ITALIA – SLOVACCHIA 2-3


Sicuramente la peggiore prestazione dell'Italia in questo mondiale. Un primo tempo orribile, partito già all'inizio in attesa delle azioni avversarie, quasi a difendere lo 0-0 e sperare nel contropiede. Il 4-3-3 di Lippi non funziona: siamo sotto tatticamente, la difesa non ingrana, De Rossi è costretto a indietreggiare per proteggere i centrali e il centrocampo si ritrova con un uomo in meno. Alle punte come al solito non arrivano rifornimenti e quando arrivano mostrano dei grossi limiti. Grossi perché oltre che tatticamente la Slovacchia ha sovrastato gli azzurri anche fisicamente (ma possibile che stiamo sempre dietro tutti? Le africane perché sono africani, gli scandinavi perché sono scandinavi, i sudamericani perché sono sudamericani… ogni volta c'è una scusa "etnica" per giustificare la nostra scarsezza atletica. Ma sono giocatori o impiegati del catasto?). E se non bastasse anche a livello tecnico gli sloveni hanno mostrato una certa superiorità. Vittek e Hamsik in primis.
Il secondo tempo è l'emblema di questa squadra: centrocampo accettabile (con Pirlo all'ottimo rientro), brutta difesa e attacco a corrente alternata legato al colpo del momento. Tutte cose che non possono bastare e non bastano ad andare avanti in un mondiale.
Si ricomincia fra 4 anni, senza troppi drammi, senza troppe condanne, senza troppe assoluzioni (bestemmia libera, però). Ciao ciao o

Marchetti 5,5: sempre un po' incerto nelle uscite, non ha colpe sui gol. Di certo non demerita ma neanche aiuta. Sarebbe utile rivederlo difeso da un reparto degno.
Zambrotta 5,5: spinge molto meno delle precedenti partite anche per il cambio di modulo. In difesa sta molto attento ad Hamsik che spesso si allarga sulla sua fascia. Sostanzioso ma non prezioso. Nel secondo tempo non fa nulla che si possa notare.
Chiellini 4,5: come al solito nei contrasti è un leone, ma in campo non sa proprio starci. Sbaglia tutti i movimenti, la zona non è pane suo. Fuori posizione molto pericolosamente almeno 4 volte nel primo tempo. Nel secondo tempo va in bambola totale.
Cannavaro 4: peggio di Chiellini. Nel primo tempo il suo apporto è men che nullo. Si fa segnalare anche per una espulsione evitata dovuta alla pietà dell'arbitro. Il terzo gol è soprattutto colpa sua, 3 errori in 3 partite. Non va e se ne va. Ciao ciao o
Criscito 5,5: continua il suo mondiale anonimo ed incerto. Non spinge e difende male: non regge il confronto a livello fisico (viene spostato come un fuscello), né tecnico (viene spesso passato in dribbling o su contrasto). Tatticamente però è fra i meno peggio, la posizione per una volta sembra saperla tenere. Esce nel secondo tempo per garantire più spinta sulle fasce.
Gattuso 4,5: i primi 10 minuti sono a buoni livelli, poi finisce la benzina. Assolutamente inutile in fase di gestione della palla, tenta per lo meno di fare un po' di pressing e finisce per scavare un ginocchio avversario… Nel secondo tempo non sarebbe servito a molto. Poteva stare a casa, su.
De Rossi 4: pessimo nel primo tempo, soprattutto a causa dell'erroraccio in disimpegno che porta al gol. Ma non è solo questo il punto. Non trova mai la posizione, gioca troppo arretrato e la condizione fisica non gli permette di giocare a tutto campo come gli era successo all'esordio. Molto impreciso in tutto quello che fa, sembra spento anche a livello agonistico. Secondo tempo da dimenticare più del primo, scompare dal campo e non torna più.
Montolivo 5: la peggiore partita del girone per lui, costretto a giocare da interno sinistro e a far valere più il fisico che i piedi. Prova nel primo tempo la solita ciabattata da fuori, ma anche questa volta non va. E' l'unico che sembra dimostrare una superiorità tecnica in campo, ma in quella posizione non riesce a rendere. Esce anche lui. Con qualche rimpianto.
Di Natale 5,5: parte attaccante ma già nel primo tempo arretra pian piano fino a centrocampo, sperando di trovare una palla degna di questo nome. Di sicuro se dietro si gioca così male lui può fare poco, ma almeno qualche guizzo in più lo si attendeva. Ed arriva nel secondo tempo. Un gol e qualche errore non bastano però per la sufficienza. Lui è fra quelli che meritava di più da questo mondiale.
Iaquinta 4,5: marmoreo nella sua insipienza. Vince qualche contrasto, regge il confronto fisico, è utile sui calci piazzati difensivi di testa. Sembra la descrizione di un libero, più che di una punta, no? Fa UNA bella cosa nel secondo tempo. Troppo poco. Basta nazionale per lui, vi prego.
Pepe 4: assolutamente fuori partita. Dalla sua ha la costanza fisica, ma non serve a nulla. E' più che imbarazzante quando deve gestire la palla, dimostra di non poter inventare nulla. Andrebbe servito in profondità incrociando le dita. Magari per una volta la prende bene. E invece no. Non da nazionale. Non doveva essere qui, ma purtroppo essendo stato acquistato dalla Juventus continuerà a stare in squadra. Immeritatamente.

Maggio 5,5: solo 45' per lui, non se la cava né male né bene. E' entrato per attaccare e non ha attaccato, quindi va sotto la sufficienza anche senza commettere errori di rilievo.
Quagliarella 6: gioca centrocampista sinistro, ennesima posizione nella sua duttile carriera. Cresce tantissimo coi minuti e si dimostra la pedina che mancava all'attacco italiano.  Gran gol, aumenta tantissimo il rimpianto di aver visto 3 volte Iaquinta in campo, 2 volte Gilardino  1 volta Pazzini e solo 45 minuti lui… Mezzo punto in meno per l'assurda sceneggiata nella porta slovacca. Un po' di dignità, per favore.
Pirlo 7: mezzo punto in più perché è l'unico giocatore italiano che in 3 partite dà motivo di credere che il nostro sia un paese calcisticamente avanzato. Non sbaglia nulla, prende per mano la squadra e c'è da ricordare che è pure mezzo rotto. In mezzo ai campioni può anche sembrare indolente, in mezzo al nulla tecnico risalta come un riflettore nella notte.

Questo estratto è di una bellezza insostenibile. Adoro quando scopro che qualcuno ha già detto in maniera sublime quello che penso. Ecco perché citare non è segno di erudizione ma di modestia: va riconosciuto che c'è spesso probabilmente qualcuno che ha scritto in maniera egregia ciò che si sostiene. Le parole proprie non sono sempre il meglio.

INDIFFERENTI

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci, "La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

ITALIA – NUOVA ZELANDA 1-1

Quarto d'ora iniziale da incubo, l'Italia gioca come una squadra di terza categoria contro una squadra di dilettanti fallosi. Lanci lunghi e non pedalare, visto che nessuno corre o si muove. Shock psicologico dovuto al gol a parte, non si può giocare così male. Dopo il pareggio su rigore gli azzurri crescono moltissimo e guadagno come loro solito il controllo del campo, ma con esiti del tutto sterili. Da segnalare l'eccessiva fallosità degli avversari che colpiscono con cattiveria, e la solita furbizia dei "nostri", che sanno come, quando e perché buttarsi per ottenere l'attenzione arbitrale. Ma stavolta nei primi 45 minuti c'erano due espulsioni "serie", ne hanno ricavato un'ammonizione ed un rigore (abbastanza opinabile). Meglio che nulla.
Il secondo tempo è totalmente inutile, si poteva non giocare. Lippi come nella partita contro il Paraguay si rende conto di aver toppato la formazione e fa due sostituzioni immediate (seguite da una terza più avanti). Si rivelano comunque inutili. Lo pseudo 4-3-3 infatti è in realtà un 5-1-2-2, con De Rossi che va a fare il libero più che il centrocampista, Montolivo a fare il mediano, Di Natale e Camoranesi mezz'ali senza licenza di attaccare. E le inutili due torri di Pazzini e Iaquinta a rimbalzare tra i colossi avversari. Tra cross e calci d'angolo in quantità industriale finisce una partita tutto sommato pessima.
Nei voti per ogni giocatore verrà calcolato uno 0,5 in meno, perché giocavamo contro la Puzzonia (cit.) e non si può non tenerne conto.

