamo il gesto estremo. Il furto del pallone abbandonato.

Il pallone non risulta però abbandonato, ma di proprietà di un padre che lo sta usando come “palo” nella partitella con il figlio.

E a questo punto scopriamo che al mondo esiste ancora la pietà, la carità umana, la bontà. Il padre di famiglia, guardando i nostri occhioni profondi è preso dall’empatia del calciofilo e rinuncia orgogliosamente al “palo” per offrirci con somma solidarietà il modo di ingannare le seguenti due ore.

Due ore che passano nella magnificenza del gioco del pallone, cioè del passarsi la palla in un ideale quadrilatero senza alcun obiettivo reale tranne quello di rendersi ridicoli di fronte al mondo, in questo caso rappresentato da Feadin e Lile sopravvenute nel frattempo.

Una menzione particolare per INTENSO73, che sul prato e con un pallone fra i piedi si scopre sir, baronetto, nobile e altolocato.

[ironia] Come Legolas sulla neve, come un elfo sul terreno impervio, lui libra due centimetri sopra la base terrestre di noi comuni mortali. Movimenti leggiadri, da ballerino esperto, incantano i presenti. E le sue scarpette Prada fanno quello che neanche Maradona poteva fare. Una gioia per gli occhi.

Nonostante tutti abbiano detto “Ma quello vestito da prete chi è?”, “Perché sei venuto vestito da prete?” o “Ma è un prete quello?”. Bifolchi. Non apprezzano la purezza dell’arte. [/ironia]

Finito di giocare a pallone inizia l’Odissea.

Il viaggio.

TEGA, dopo essere finalmente arrivato, vuole ripartire.

La sublime e sempre più gentile Carlotta ci porta tutti quanti (tranne Lile che ci saluta) a Termini, per far prendere a TEGA il treno di ritorno per Modena.

Ma nel tragitto si scopre l’arcano: Marcello non ha la benché minima idea di quale treno prendere, semplicemente spera che ce ne sia uno.

La scoperta non è solo dei presenti, ma anche della povera genitrice di TEGA, che viene presa a male parole dal figlio perché ha osato preoccuparsi del suo stato, visto che è partito da solo per Roma e non sa quando torna. Che madre degenere.

Il figlio esasperato da una telefonata in due giorni decide dunque di rispondere pressappoco così: “Porco zio mamma non devi rompermi i coglioni, quando torno torno, te lo faccio sapere, puttana Eva, lasciami in pace, che cazzo ti devo dire, non so nulla”. Segue spegnimento del telefono.

Momento d’estasi. Yamazaki, impara.

Arriviamo a Termini. Il treno non c’è, se non a notte inoltrata.

Si parte dunque per Tiburtina, terza volta in due giorni.

La notte attorno alla stazione Tiburtina è una meraviglia. Farebbe paura ad Alien e Predator messi assieme nello stesso essere. Quintalate di gente strana. E noi c’eravamo.

Arrivati a Tiburtina si scopre che il treno c’è. Ma è un Intercity, parte due ore dopo e arriva a Bologna alle 3 del mattino seguente. TEGA decide di prenderlo lo stesso.

Inganniamo le due ore mangiando della pizza in una pizzeria al taglio lì vicino. Appena finito torniamo a Tiburtina.

Cerchiamo il binario 19 da dove dovrebbe partire il treno.

Il binario 19 non c’è. Il cartello “Binario 19” indica una porta chiusa e sbarrata, tutti gli altri binari invece sono ottimamente indicati…

Dopo un attimo di ilarità mista ad isteria nervosa, risolviamo l’arcano e troviamo il binario 19.

Dopo mezz’ora (il treno è ovviamente in ritardo) il nostro beneamato owner, capo e bellissimo uomo parte fra una folla di battone ucraine.

Ad oggi, 30 Aprile 2009, non si hanno ancora notizie di TEGA.

Carlotta opta per un ultimo servizio navetta e ci riaccompagna tutti a casa.

 

Lunedì 27 Aprile

 

Ultimo giorno di mitinghe, un EP (Extended Play) che coinvolge solo me ed INTENSO73. O meglio, comprende noi due nel primo pomeriggio.

