AtinaJazz ’08, mica male…

Piccola (???) cronaca scritta per il forum http://t-class.niceboard.net

Ieri sera ho avuto l’ottima idea di andare a vedere la serata conclusiva della XXIIIesima edizione di Atinajazz, una manifestazione dedicata al jazz nel vicino piccolo comune di Atina http://it.wikipedia.org/wiki/Atina
Nonostante il prezzo relativamente altino (20 euro) per i concerti estivi, soprattutto nei dintorni (l’anno scorso ho visto Billy Cobham http://it.wikipedia.org/wiki/Billy_Cobham per 5 euro, per esempio) devo dire che la prestazione dei protagonisti è stata esaltante.

Ha aperto la serata il trio formato da Gianluca Petrella (Trombone), Antonello Salis (Tastiere) e Bobby Previte (Batteria), suonando pezzi (o per meglio dire suonando e basta, visto che non hanno avuto soluzione di continuità per un’ora, nessuna pausa fra un brano e l’altro) tratti dal loro album "Big Guns" (che mi appresterò a comprare).
Il trio, ieri spalla del più famoso "headliner" della serata, è stato a dir poco stupefacente.
Il pubblico di ieri infatti era formato da pochi appassionati e da molti curiosi attirati dalla recente fama (soprattutto televisiva) di Stefano Bollani e il genere trattato da Petrella non era propriamente alla portata di tutti, in quanto quasi tutto orientato al Free-Jazz sperimentale, inframezzato da (poca) fusion .
Nonostante ciò la loro performance ha stregato tutta la piazza. Per un’ora non si è sentita volare una mosca, dopo i primi 5 minuti di "adattamento" anche le macchine fotografiche si sono magicamente fermate (anche io ho completamente dimenticato di fare qualche foto  ). Musica allo stato puro, ipnotica, coinvolgente, profondamente sentita e perfettamente suonata ha tenuto bloccato un migliaio di persone in una sorta di trance, e sinceramente ne sono rimasto folgorato.
Il genere non è assolutamente facile, quasi sempre lo reputo troppo ostico da ascoltare, per lo meno sotto forma di cd. Ma dal vivo questi tre artisti hanno tirato fuori qualcosa di sublime.
Antonello Salis in una veste a metà fra lo Zawinul solista e Jan Hammer ha tirato fuori dalla tastiera qualsiasi cosa. Eseguiva le partiture di basso, l’accompagnamento in stile "chitarristico", le melodie pianistiche e soprattutto una serie infinita e azzeccata di feedback, rumori, effetti sonori e cacofonie perfettamente in linea con il resto dell’ensemble, tanto da risultare non solo adatte, ma anche più che piacevoli  .
Gianluca Petrella, giovane promessa del jazz italiano, si è invece dedicato al Trombone, suonandolo magistralmente, senza un attimo di respiro. Melodie intense, ritmo forsennato e aggressività di stampo rock, tutto da un ottone neanche tanto utilizzato al di fuori di orchestre e come strumento solista. Il tono caldo dello strumento si inseriva a meraviglia nella "freddezza" dell’accompagnamento delle tastiere. Interessantissima la sua capacità di "dirigere" gli altri due compagni nella melodia e nell’improvvisazione, sia nel volume che nel vero e proprio indirizzo musicale, con temi e tempi mai banali o ruffiani. In più Petrella si è poi dedicato anche ad un brano (o meglio un pezzo di performance) eseguito con il Theremin (strumento elettronico di solito usato nei film di fantascienza come colonna sonora, ma nato in origine per la musica classica), assolutamente eccezionale, data anche la notoria difficoltà nell’utilizzo di questo misconosciuto strumento.
Bobby Previte, l’americano del Trio, è stato decisamente il più "Rock Oriented", eccezionalmente coinvolgente e, per me che sono un patito della ritmica, indimenticabile. Tecnicamente anche sopra la perfezione, ha scandito il tempo meglio di un metronomo, pur non perdendo nulla nel feeling con la musica. Precisione e pulizia non gli hanno evitato di suonare "duro", di pestare come un batterista hard-rock. Quasi mai ha impugnato le spazzole e anzi per qualche minuto si è anche dimostrato bravo ad usare le mazze da timpano, ancora più potenti e che hanno creato un suono talmente "pieno" e bello che mi sono quasi commosso .
Insomma è stato qualcosa di più che "musica", quel qualcosa di più che neanche il più perfetto degli impianti di registrazione e riproduzione può interamente cogliere.
Dopo quest’ora di esibizione quasi nessuno credeva che fossero solo "una spalla" e che ancora il concerto clou dovesse arrivare 