Marchetti 5: chiamato in causa una sola volta nel primo tempo, sbaglia. La colpa non è solo sua, ma la responsabilità è evidente. Rimane a metà strada fra l'uscita e la porta e si fa beffare da un tiro non irresistibile, né forte e né angolato. Nel secondo tempo non fa nulla perché nulla viene chiamato a fare, ma a volte sembra titubante a lasciare la linea di porta.
Criscito 5: sembra migliorare rispetto alla prima partita, se non altro perché inizia a correre e prova ad avanzare più spesso del tranquillo esordio. Viene servito poco e male, ma è anche malamente assistito da Marchisio. Nel secondo tempo non mantiene il trend e ma commette almeno 3 errori gravi in marcatura e sbaglia parecchi appoggi e lanci. Tecnicamente non di livello mondiale, ancora.

Chiellini 6: nettamente meglio oggi rispetto all'esordio mondiale. Vigoroso in difesa, spesso avanza a centrocampo a cercare il contrasto a terra o di testa. Utile anche in avanti dove però mostra limiti tecnici coi piedi. Ma non dovrebbe essere compito suo segnare. Fra i più in palla, comunque.
Cannavaro 5: due errori in due partite, due goal. Non ci si può passare sopra. Nei contrasti fuori area è ancora qualche spanna sopra gli altri, di testa è capace di anticipare avversari a cui regala venti centimentri d'altezza, ma in area ormai ha pecche grandi. Grandissime. Nel secondo tempo si blocca in difesa e non si muove più.
Zambrotta 6,5: il migliore nel primo tempo, sembra tornato quello del 2006, limiti fisici permettendo. Si propone in avanti con costanza (anche perché dalle sue parti la Nuova Zelanda ha il nulla), ma non ha più lo spunto per saltare l'ultimo marcatore. Riesce comunque a mettere al centro palle decenti. E' anche troppo cercato dai compagni e i risultati si vedono nel secondo tempo. Crolla fisicamente e si propone molto meno, ma alla fine rischia di segnare un gol con una bella incursione. Avessero giocato tutti come lui, parleremmo di una vittoria.
Marchisio 4: come diceva chi sapeva parlare, è totalmente avulso dalla squadra, dalla manovra e dal gioco. Semplicemente non è il campo. Tecnicamente mostra buone cose le rare volte in cui tocca la palla, ma non viene mai servito e si muove troppo poco per recriminare su questo fatto. In più fisicamente sembra cedere tanto all'avversario. In più io noto quasi una spaccatura a livello umano, così pochi palloni passati verso uno che giocando ala dovrebbe allargare il gioco e far respirare non possono essere solo un limite del giocatore nel dare fiducia… sta antipatico a qualcuno (e se è vero il labiale del video pre-mondiale, si merita anche peggio). Nel secondo tempo esce, giustamente. Dannoso più che inutile. Forse nella Juventus non era tutta colpa di Diego e Felipe Melo.
Montolivo 6: parte peggio che all'esordio, cresce con i minuti e si fa segnalare per un bel tiro nel primo tempo che si stampa sul palo. Attorno a lui si muovono poco, le uniche soluzioni sono l'appoggio a Zambrotta o de Rossi o il lancio lungo per le punte. Dovrebbero dargli più possibilità di servire qualcuno, ma nel secondo tempo gli vengono tolte anche queste possibilità. Gli tocca provare ancora il tiro da lontano, ma il portiere degli avversari si dimostra capace e attento. Predica nel deserto.
De Rossi 5: pessimo per più di metà del primo tempo, si riprende sul finale grazie alla furbizia (il rigore è regalato, poco c'è da dire) e le proprie capacità tecnico-balistiche. Un po' poco. Nel secondo tempo scala indietro a fare il difensore aggiunto, diventando totalmente inutile. Non so se è colpa sua o di Lippi, ma così non va.
Pepe 4,5: meno corsa della prima partita e se possibile ancor meno tecnica. E' imbarazzante quanto tempo ci mette a stoppare la palla e a girarsi. Non dimostra superiorità tecnica rispetto agli scarsoni neozelandesi, probabilmente è l'unico che non ne supera neanche uno in dribbling. Assolutamente dannoso in queste partite, può dire la sua contro qualche squadra migliore che ha un gioco e può subire la sua fisicità.
Gilardino 4: nullo, assolutamente. Vale in parte il discorso della prima partita: se non lo si serve, non segna. Ma anche lui in qualche modo dovrebbe farsi vedere di più. E con avversare di questa pochezza tecnica non può assolutamente solo aspettare. Giustamente ribocciato da Lippi.
Iaquinta 5,5: segna il rigore, si permette qualche giocata tecnica (Vincé… ma perché tutti quei colpi di tacco? Non sono cosa tua…), ma per il resto è una statua di marmo. Immobile, non salta mai l'uomo e quando gli capita di stare in area è costantemente raddoppiato e anticipato. Non prova mai a partire palla al piede, non prova mai a cercare spazio. Meno inutile di altri, ma non è una consolazione

Camoranesi 6: almeno ci prova. Tanto movimento, tanta confusione, un buon tiro e la capacità di aprire la staticissima fase difensiva avversaria. E visto che questo è stato sempre il suo ruolo in Nazionale e nei club, non gli si può dare meno della sufficienza.
Di Natale 5,5: entra in area due volte e quasi ci scappa il goal in girata di gran classe. Per il resto gioca fra il ruolo di centrocampista sinistro arretrato e quello di interno sinistro di centrocampo. Così non serve assolutamente a nulla, Toto' a 33 anni non può giocare in altra posizione che quella di seconda punta con libertà di uscire dall'area di 10 metri e non di più. Con la sua tecnica poteva fare del male ai lungagnoni australi, così ha solo aggiunto cross inutili a crossi inutili.
Pazzini 5: entra tardi e non si vede per nulla tranne per un colpo di testa su calcio d'angolo, fra l'altro male indirizzato. Non era certamente la sua partita, non si può pretendere di fare il centravanti boa contro una difesa così alta.

Lippi 3: l'ho sempre difeso ora e 4 anni fa, le convocazioni non mi sono sembrate così sbagliate neanche stavolta, però la formazione in campo era indecente. Indecenti le scelte e indecente la preparazione. Fisicamente non ci siamo stati (movimento senza palla praticamente nullo), tatticamente le cose buone sono venute dalle capacità proprie dei giocatori. Mandare decine di palle al centro con i cross è segno di assoluta incapacità di leggere la partita e totale mancanza di idee. Possibile che in allenamento non abbiano mai provato uno schema diverso per calci d'angolo e punizioni? Assurdo.


ITALIA – PARAGUAY
1-1

 

Nel primo tempo dominio assoluto dell'Italia per i primi 10 minuti. La squadra dimostra una tecnica e una organizzazione di gioco di gran lunga superiore a quella degli avversari, ma non riesce a finalizzare le azioni. Arriva così raramente al tiro ed anche in quei casi la pericolosità è vicina al nulla. Nei dieci minuti successivi la partita si avvia verso una sorta di stallo, con gli azzurri che gestiscono palla ma non riescono più a mantenere il controllo del campo, disunendosi e permettendo al Paraguay di distendersi. E' il preludio allo sfascio. Pian piano i sudamericani guadagnano terreno e possesso di palla, seppur relativamente sterile, ma soprattutto incrementano la possibilità di avvicinarsi alla porta di Buffon. Su un calcio di punizione, il Paraguay passa. Pessima marcatura di Cannavaro e De Rossi che lasciano due metri alla torre avversaria per lanciarsi e staccare di testa.
Secondo tempo ancora all'insegna della capacità degli italiani di gestire quasi totalmente il gioco, complice anche il cambio di modulo. Lippi s'accorge che è impossibile continuare a far giocare Gilardino contro tutti ed inserisce Camoranesi e poi Di Natale. Il campo viene sensibilmente occupato meglio e le azioni offensive finiscono finalmente 15 metri più avanti, finalmente all'altezza dell'area di rigore. Purtroppo per noi sono tutte sterili tranne il calcio d'angolo che porta al pareggio di De Rossi. Qualche svarione in difesa e qualche distrazione a centrocampo regalano qualche brivido a Marchetti, ma la partita finisce con i tetracampioni ancora in avanti ma incapaci di creare occasioni vere.
Alla fin fine è un pareggio per cui non ci si può lamentare troppo. Da sottolineare che gli uomini scelti da Lippi sembrano tutti abbastanza "in palla", ma il modulo 4-2-3-1 ad opinione del sottoscritto non è assolutamente adatto a questa Nazionale. Non se almeno 2 dei 3 trequartisti non giochino da attaccanti veri.
 