In mattinata il sottoscritto ha dormito, dormito tanto e profondamente.

Mentre il baronetto-prete girava al Verano ad osservare i monumentali sepolcri romani.

All’ora di pranzo siamo poi andati a mangiare da Ringo, la suddetta pizzeria, ed è partita una lunga e fondamentale per i destini dell’uomo d’oggi discussione sulla cucina, proseguita anche durante il gelato post-prandiale da Ping-Pong e durante il tragitto verso casa.

Anche INTENSO73 è caduto vittima della focaccia coi ciccioli.

Tra una chiacchiera e l’altra semplicemente s’è fatto tardi.

Di corsa verso la metro, di corsa verso Termini. Cinque minuti di commiato straziante di commozione e il Frecciarossa riparte per la Lombardia, trascinandosi con sé i ricordi del probabile ultimo meeting di una serie storica.

Io sbaglio a prendere metro e arrivo all’Anagnina con l’autobus per Sora già partito, ma mi faccio notare mollando una spallata alla porta del mezzo in corsa, impietosendo l’autista che mi apre e mi raccatta, stanco ma felice.

 

Post-scripta

 

Valentina-Lile: c’è sempre quando ci deve essere. Fondamentale ed irrinunciabile. Ma non è una novità.

Valerio-chen-: nonostante tutto (e cioè che è uno stronzo) c’è sempre anche lui. E fa la sua grandissima parte. Un ringraziamento sentito.

Carlotta-Feadin: un amore di donna. Si presta ad ogni nostra scemenza, e ci mette anche del suo offrendoci la sua macchina. E quando la guida lei non devi neanche temere che ti investa…

Eugenio-Stryx: torna da solo, affrontando il viaggio scomodo e gli orari improbi solo per vederci. Ormai rientra a pieno diritto nella lista degli amici e non dei semplici conoscenti. E dispiace molto che ci separino centinaia di chilometri.

Daniel (o Daniele)- INTENSO73: cosa dire. È venuto una volta dopo anni di titubanze ed ha lasciato un segno indelebile. Prometto solennemente che anche se lui non volesse più vederci io farò di tutto per rincontrarlo, a costo di metterci una vita. Vale il discorso di Stryx, anche lui sarebbe un ottimo vicino di casa, auspicabile perfino.

Marcello-TEGA: che dire… commovente. Viaggi scomodissimi, centinaia di chilometri macinati, ore di ritardo, soldi spesi. E tutto per vederci qualche ora. Noi che neanche lo conosciamo bene. Noi che siamo “solo” conoscenti di chat. Encomiabile. Un mito. La dimostrazione di quello che si dovrebbe fare in un canale di chat. Una persona seria. Un amico. Se è ancora vivo. Sperèm.

Puntata di Studio Aperto

Ok, la notte farei meglio a dormire, invece che chattare. Sono d’accordo.

[00:38:39] <Abulafia> ma non lo sa il clima che uno sbalzo sopra i 5° fa male?
[00:38:44] <Abulafia> non lo sente studio aperto?
[00:38:45] <Abulafia> eh?
[00:38:46] <Abulafia> EH?
[00:38:49] <Abulafia> e che cazzo.
[00:39:05] <Fab`> ahahahah
[00:39:06] <Abulafia> e poi i vecchietti muoiono.
[00:39:11] <Abulafia> e le veline vanno in giro nude.
[00:39:19] <Abulafia> e gli extracomunitari ci ammazzano tutti.
[00:39:23] <Abulafia> tette.
[00:39:24] <Abulafia> culo.
[00:39:27] <Abulafia> berlusconi è dio.
[00:39:28] <Abulafia> culo.
[00:39:30] <Abulafia> fregna.
[00:39:36] <Abulafia> prodi fa i sorchini ai comunisti.
[00:39:42] <Abulafia> velina. fregna. tettona.
[00:39:47] <Abulafia> pubblicità.
[00:39:53] <Abulafia> non ci sono novità, vi lasciamo a studio sport.