Concerto clou che non è stato da meno, per bellezza. Meno coinvolgente (nel totale, parzialmente è arrivato a livelli simili), ma anche più "leggero", "spensierato" e "easy listening", nonostante l’incredibile capacità tecnica dei protagonisti.
Bollani è assurto agli onori della cronaca come uno dei migliori pianisti jazz d’Europa, se non del mondo, raccattando premi e riconoscimenti in ogni dove, ma soprattutto grazie alle apparizioni televisive con Arbore, dove ha dimostrato una verve non comune di showman.
E ieri sera non è stato inferiore alla sua fama. In una formazione di 8 elementi (Piano, Contrabasso, Chitarra Acustica, 2 Sax, Clarinetto, Percussioni, Batteria) l’ensemble ha presentato il disco "Carioca", dedicato interamente alla musica popolare brasiliana, versante "misconosciuto". Niente grandi classici, ma una ricerca delle basi popolari della musica. Io non apprezzo molto le melodie sudamericane, anzi ammetto di trovarle spesso fastidiose  , eccessivamente melense e lente. Ma mi sono dovuto ricredere. Bollani infatti ha un gusto tutto particolare per il jazz, riesce a renderlo molto molto popolare, ma soprattutto ha delle eccellenti capacità tecniche che gli permettono una velocità di esecuzione così estrema da vivacizzare molti i brani che suona.
Nonostante quindi il repertorio fosse poco "mainstream" (a parte il popolare "Tico Tico", riarrangiato in maniera sovraccarica e suonato alla velocità della luce) e il genere non fosse prettamente di mio gusto, devo dire che sono rimasto eccezionalmente soddisfatto del concerto.
Sezione ritmica con contrabasso e batteria semplice e discreta, a lasciare spazio alle percussioni, suonate con il solito virtuosismo che il genere richiede, ha fatto da tappeto sonoro ai vari strumenti, spesso in posizione di solisti. Bollani non ha smesso un attimo di battere sui tasti del pianoforte (a mezza coda, niente tastiere), discretissimo in accompagnamento, straripante negli assoli. Ma anche gli altri strumentisti hanno dimostrato grandi capacità. Il chitarrista benchè fosse un pò "freddino" non ha sbagliato una nota o un tempo, nonostante degli assoli di notevole durata. Ma la parte del leone (dopo il pianoforte, ovviamente) l’hanno fatta i fiati. I sassofoni e il clarinetto si sono districati benissimo nei momenti comuni e hanno dato il meglio nelle parti soliste, soprattutto Ze Nogueira al sax che oltre agli assoli si è anche concesso un intero brano, suonato in penombra, illuminato da dietro da una luce blu soffusa, in piedi che ha regalato un momento di gran pathos a noi pubblico fortunato.   (ma qualcuno più che raggiante a questo punto sembrava più  )

Oltre a tutto questo, va aggiunto che fra un brano e l’altro Bollani e compagnia bella hanno inscenato delle brevi ma intensissime scenette cabarettistiche, che più che strappare sorrisi hanno provocato sonore risate di cuore, degne del miglior comico  .

Insomma, veramente una bella serata di musica.

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