Buffon 6: praticamente inattivo, incolpevole sul gol. Esce nel secondo tempo.
Criscito 6: in difesa dalle sue parti passano in pochi, quindi se la cava senza problemi. Poco supporto in attacco sulla fascia e qualche insicurezza nella gestione del pallone a centrocampo. Nel secondo tempo si vede appena un po' di più, ma non dà molta sicurezza. Sufficiente, alla fin fine.
Cannavaro 6: assolutamente libero di fare quello che vuole per i primi 20 minuti si permette sia una buona fase di impostazione sia qualche interessante sortita offensiva. Ma con l'aumentare della pressione avversaria mostra che non è più quello di 4 anni fa. Il goal avversario né è la prova certa. Nel secondo tempo la sua prestazione aumenta enormemente di qualità e nei contrasti si permette finezze da pallone d'oro. Bene così.
Chiellini 5,5: inoperoso in difesa, poco presente in impostazione e in avanti. Bene nei contrasti ma tatticamente inutile nel primo tempo, nel secondo si adagia all'andazzo e in più si irruvidisce. Deve migliorare in "pulizia" e capacità di rilanciare l'azione. In fretta.
Zambrotta 6,5: meglio del previsto. Spinge parecchio sulla fascia e dalla sua parte è anche chiamato a chiudere qualche volta le sortite avversarie. In termini di velocità e rapidità non può più dare molto, ma per lo meno si dimostra solido e volitivo.
De Rossi 7: una serpentina ubriacante nel primo tempo e il fatto di essere sempre libero e pronto a ricevere il passaggio o l'alleggerimento dei compagni dimostra che tatticamente e tecnicamente è di gran lunga il migliore in campo. Peccato per la scelta sbagliata del tempo del contrasto aereo in occasione del goal. Recupera ampiamente l'errore col goal del pareggio e con una prestazione che nel secondo tempo diventa maiuscola. In pratica gioca a tutto campo, da difensore aggiunto a uomo dell'ultimo passaggio, a finalizzatore. Il migliore.
Montolivo 6,5: molto bene per i primi 20 minuti e negli ultimi 10, va in bambola con tutto il resto della squadra dal 25° al 35°. Ruba una buonissima palla all'ultimo uomo avversario, ma finisce l'azione con una mozzarella indegna dei suoi piedi. Ineccepibile nei passaggi e nella visione di gioco, conferma qualche limite caratteriale. Nel secondo tempo invece sembra per larghi tratti tenere in mano la partita e le redini del gioco, prendendosi anche qualche responsabilità tentando dribbling, passaggi di qualità e un bel tiro angolato. Non fa rimpiangere Pirlo.
Iaquinta 6: come terzino avanzato non gioca male, ma non è il suo ruolo. Va bene attaccante esterno, ma che attaccante sia. Non ha messo piede in area se non in occasione dei calci d'angolo. Fisicamente è uno dei migliori, ma in quella posizione e con quei compiti è sprecato. Nel secondo tempo se ne accorge anche Lippi che lo sposta più avanti fino a farlo diventare prima punta. Mai un tiro in porta, ma la qualità dell'attacco migliora di molto. Va visto sin dall'inizio in avanti.
Marchisio 5: parte molto bene come tutti, ma scompare dal campo dopo 15 minuti. Anche lui visibilmente fuori ruolo, del trequartista ha solo una certa propensione al dribbling, ma manca totalmente dell'intuizione. Rallenta il gioco e non lo velocizza. Così come Iaquinta appare decisamente sprecato. Ma a differenza di Iaquinta lui finisce anche per non provarci e viene giustamente tolto dal campo da Lippi. Acerbo.
Pepe 6: fisicamente è lodevolissimo, tatticamente se la cava senza troppi patemi, ma sto tizio la tecnica non l'ha mai imparata… tanto movimento ma abbastanza inutile. E come per Iaquinta il discorso per lui è quello del "gioca troppo lontano dalla porta". Nel secondo tempo prende coraggio e prova cross e tiri in quantità, con risultati altalenanti. Alla fine uno così serve, certo che se non guardasse sempre la palla anche quando fa le cose più semplici darebbe un po' più sicurezza a compagni e tifosi.
Gilardino 5,5: isolatissimo e senza rifornimenti non può fare molto. Quel che è certo è che si adopera in un pressing continuo. Va su tutti i palloni correndo per 30 metri ogni volta che il Super Santos di quest'anno finisce fra i piedi del portiere. Magari se giocassimo con almeno due attaccanti invece che con un 4-5-1 potrebbe dare di più. Esce dopo un lavoraccio ingrato che gli appartiene poco, se gioca va supportato meglio. Altrimenti meglio un centravanti più fisico.
 
Marchetti 6: entra visibilmente tremebondo, con le famose ginocchia che fanno "Giacomo Giacomo", ma riprende il controllo e sulle sortite avversarie è sempre in posizione. Per il resto non è mai chiamato in causa.
Camoranesi 6: entra al posto di Marchisio e gioca sicuramente meglio di quest'ultimo. Sembra, come al solito, voler spaccare il mondo. Rimedia un'ammonizione e una grazia dall'arbitro, che avrebbe potuto espellerlo. Ma nonostante questo aggiunge un po' di imprevedibilità e tecnica alla fase offensiva della Nazionale.
Di Natale 6: anche lui va in campo molto carico, prova qualche giocata di classe e dimostra una buona visione di gioco. In più attira su di lui due marcatori fissi più un terzo in chiusura. Deve giocare dall'inizio, c'è poco da fare.


Resoconto Mitinghe 2009 #TerraDiMezzo

 

Venerdì 24 Aprile

 

Il raduno sarebbe dovuto iniziare in questa giornata, ma a quanto pare ognuno ha deciso arbitrariamente ed opportunamente di procrastinare l’arrivo al giorno seguente. Non per questo la giornata non è stata densa d’emozioni, grazie alla sempre simpatica presenza di SMS dagli strani contenuti, atti a dimostrare le scarse o difettose capacità mentali degli utenti di Ircnet.

Iniziamo con Stryx, all’anagrafe “Gegè”. Un bravo e baldo giovine, ma apprensivo come la mamma di Yamazaki. Nel giro di 2 giorni ha mandato messaggi in ogni forma: SMS, irc, Facebook, segnali di fumo, tammurriate, ultrasuoni e credo anche piccioni viaggiatori. E tutto per ricordare e sapere se avevo capito il fatto che sarei dovuto andarlo a prendere a Tiburtina il sabato alle 13:00. Caro Stryx, diciamo che pur essendo vecchio e rincoglionito ancora sono capace di tenere a mente UN luogo e UN orario. Ma grazie comunque per la tua presenza nella mia sfera sensoriale, è sempre gradita.

Attraverso SMS inizia anche l’epopea di TEGA. Il suddetto Marcellino aveva dichiarato il suo arrivo per il pomeriggio del Venerdì. Nel pomeriggio del Venerdì invece giunge solamente un suo avviso telegrafico riassumibile con “Arrivo”. Tanto Stryx è stato preciso ed insistente, tanto TEGA è labile e lapidario. Nel frattempo acquisto un cd dei Dream Theater alla “Ricordi” di Termini e lo dedico a Lest4t.

Da Feltrinelli in viale Marconi incontro invece chen- e Feadin. Dopo altri 30 euro di acquisti coperti da buono sconto e una sana quantità di cazzate pronunciate ci salutiamo e ci diamo appuntamento al giorno dopo, non senza avere prima consumato quantità di cibo unto e grasso (sfincione palermitano per quanto mi riguarda) nella nota pizzeria-rosticceria “Da Ringo”.

Vado a dormire dopo aver comunicato a Lile l’arrivo dello Stryx nella sua zona per il giorno seguente.

 

Sabato 25 Aprile

 

Il buon Eugenio, colpito ancora dalla sindrome della mamma di Yamazaki, mi avvisa via SMS di ogni suo spostamento e del ritardo del Pullman Salerno-Roma. Ohibò, una corriera che proviene dal sud che fa ritardo. Non l’avrei mai creduto possibile…

Ma spinto dal senso del dovere alle 12:30 sono già a Tiburtina, a godermi torme di extracomunitari, pazzoidi e calabrolesi di mala genia.

Di ulteriore compagnia sono i messaggi di Jako che da un “vengo Venerdì” era già passato ad un “arrivo Sabato all’ora di pranzo” che ora si è trasformato in un “non ho una lira per comprare il biglietto, sto facendo la questua fra gli amici e probabilmente vendendo l’ano al miglior offerente potrò essere da voi prima o poi”. Ma purtroppo caso vuole che non ci sia docEru ad approfittare dell’offerta. Jako quindi non arriverà più. Neanche il suo didietro è più quello di una volta.

Tre quarti d’ora dopo si ha la conferma che Carlo Levi si è sbagliato: Cristo non s’è fermato ad Eboli, ma è arrivato sano e salvo a Roma, in tutta la sua santità metallara. Nonostante fuori ci siano troppi gradi per vivere degnamente il buon Stryx come di consueto si presenta nel suo cappottone di pelle nera d’ordinanza.

Se non altro è un uomo troppo bello per fargli appunti di qualsiasi genere, anche perché la mia presenza al suo arrivo lo riempie chiaramente di tranquillità, facendogli passare la già pluricitata sindrome.

Pochi minuti dopo fa la sua apparizione Lile, con giusto tre quarti d’ora di ritardo rispetto alle sue affermazioni della sera precedente, ma comunque in orario per far sembrare Eugenio e me meno gay di quanto saremmo sembrati soli soletti.

A questo punto è ora di andare a Termini ad attendere l’arrivo di INTENSO73, un altro che non si è fatto mancare nulla in termini di SMS. Scomparso letteralmente dal mondo fino al Giovedì, il Sabato mattina ha recuperato illustrando tappa per tappa il suo viaggio mediante Frecciarossa, il fantomatico treno ad alta velocità che copioso lustro concede alla Nazione tutta attraverso i suoi mille servigi, non ultimo quello di trasportare il Berlusconi-ferroviere di qualche settimana fa…

Tornando ad Intenso sono splendide le sue continue richieste di accoglienza mediante spargimento di petali di fiori al suo arrivo. Cosa che non si è potuta verificare puntualmente, ma per cause non a me imputabili.

Verso le 13:45 la compagnia minima formata da me, Lile e Stryx raggiunge Termini e con precisione “Spizzico”, nota catena di pizze da asporto. Parlando del più e del meno e mangiando di gusto si fanno finalmente le fatidiche 14:30, orario di arrivo del Lumbàrd.

Trovare il binario d’arrivo è cosa veloce e semplicissima, ma nonostante lo scorrere del flusso di gente dal treno arrivato e fermo sia finito da un bel po’ non ci è dato di individuare INTENSO73 in nessun luogo. In seguito scopriremo perché.

Dopo 10 minuti a guardarci a destra e sinistra, in alto e in basso, verso il cielo stellato sopra di noi e verso la legge morale dentro di noi, notiamo un puntino nero che zampetta allegramente in lontananza. Si è palesata la presenza, finalmente.

Baci, abbracci, strette di mano, scambi di effusioni e palpatine veloci, e la compagnia decide di prendersi un caffè. Ora ditemi quello che volete, ma io sto rito del caffè non lo comprendo. A suo pari odio solamente il rito della “pisciatine”. Ma possibile che delle persone adulte non riescano a stare 8 ore senza prendere un caffè o senza andare a mingere in bagno? E che palle. E ci credo che l’Italia è allo sfascio. Altro che tempo perso sul pc, qui ogni cosa è interrotta da urina e caffè…

Tralasciando questo mio sfogo da non drogato da bevande cancerogene se ingerite bollenti e da possessore di una prostata ancora ben funzionante e delle dimensioni standard, finito di bere il caffè la compagnia dei quattro decide di optare per un “giro di Roma” in modo da occupare il pomeriggio prima dell’arrivo di ulteriori soggetti.

La decisione è accolta con entusiasmo da Daniel (o Daniele, o Danie’ come l’ho chiamato io per 3 giorni per evitare il dubbio) e con pianti disperati, urla di protesta ed infine sommesse lamentele da quel napoletano di Stryx, che non perde occasione di dimostrare al mondo quanto gli abitanti del Meridione siano pigri, lassisti ed improduttivi.

Ci impelaghiamo dunque in un giro comprendente Colosseo – Fori Imperiali – Altare della Patria – Campidoglio – Via del Corso – Fontana di Trevi – Piazza di Spagna, con sosta ristoratrice (e dispendiosa) da San Crispino, nota (e dispendiosa) gelateria della Capitale. Dopo questa irrinunciabile (e dispendiosa) fermata e una breve occhiata a Trinità dei Monti il gruppo si divide. Mentre Lile se ne torna a casa sua per poi ritornare in serata, io, Stryx e INTENSO73, nella nostra avvenenza, ci dirigiamo alla volta di Marconi, ove ci attendono chen- e picions.

È da ricordare che nel pomeriggio di Sabato era prevista una partita di calcetto, ma le defezioni di TEGA (soprannominato ormai “Arrivo” a causa dei suoi messaggi), Yamazaki (passato dall’epiteto di “tanto se ne va” a quello di “mamma non vuole, papà nemmeno / come faremo / a fare all’amor”), scrim (che ha perso un piede tre giorni prima della partita…), P`Lai (che ha fuso il motore del Pandino, R.I.P.), Jako (che come già detto si stava prostituendo) e altri maledetti puzzoni l’hanno resa impossibile. Nonostante ciò la speranza che è l’ultima a morire materializza nelle mani di chen- una busta con completo da calcetto che rimarrà purtroppo inutilizzato.

Mentre ci scambiamo di nuovo saluti, baci, coccole, dita nel naso vicendevoli ed ogni altra sorta di lubriche schifezze fa la sua comparsa Feadin, la concubina di chen-. E fin qui nulla di strano. Di strano c’è invece il suo accompagnatore, un tedesco di Benevento palesemente effeminato e presumibilmente gaio come neanche la scienza di Nietzsche. Intimorito da tanto strabordare di ormoni ambigui Eugenio in un atavico moto di paura tenta di nascondersi dietro di me. E ciò fa comprendere che anche lui in quanto a tendenze omosessuali non scherza…

A questo punto i 5 uomini finora citati (io, Stryx, Intenso, chen- e picions) salgono nella mia stanza in affitto e si danno alla creazione di un clima di allegro momento cameratesco, che inganna il tempo fino alla cena. Fra una interpretazione del “Cristo Morto” del Mantegna, una foto di gruppo e quant’altro si decide anche di fare un simpatico giro di telefonate agli assenti. E nessuno risponde. Nessuno tranne uno… Per un errore di comunicazione fra Valerio e me risponde anzi prima la madre di quest’uno. Come tutti voi lettori avrete intuito questo fantomatico innominato è il sempre troppo poco vituperato e biasimato Lest4t, aka Robertino il sociopatico.

Con questo viscido essere senza alcuna dignità ci intratteniamo telefonicamente per circa un quarto d’ora, saggiando il suo precario stato psicofisico e accorgendoci ancora una volta che è tutta una cazzata e che semplicemente è uno stronzo. Ovviamente tutto questo detto in simpatia (Robe’ t’ammazzo, lo sai no? Ogni movimento di ciccia gelatinosa vicino la tua figura potrei essere io, ricordalo sempre…). Dopo aver lungamente mandato a quel paese quella sboldra di Butterfly^^ che non rispondeva ci siamo infine decisi sul luogo della cena, che vedrete illustrato più in basso da una foto in cui Stryx si compiace per la scelta.

 

Eugenio Omo

 

La trattoria offre un buon pasto in allegria e a prezzo ragionevole. L’allegria prosegue nel tragitto fino al pub. E mentre siamo davanti all’ingresso del Lord Lichfield, tappa fissa di ogni meeting, arriva un SMS agognato ma in cui ormai nessuno sperava più molto: TEGA ci fa sapere che è arrivato. Grida di gioia, giubilo ed esultanze maori si spengono alla notizia che l’owner è sì arrivato a Roma… ma non in un luogo raggiungibile, bensì a Campo dei Fiori. Il Sabato sera.

Prima parentesi: andare a Campo dei Fiori il Sabato notte a Roma è come tentare di arrivare a Gaza durante un’offensiva israeliana, per numero di check point e rischio per l’incolumità personale.

Seconda parentesi: TEGA si è dimostrato l’essere che più al mondo interpreta personalmente la parola “organizzazione”. In pratica vive non alla giornata, ma al momento. “Carpe diem” per lui è un invito alla calma, alla morigeratezza. Lui non coglie l’attimo, lo precede. Male. Gira che ti rigira, fra il nostro sommo scorno, il povero modenese è costretto a mangiare da solo nell’amena località romana in cui si è recato.

Intanto al pub siamo raggiunti da Lile. Fra una presa in giro di Rutger Hauer (una povera neo-laureata che festeggiava al tavolo accanto a noi e che assomigliava in tutto e per tutto all’attore olandese-americano) e un fuoco continuo di pezzetti di carta sparata mediante cerbottana ricava da una cannuccia piena di frappè alla fragola, ci scappa anche una telefonata all’eminenza grigia conosciuta dai più come Perian, che non perde occasione per dimostrarsi uomo di tatto rifiutando di parlare con Valentina e alla fine parlandoci lo stesso in un imbarazzante momento di giovialità. Ma come d’incanto arriva nuovamente il momento di Marcello. Il buon modenese dichiara d’aver preso il Taxi ed essere in dirittura d’arrivo per viale Marconi.

Ci rechiamo ad accoglierlo come si deve, ma per sua fortuna non abbiamo armi. Onde evitare che il poverello non si goda proprio nulla del meeting decidiamo di recarci in un altro pub, dove giustamente la musica ha un volume talmente alto da impedirci ogni forma di comunicazione. Ottimo per gente che si vede una volta l’anno (o nella vita…).

Come è, come non è, la nottata scorre tranquilla e considerata l’esigenza di Stryx di arrivare a prendere l’autobus a Tiburtina alle 7 di mattina ci rechiamo a dormire ad un’ora più consona del solito. Alle 3.15 siamo già a letto. Alle 6.00 siamo già in piedi.

 

Domenica 26 Aprile

 

Per non perderci neanche un minuto della superba presenza di Eugenio si decide con somma gentilezza di accompagnarlo a prendere il pullman per il ritorno ad ore antelucane, fra l’altro scelte senza motivo alcuno visto che dopopranzo è pieno di autobus per Salerno. Ma tant’è che Stryx ha la sindrome della mamma di Yamazaki e quindi con apprensione non si fida delle autolinee e vuole essere a casa il prima possibile. Alle 7.00 arriviamo alla stazione Tiburtina (2 volte in due giorni… e non finirà qui) e salutiamo il metallaro dei poveri che parte su un torpedone carico di calabrolesi, che io non manco di insultare in modo che possano poi prendersela a bordo con Eugenio.

Rimasti soli io ed INTENSO73 optiamo per un secondo giro turistico di Roma, che toccherà San Pietro – Castel Sant’Angelo – Lungotevere – Piazza Navona – San Luigi dei Francesi – Pantheon – Montecitorio – Palazzo Chigi – Quirinale – Fontana di Trevi (per vicinanza alla metro, non perché volessimo fare a tutti i costi il bis) – Piazza Barberini.

Ovviamente nella programmazione del giro avevo completamente dimenticato di mettere in conto che fosse Domenica, e che quindi ogni santissima chiesa fosse occupata dalla Santa Messa che, e non ci avevo mai pensato, impedisce il turismo. Un’altra pecca della maledettissima Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Ci godiamo dunque il colonnato del Bernini da oltre le transenne mentre in piazza si incomincia a radunare la folla per l’Angelus domenicale. Io e Daniel (o Daniele) cogliamo l’occasione per una lunga chiacchierata sui mali della fede, della chiesa, del cristianesimo, dell’informazione italiana e di altro ancora, in un dialogo pregno di contenuti di elevato interesse socioculturale di cui nessuno di voi avrà mai intera trascrizione. Sono quei momenti irripetibili che solo 3 ore di sonno e ore di cammino nelle gambe possono creare.

È ora di colazione e si provvede in un bar su via della Conciliazione ad espletare questo bisogno primario, mediante l’ingestione di orzo e cornetto da parte di Daniele (o Daniel) e di cannolo siciliano da parte mia. Cannolo che sarà poi la base di una ulteriore disquisizione di notevole interesse sul cibo locale, prodromo ad una lunga chiacchierata sullo stesso argomento che si svolgerà il giorno seguente.

La maledizione della Messa ci coglie anche al Pantheon, chiuso al pubblico per la funzione, ma non a San Luigi dei Francesi. La Rivoluzione del 1789 qualcosa di buono ha fatto. La chiesa è aperta e visitabile, se Messa ci deve essere non è detto che per forza bisogna cacciare quei poveri Laici che vogliono ammirare la bellezza dell’arte (in questo caso Caravaggesca). Ricordo polemicamente che il Pantheon è precedente di molto al Cattolicesimo, eppure non s’è potuto visitare perché quattro stronzi credenti volevano seguire la messa. Come se contassero di più delle centinaia di turisti costretti ad osservare il monumento romano dietro le transenne.

Alla fine del lungo giro turistico si fa nuovamente il momento del pranzo, organizzato con solerzia da Feadin da “Bucatino”, famoso locale di cucina romana della Capitale. Avvisiamo TEGA prima di mezzogiorno di farsi trovare alla metro per l’una. La risposta è, neanche a dirlo, “Arrivo”.

All’una non solo non arriva, ma neanche risponde al cellulare…

Ci rechiamo dunque in quattro al ristorante (io, Daniel o Daniele, Valerio e Carlotta) e mangiamo come dei giustiziandi prima di essere appesi al palo più alto. Verso le 14:00 l’owner Marcello ci avvisa del fatto che è sveglio e che mangerà da solo. Di nuovo.

Finito il lautissimo (e alla fine neanche troppo costoso, sebbene dispendioso) pranzo, la gentilissima Feadin, nonostante un mostruoso ritardo per impegni propri, acconsente di accompagnarci al parco Ildefonso Schuster, altro luogo “cult” dei meeting.

Sulle panchine dei prati di San Paolo ci diamo finalmente a quello che ci riesce meglio: l’imitazione dei pensionati con seri problemi fisici. Ed il risultato è perfetto. Nessuno potrebbe dire che siamo tre baldi giovani. Sembriamo in tutto e per tutto tre asfittici vecchiacci immondi. Postura, gas corporei, odore e discorsi sono proprio quelli di un simpatico gruppo di ottantenni. Ma le cose belle non durano per sempre. Come per magia riappare TEGA, naturalmente sottoforma di SMS.

“Arrivo”.

Questa parola incomincia ad essermi familiare…

Dopo una telefonata chiarificatrice si comprende che questa volta “arrivo” significa “Mi hanno detto di andare alla stazione Trastevere e aspettare il 170, attendetemi lì”.

E siccome io sono una persona onesta, gentile, generosa e stupenda sotto ogni punto di vista morale convinco chen- ed INTENSO73 a raggiungere a piedi la fermata del 170.

Ne passa uno.

E di TEGA nessuna traccia.

Ne passano due.

E di TEGA nessuna traccia.

Ne passano tre.

E di TEGA nessuna traccia.

Impegnati nella consumazione al bar in modo da poter stare seduto al tavolino come i pensionati di cui sopra decidiamo dunque di telefonare, per scoprire che TEGA è ancora là, aspettando che passi qualcosa. Gli si consiglia di prendere anche il 766, volendo.

Un quarto d’ora e TEGA arriva.

Dopo una Coca-Cola e un po’ di chiacchiere si riparte per San Paolo.

Qui lo scorno si insinua nelle coscienze di noi poveri quattro bambini pensionati. Tutti, e dico tutti, hanno un pallone. E noi nulla. Centinaia di persone che giocano ad i giochi più disparati, tutti con la palla. E noi nulla. Centinaia di persone che utilizzano palloni. E noi nulla. Persone che usano palloni in modo non convenzionale. E noi nulla. Bambini troppo piccoli anche solo per capire che forma ha un pallone, ma comunque con un pallone in mano.

E noi nulla.

Lo sconforto diventa tristezza e tentiamo il gesto estremo. Il furto del pallone abbandonato.

Il pallone non risulta però abbandonato, ma di proprietà di un padre che lo sta usando come “palo” nella partitella con il figlio.

E a questo punto scopriamo che al mondo esiste ancora la pietà, la carità umana, la bontà. Il padre di famiglia, guardando i nostri occhioni profondi è preso dall’empatia del calciofilo e rinuncia orgogliosamente al “palo” per offrirci con somma solidarietà il modo di ingannare le seguenti due ore.

Due ore che passano nella magnificenza del gioco del pallone, cioè del passarsi la palla in un ideale quadrilatero senza alcun obiettivo reale tranne quello di rendersi ridicoli di fronte al mondo, in questo caso rappresentato da Feadin e Lile sopravvenute nel frattempo.

Una menzione particolare per INTENSO73, che sul prato e con un pallone fra i piedi si scopre sir, baronetto, nobile e altolocato.

[ironia] Come Legolas sulla neve, come un elfo sul terreno impervio, lui libra due centimetri sopra la base terrestre di noi comuni mortali. Movimenti leggiadri, da ballerino esperto, incantano i presenti. E le sue scarpette Prada fanno quello che neanche Maradona poteva fare. Una gioia per gli occhi.

Nonostante tutti abbiano detto “Ma quello vestito da prete chi è?”, “Perché sei venuto vestito da prete?” o “Ma è un prete quello?”. Bifolchi. Non apprezzano la purezza dell’arte. [/ironia]

Finito di giocare a pallone inizia l’Odissea.

Il viaggio.

TEGA, dopo essere finalmente arrivato, vuole ripartire.

La sublime e sempre più gentile Carlotta ci porta tutti quanti (tranne Lile che ci saluta) a Termini, per far prendere a TEGA il treno di ritorno per Modena.

Ma nel tragitto si scopre l’arcano: Marcello non ha la benché minima idea di quale treno prendere, semplicemente spera che ce ne sia uno.

La scoperta non è solo dei presenti, ma anche della povera genitrice di TEGA, che viene presa a male parole dal figlio perché ha osato preoccuparsi del suo stato, visto che è partito da solo per Roma e non sa quando torna. Che madre degenere.

Il figlio esasperato da una telefonata in due giorni decide dunque di rispondere pressappoco così: “Porco zio mamma non devi rompermi i coglioni, quando torno torno, te lo faccio sapere, puttana Eva, lasciami in pace, che cazzo ti devo dire, non so nulla”. Segue spegnimento del telefono.

Momento d’estasi. Yamazaki, impara.

Arriviamo a Termini. Il treno non c’è, se non a notte inoltrata.

Si parte dunque per Tiburtina, terza volta in due giorni.

La notte attorno alla stazione Tiburtina è una meraviglia. Farebbe paura ad Alien e Predator messi assieme nello stesso essere. Quintalate di gente strana. E noi c’eravamo.

Arrivati a Tiburtina si scopre che il treno c’è. Ma è un Intercity, parte due ore dopo e arriva a Bologna alle 3 del mattino seguente. TEGA decide di prenderlo lo stesso.

Inganniamo le due ore mangiando della pizza in una pizzeria al taglio lì vicino. Appena finito torniamo a Tiburtina.

Cerchiamo il binario 19 da dove dovrebbe partire il treno.

Il binario 19 non c’è. Il cartello “Binario 19” indica una porta chiusa e sbarrata, tutti gli altri binari invece sono ottimamente indicati…

Dopo un attimo di ilarità mista ad isteria nervosa, risolviamo l’arcano e troviamo il binario 19.

Dopo mezz’ora (il treno è ovviamente in ritardo) il nostro beneamato owner, capo e bellissimo uomo parte fra una folla di battone ucraine.

Ad oggi, 30 Aprile 2009, non si hanno ancora notizie di TEGA.

Carlotta opta per un ultimo servizio navetta e ci riaccompagna tutti a casa.

 

Lunedì 27 Aprile

 

Ultimo giorno di mitinghe, un EP (Extended Play) che coinvolge solo me ed INTENSO73. O meglio, comprende noi due nel primo pomeriggio.

In mattinata il sottoscritto ha dormito, dormito tanto e profondamente.

Mentre il baronetto-prete girava al Verano ad osservare i monumentali sepolcri romani.

All’ora di pranzo siamo poi andati a mangiare da Ringo, la suddetta pizzeria, ed è partita una lunga e fondamentale per i destini dell’uomo d’oggi discussione sulla cucina, proseguita anche durante il gelato post-prandiale da Ping-Pong e durante il tragitto verso casa.

Anche INTENSO73 è caduto vittima della focaccia coi ciccioli.

Tra una chiacchiera e l’altra semplicemente s’è fatto tardi.

Di corsa verso la metro, di corsa verso Termini. Cinque minuti di commiato straziante di commozione e il Frecciarossa riparte per la Lombardia, trascinandosi con sé i ricordi del probabile ultimo meeting di una serie storica.

Io sbaglio a prendere metro e arrivo all’Anagnina con l’autobus per Sora già partito, ma mi faccio notare mollando una spallata alla porta del mezzo in corsa, impietosendo l’autista che mi apre e mi raccatta, stanco ma felice.

 

Post-scripta

 

Valentina-Lile: c’è sempre quando ci deve essere. Fondamentale ed irrinunciabile. Ma non è una novità.

Valerio-chen-: nonostante tutto (e cioè che è uno stronzo) c’è sempre anche lui. E fa la sua grandissima parte. Un ringraziamento sentito.

Carlotta-Feadin: un amore di donna. Si presta ad ogni nostra scemenza, e ci mette anche del suo offrendoci la sua macchina. E quando la guida lei non devi neanche temere che ti investa…

Eugenio-Stryx: torna da solo, affrontando il viaggio scomodo e gli orari improbi solo per vederci. Ormai rientra a pieno diritto nella lista degli amici e non dei semplici conoscenti. E dispiace molto che ci separino centinaia di chilometri.

Daniel (o Daniele)- INTENSO73: cosa dire. È venuto una volta dopo anni di titubanze ed ha lasciato un segno indelebile. Prometto solennemente che anche se lui non volesse più vederci io farò di tutto per rincontrarlo, a costo di metterci una vita. Vale il discorso di Stryx, anche lui sarebbe un ottimo vicino di casa, auspicabile perfino.

Marcello-TEGA: che dire… commovente. Viaggi scomodissimi, centinaia di chilometri macinati, ore di ritardo, soldi spesi. E tutto per vederci qualche ora. Noi che neanche lo conosciamo bene. Noi che siamo “solo” conoscenti di chat. Encomiabile. Un mito. La dimostrazione di quello che si dovrebbe fare in un canale di chat. Una persona seria. Un amico. Se è ancora vivo. Sperèm.

Articoletto umoristico da "La Stampa"

Un simpatico trafiletto segnalatomi su un forum che mi ha fatto molto ridere. Non posso che inserirlo qua a futura memoria…

Fonte: www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp

MASSIMO GRAMELLINI
Mi rivolgo ai lettori che hanno una conoscenza discreta dell’inglese. Sto cercando di spiegare ad alcuni colleghi di Londra e New York che Berlusconi non ha aumentato le tasse di Sky, ma semmai era stato il governo del compagno Dini, nel 1995, ad abbassarle oltre ogni decenza. E questo perché la tv di Rupert Murdoch, per citare il mio amato premier, «è amica della sinistra». Ma loro non mi capiscono e si mettono a ridere. Dicono che in tutto il mondo i giornali e le tv di Murdoch hanno sempre sostenuto la destra e che lui, Murdoch, è talmente di destra che quando va in auto la corsia di destra gli sembra troppo di sinistra e si sposta direttamente su quella d’emergenza.

Come se non bastasse, sto anche tentando di comunicare ad alcuni colleghi di Berlino che il governo italiano ha complicato fino a strozzarle – e con effetto retroattivo – le procedure che consentivano ai proprietari di casa di detrarre dal fisco la metà delle spese sostenute per doppi vetri e pannelli solari. Purtroppo il livello del mio tedesco è modesto, persino più dell’inglese, e non mi capiscono. O se mi capiscono, non mi credono. Dicono: ma come, da Obama alla Merkel, tutti urlano che la via maestra per uscire dalla crisi saranno gli investimenti ambientali e proprio voi, che avete più sole di chiunque altro in Occidente, boicottate l’energia solare? E giù a ridere come matti. Vi prego, aiutatemi. Vorrei spiegare ai colleghi di Londra, New York e Berlino che le energie pulite vanno tassate perché sono di sinistra, in quanto amiche di Murdoch. Ma mi mancano le parole.

Il discorso che fa V in V for Vendetta (noto fumetto di Alan Moore) è un concentrato di ideologia anarcorivoluzionaria, ma con una bella dose di intelligenza. Insomma non l’anarchia degli adolescenti folgorati dalla voglia di ribellione, nè la stupidissima anarchia di qualche punk deficiente e alcolizzato. Questo è il discorso, messo in bocca ad un personaggio fittizio che gioca ad interpretare dio come se fosse un datore di lavoro, di uno che qualche libro l’ha letto. E capito. Onore ad Alan Moore.

In aggiunta alle immagini di Lloyd fa un effetto decisamente maggiore, chi può e vuole lo compri 😛

Immagino che vi stiate domandando perché vi ho convocati questa sera.
Bé, il fatto è che ultimamente non sono molto soddisfatto delle vostre prestazioni. Vi siete un po’ lasciati andare sul lavoro e, bé temo che ci sia il rischio che vi dobbiamo licenziare.
Oh, lo so, lo so, è da un pezzo che siete con la società. Da quasi… vediamo, da quasi ventimila anni. Come passa il tempo. Sembra solo ieri. Ricordo il giorno in cui foste assunti. Ingenui e nervosi, scendeste dagli alberi stringendo un osso nei pugni pelosi.
"Che cosa devo fare, signore?" domandavate, lamentosi. Ricordo le mie precise parole: "Laggiù c’è una pila di uova di dinosauro" dissi sorridendo paternamente, "Comincia a succhiare, giovanotto".
Ne è passato di tempo da allora, vero? Sì, sì, lo so che non avete mai perso un giorno di lavoro. Siete stati dei dipendenti bravi e fidati. E poi, non crediate che mi scordi delle vostre ottime note personali, né di tutte le ottime cose che avete fatto per la società.
Il fuoco, la ruota, l’agricoltura… un elenco davvero impressionante, vecchio mio, non c’è dubbio.
Però… anche noi abbiamo avuto i nostri problemi, da questo non si scappa. E ora vi dirò da cosa nascono, secondo me, questi problemi. Si tratta della vostra indisponibilità a farvi strada nella società, a farvi carico di responsabilità vere, di essere autonomi. Dio sa che le occasioni non vi sono mancate. Vi abbiamo offerto più di una volta una promozione ma voi avete sempre rifiutato. "Non ce la farei, capo" piagnucolavate, "conosco i miei limiti".
Siamo franchi; questa è cattiva volontà, no?
Riposate da troppo tempo sugli allori, e questo comincia a vedersi sul lavoro. E anche, lasciatemelo dire, in tutto il vostro comportamento.
Sono al corrente dei costanti litigi in fabbrica e anche dei recenti episodi di teppismo in mensa. […]
 Mi dicono che non riuscite ad andare d’accordo col vostro coniuge, che gridate, che litigate, si parla anche di violenza. […]
Insomma, così non va! E se la qualità del lavoro è calata non serve imputarlo alla direzione, anche se bisogna ammettere che la direzione è pessima. Anzi, senza peli sulla lingua, la direzione è inetta. Una serie di pazzi, truffatori e cialtroni ha preso una serie di decisioni catastrofiche, questo è indiscutibile, ma chi li ha eletti? Voi! Voi li avete eletti!
Voi avete permesso loro di decidere per voi!
Sarà anche vero che chiunque può sbagliare ma continuare per secoli a commettere gli stessi errori micidiali mi sembra perverso.
Voi avete incoraggiato questi incompetenti in malafede che hanno portato alla rovina la società.
Voi avete accettato supinamente i loro ordini insensati.
Voi avete permesso loro di riempire la fabbrica di macchinari pericolosi e mai collaudati.
Avreste potuto fermarli. Sarebbe bastato dire "No", siete degli smidollati, non avete orgoglio. Non siete più utili alla società. […]
Questo è tutto. Potete tornare al lavoro. I programmi normali riprenderanno al più presto.

Grasse risate

Commento estemporaneo ad una frase di un articolo che mi è capitato di leggere sull’ "Espresso" di questa settimana. Nell’articolo dedicato alla situazione politica nello stretto compare in grassetto, vicino ad una foto, la presunta dichiarazione di Enrico Letta, una delle menti principali del Partito democratico, che direbbe "Se Casini va con Berlusconi il PD è finito".
Ora… a me ‘sta cosa fa tanto ridere.
Mi chiedo dove sia stato Letta in questi ultimi anni, giusto tre lustri per non esagerare. Casini con Berlusconi! E chi mai poteva immaginarselo?!?! No, dico… CHE SORPRESA. Come si può mai pensare che Pierferdinardo "Io C’entro" Casini possa mai associarsi con Berlusconi. E’ una cosa chiaramente fuori dal mondo. Sono stati nella stessa coalizione solo dal 1993 al 2007. Chi mai avrebbe potuto immaginare che i due potessero avere qualcosa da spartire in ambito politico? Non so se si è capita l’ironia.
Che l’idea di Casini di presentarsi solitario alle ultime elezioni fosse un esperimento credo l’abbiamo scritto tutti i giornali della penisola, probabilmente forse anche Letta se n’è accorto, ma a giudicare dalle dichiarazioni sopra riportate non si sa mai…
Casini cercava "il botto", pensando "se mi va bene prendo il 10% e divento l’ago della bilancia, se mi va male torno a casuccia mia, da papà Silvio che m’ha trattato sempre bene". Il botto non l’ha fatto (o meglio la debacle della sinistra ha impedito che lui contasse qualcosa) e quindi ora da brava pecorella torna all’ovile.
E fin qui nulla di strano. Tranne che per Letta, che poverino proprio non se l’aspettava. Lo immagino la mattina tutto estasiato di fronte all’alba a meravigliarsi perchè "dopo il buio è tornata la luce… UAU".
La parte eccezionale arriva dopo. Innanzitutto quando dichiara che il PD sarebbe finito senza Casini. A me sembrava che negli ultimi anni circa la metà degli italiani avesse votato Berlusca e il suo carrozzone (comprensivo di Pierferdi) e l’altra metà i vari Ulivi, Unioni, Progressisti e altre sigle varie. Addirittura in due casi un certo Romano Prodi (sempre sia lodato) aveva anche battuto l’allegra combriccola di idioti centro-destrorsi. E ora invece? Ora, col potentissimo Partito Democratico, nuova realtà, acclamato dalle folle, che finalmente ha rotto con la tradizione, che guarda al futuro etc etc… senza UDC si perde. Cioè non solo questo partito non riesce a fare gli stessi risultati delle coalizioni precedenti, ma va anche decisamente peggio. Bello, molto bello. E qual è la soluzione secondo Letta? A giudicare dallo stesso articolo dell’ "Espresso" la panacea sarebbe "trovare immediatamente convergenze con l’UDC". EVVAI!
Allora non era un’impressione. Letta non vuole proprio crederci che Casini sia di centrodestra. O forse lo sto sottovalutando. Letta sa benissimo che Casini non è di sinistra, ma semplicemente neanche il PD lo è. O ancora meglio: non aspira ad esserlo. Dialogo di qui, dialogo di là, slogan, fasi fatte, idee poco più che zero e che arrivano sempre dai soliti "tecnici" di partito (che purtroppo non si fila nessuno) servivano a farci capire questo. Il Partito Democratico non è di sinistra. Ma non "comunista" o "bolscevico", men che meno socialista, socialdemocratico o social-liberale… non è proprio di sinistra. A livello dei democratici americani, meno dei laburisti inglesi. Sono proprio felice di averlo capito, grazie Enrico!

P.s.=spero proprio che le convergenze con Casini non si trovino. Già il PD così è tutto tranne che laico, immagino "convergendo" cosa potrebbe succedere. Brrr, che paura. Meglio non pensarci. Di buono c’è che a sinistra del partito veltroniano stanno ancora peggio, oltre la soglia del ridicolo. E a differenza degli ex ulivisti loro sono felici nella loro deficiente beatitudine.

‘mazza che roba potente.

Altra piccola (mwahahahahah) recensione, sempre fatta per http://t-class.niceboard.net/

Sono di ritorno dalla seconda nottata musicale di quest’estate. Questa volta è toccato al Colfelice Blues Festiva, nel minuscolo comune di Colfelice (FR) ( http://it.wikipedia.org/wiki/Colfelice ). Questo mini-festival (due serate, quest’anno) ha il pregio di essere ben collegato con alcuni circuiti maggiori, ad esempio il Pistoia Blues Festival, e di riuscire di conseguenza, anche al patrocinio degli enti locali compresa la regione, ad attirare artisti di grosso calibro. A prezzo stracciato, se non gratuitamente come nel caso delle due serate di quest’anno.
Un ulteriore pregio è la scarsa attinenza della denominazione con il reale contenuto della manifestazione: il "blues" infatti trae molto in inganno, in quanto in realtà nelle sue 8 edizioni è stato il rock (inteso sui generis) a farla da padrone. E non è affatto un male, soprattutto quest’anno in cui l’organizzazione, almeno nella giornata di oggi, si è dedicata al progressive, il mio genere preferito Razz.

Doppio concerto con i Moonlight Comedy www.moonlightcomedy.com/ a fare da spalla ai più blasonati componenti della David Cross Band http://it.wikipedia.org/wiki/David_Cross_(musicista) , due gruppi diversissimi per età, attitudine e target, ma che ben si sono sposati durante la serata.

La serata si è aperta con un lunghissimo sound check dei Moonlight Comedy, band progressive-metal locale, formata da giovani, ma già relativamente affermati, musicisti. La loro fama varca i confini locali, e i loro album sono distribuiti anche all’estero, terreno migliore per un genere che in Italia non trova grandissimo seguito.
Finito finalmente di accordare gli strumenti e trovare le giuste impostazioni questi ragazzi hanno incominciato a suonare davanti ad un pubblico più che eterogeneo, comprendente tutte le fasce d’età, sociali e "musicali". Bisogna dire che questo è il bello e il brutto degli show nei piccoli paesi, la folla che si forma di solito comprende pochi appassionati e tanti curiosi, attirati dal passaparola o dalla semplice riunione di "tanta" gente in un unico posto. Comunque dopo pochi minuti gran parte dei discotecari, degli anziani e delle famiglie è magicamente scomparso dal luogo, fuggendo disperata davanti ad una performance che probabilmente è troppo fuori dagli schemi "normali" di accettabilità.
Intendiamoci, i Moonlight Comedy si sono presentati con un garbo, una simpatia e un’umiltà rari nel mondo del metal, ma il genere è quello che è e non tutte le orecchie possono reggere.
La loro esibizione è stata comunque degna di nota: pur essendo alle prime armi i M.C. hanno dimostrato tecnica e capacità compositive da vendere, proponendo brani di un certo rilievo, decisamente fuori dal clichè del genere, risultando abbastanza originali, cosa più unica che rara già nell’ambito progressive moderno, figuriamoci nella nicchia del progressive metal. Ottimi gli effetti sonori della tastiera (quasi nel campo della sperimentazione), grande sezione ritmica sia dal punto di vista tecnico che da quello del "punch", di buon livello il cantato. L’impatto con i rimasti è stato dei migliori, anche con chi non apprezzava il genere più di tanto, data una certa sobrietà nel trattare una musica che di solito non è famosa per lasciare fiato o spazi liberi nel cerebro di chi la ascolta. Una sorpresa positiva, anche se con qualche limite (sono pur sempre alla prime armi…). Il chitarrista, nonostante le lodi sperticate nelle recensioni sui siti, non mi è sembrato particolarmente ispirato. Molto effetto "doom", tanta chitarra ritmica, accordi e plettrate, ma il tutto sembrava molto "inquadrato". Non c’è stato un assolo degno di questo nome e anche la velocità di esecuzione, per il genere, mi è parsa un pò bassa. In più la ritmica è stata data per tutta la serata con un registro a mio parere troppo basso, che incupiva il risultato finale e soprattutto privava la band di uno strumento solista oltre le tastiere, che già di loro erano tutt’altro che melodiche. Insomma una chitarra un pò deludente, anche se senza errori di sorta. Magari l’effetto voluto era proprio quello realizzato confused .
Alla fine dei (pochi) brani suonati i Moonlight Comedy hanno lasciato comunque una positivissima impressione, soprattutto per aver evitato di collassare le orecchie dei presenti con un volume troppo alto.
Cosa che invece, a sorpresa, hanno fatto i componenti della David Cross Band.

David Cross, ex componente dei King Crimson, 60enne allampanato a capo di un gruppo con un’età media abbastanza spostata in avanti (solo il tastierista ha meno di 40 anni), era il piatto forte della serata, ma nessuno si aspettava COSI’ forte Twisted Evil.
Già da subito, appena saliti sul palco, si è capito che al gruppo non mancava assolutamente l’energia, e che anzi i vecchiardi Laughing ci davano dentro come pistoni di un motore di F1. Il progressive metal di qualche minuto prima, pur poderoso, è stato sonoramente (è il caso di direlo) spodestato nelle orecchie della gente dalla massa di suono proveniente dagli strumenti di Cross e compagni. Incredibile veramente quanto volume sono riusciti a toccare nel corso del concerto, e con quale pienezza di suono poi. Nonostante, c’è da dirlo, un service scadente non tanto nella strumentazione quanto nell’addetto al mixer, che ha lasciato spesso e volentieri spazio alla distorsione pura, che con la voce ha creato qualche cacofonia non voluta e molto fastidiosa, risolta solo a metà concerto.
Cross ha proposto un repertorio diviso fra vecchi e nuovi brani della sua produzione da solista e vecchi successi dei King Crimson. Nonostante Wikipedia dica che il violinista si sentisse schiacciato nella pressa degli strumentisti del Re Cremisi questa sera sicuramente i vecchi brani degli "inventori del prog" sono risultati quelli più "delicati" e melodici, in cui il violino elettrico (suonato più che magistralmente) poteva risultare predominante. Nei brani del repertorio personale di David Cross invece la forza dirompente del gruppo, pur non mettendo in secondo piano nessuno strumento, di sicuro non ne esaltava nessuno in particolare, tranne la chitarra che è venuta fuori come in un concerto Hard Rock. Ed è questa la principale impressione che ha destato in me questo gruppo. Un gruppo totalmente progressive, con tutti i crismi e le caratteristiche del genere portate all’ennesimo livello, con però un’attitudine hard rock, quasi heavy metal, del chitarrista Paul Clark, veramente strabordante.
Singolarmente ogni musicista ha dimostrato capacità stratosferiche col proprio strumento, nell’alternarsi dei vari brani: il giovane tastierista, l’unico a volte un pò in disparte, ha creato un ottimo "mood" tramite una costante riproposizione di toni rubati a mellotron e hammond d’annata, e a una buona quantità di effetti, mai invasivi; batterista e bassista hanno pistato come bestie feroci per tutta la durata dello show. Incredibile la loro capacità di non fermarsi un attimo, a ritmi forsennati e mai una volta semplici. Tempi dispari e pari si sono alternati senza soluzione di continuità ad una velocità folle, anche maggiore di quello che il genere prescrive. Non mi sembra esagerato parlare di momenti di puro "metal". Il bassista poi ha fatto vedere un eclettismo non da tutti, districandosi in maniera eccezionale sia nell’accompagnamento ritmico, sia nella melodia, sia negli assoli, sia nell’eterogeneità dei suoni proposti, che sono arrivati anche a proporre momenti "funky" con il basso a 6 corde suonato in "slap" per lunghi lassi di tempo e momenti "heavy" realizzati tramite "tapping"; ottimo il cantante, capace di passare da toni bassi e caldi ad acuti prolungati sui ritornelli, questa sì una eccezione rispetto alla norma che vuole purtroppo cantanti non sempre all’altezza nell’ambito progressive; Eccelso anche il violinista la cui band porta il nome, soprattutto nella capacità di dirigere il resto della band, con attacchi e rilasci sempre perfertti, e con momenti oltre il limite del virtuosismo, soprattutto durante le cover dei King Crimson. Spettacolare il violino è risultato durante Exiles (una melodia talmente bella che in Italia è stata saccheggiata da Pino Daniele Embarassed nella sua "Donna Cuncetta"), Starless e una 21th Century Schizoid Man allungata anche rispetto al già corposo brano originale; ma come già detto a stupire tutti è stato il chitarrista, un vero portento, praticamente inesauribile e dall’appeal del tutto heavy metal. Gambe divaricate, posizione "aggressiva", capelli lunghissimi, headbanging su ogni assolo hanno solo rincarato la dose, aggiungendo oltre alla sostanza anche l’apparenza. Ma è la sostanza quella che rimane degna di maggior nota: una velocità di esecuzione indescrivibile, milioni di note sputate ogni secondo da una chitarra che sembrava sull’orlo di fumare per l’attrito da un momento all’altro. E non solo velocità, ma anche tecnica compositiva, con assoli eseguiti in maniera mai troppo prolungata e mai fuori "tema", con un continuo suonare che non è apparso mai fine a se stesso, anzi perfettamente in linea con quanto suonato dai compagni, un incastro perfetto che non faceva sentire la mancanza di nulla nel muro del suono che si creava. A dirla tutta questi "vecchietti" hanno dimostrato di avere tanto da insegnare alla loro "spalla" che li aveva preceduti, soprattutto su come legare bene l’insieme e su come cambiare una miriade di tempi nello stesso brano senza mai perdere il medesimo "mood".
Veramente una gran cosa. Shocked
Lacrimoni nel bis Crying or Very sad con una inaspettata 21th Century Schizoid Man cheers , brano di un disco precendente all’ingresso di David Cross nei King Crimson, ma magistralmente eseguita dal violinista, che ha sostituito un personale assolo e un duetto con la chitarra alla jam free-jazz /rumoristica presente invece nella versione generale.

Sono passate più di due ore dalla fine del concerto, e ancora mi fischiano le orecchie. Che botta. geek